Franco Battiato, l’antimoderno

di Redazione
26 Ottobre 2016

Su Franco Battiato si è detto e scritto di tutto, in molti si sono cimentati nelle analisi e le interpretazioni dei suoi testi (scritti quasi sempre a quattro mani con il defunto Sgalambro) traendone conclusioni filosofiche e sociologiche, quando poi si vuole dare un significato politico, o nello specifico di filosofia politica, ci si perde nelle pubbliche dichiarazioni di Battiato e lo si bolla come anti-politico o persino di sinistra di stampo vendoliano. Analizzando invece alcuni dei suoi testi si possono trovare molti spunti che lo possono inquadrare nella filosofia antimoderna e antiborghese. Quella sinistra che spesso ne rivendica la figura va in antitesi con il messaggio di molti dei suoi testi: il rifiuto del progresso e la deriva della società occidentale. Quest’avversione contro il progresso la si scorge nel testo della canzone “Up Patriots to Arms” dove lamenta l’insistente presenza di quegli elementi futili che denaturalizzano il contenuto e l’essenza della musica stessa (“…e non è colpa mia se esistono spettacoli con fumi e raggi laser…se le panchine sono piene di scemi che si muovono…”). Ma la canzone non si ferma a questo e deride il modello del “sessantottino” o del finto rivoluzionario con versi come “le barricate in piazza/le fai per conto della borghesia/che crea falsi miti di progresso…” o “…alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena potete stare a galla” dove viene appunto messa in evidenza la vuotezza del messaggio politico di individui manovrati dal sistema che essi pretendono di combattere. Il radical chic figlio del ’68 con le sue pretese intellettuali viene preso di mira anche in altre canzoni prendendo come bersaglio questa ricerca esasperata di essere alternativo rispetto alla massa  (“non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese. Neanche la nera africana…”). Altre canzoni invece richiamano ai costumi e alle tradizioni popolari, dallo “strapaese” alle suggestive atmosfere orientali che si contrappongono ad una visione di occidente decaduto e corrotto dall’americanismo contro il quale più volte si scaglia in maniera sibillina ed è in questo mondo quasi scomparso che si rifugia contro la modernità. In un’altra delle canzoni di Franco Battiato “l’Esodo” egli descrive l’avvicinarsi di una catastrofe provocata proprio dal progresso (“prima che la terza rivoluzione industriale provochi l’ultima grande esplosione nucleare..”) e il conseguente esodo dei giovani che si deve contrapporre “all’imperialismo degli invasori russi” e al “colonialismo di inglesi e americani”. Ciò che fa di Battiato un’artista fuori dal comune è un ermetismo che a tratti può sembrare senza senso ma che ascoltato con più attenzione ci comunica un messaggio non conforme e fuori dal coro. Contro il trambusto del mondo moderno ci rifugiamo nel nostro centro di gravità permanente.

Antonio Pellegrino