Il compito del Conservatore: tracciare la via d’uscita in tempi di crisi

di Redazione
29 Dicembre 2016

In un momento di profonda crisi, che è evidentemente prima culturale che politico-istituzionale, è necessario chiedersi chi siano gli schieramenti sul campo: conservatori e progressisti? Conservare cosa o progredire verso cosa? Le risposte sembrerebbero banali: conservare il modello presente o progredire verso un mondo migliore di maggiori diritti civili, libertà e democrazia.

In realtà è pienamente evidente che un conservatore non possa sempre limitarsi a conservare lo stato presente delle cose perché profondamente lontano dalle idee che dominano la società, non a caso frutto di lunghi decenni di battaglie e vittorie della propaganda progressista latamente intesa (liberali, radicali e socialisti).

Proprio in questo senso bisognerebbe iniziare a chiedersi: ma allora cosa vuol dire conservatore? Associando il conservatorismo alla destra, in Europa potremmo dire che la destra è in notevole vantaggio, basti pensare alla Merkel, a Rampuy, Junker, Rutte ecc. Ora, in effetti questi soggetti fanno parte della tradizione germanica, protestante e capitalista, quindi benché breve ed ovvia, fatto sta che imperversa quella associazione che ebbe molto successo grazie al binomio Thatcher-Reagan: conservatorismo liberista.

Mi permetto di pensare che questa sfumatura non fosse così culturalmente fortunata, che almeno vada ripensata e che oggi serva un nuovo pensiero ripreso, come vuole la filosofia conservatrice, dal passato: perché qui il vero problema è che questa interpretazione della destra finisce per buttare il conservatorismo in quella dicotomia marxismo/liberalismo propria dei tempi moderni; due facce della stessa medaglia in cui l’uomo è economico, solo merce da lavoro e si pretende di usare la forza per decidere chi sfrutta chi (quando non lo uccide proprio).

Il conservatorismo invece dovrebbe ripensare ai vecchi modelli in cui la spiritualità, poi la cultura venivano prima, poi la politica col diritto e poi l’economia. L’economia non era certo il primo punto, nel mondo antico ci si svegliava col timor dei, mica col timor dell’andamento del mercato. L’economia, come il diritto, ha un ruolo fondamentale nella società, ma non certo il primo posto, se no si riduce l’uomo ad un semplice efficiente dell’economia, e tutta la storia alla riflessione marxista materialista, oppure a quella liberale in cui l’uomo sta al centro del mondo e man mano emancipandosi da tutto (in primis Dio), diventa schiavo della materia grazie alla capacità del capitalista di soddisfargli ogni esigenza per denaro: la rivoluzione se può eliminare lo sfruttamento, invece non riporta l’uomo nella sua dimensione umana.

D’altronde, come diceva anche René Guenon, la società tradizionale era rigidamente strutturata: la classe sacerdotale in cima, perché conosceva i principi primi immutabili, la classe mercantile in fondo, perché occupati da valori terreni, e molte culture hanno sempre impedito alla nobiltà e al clero di maneggiare denaro proprio consci del pericolo.

È ovvio che pretendere di tornare indietro di secoli, per quanto affascinante possa essere, come da reazionari, sia piuttosto impensabile, ma la storia vive anche di cicli, ed è compito dei conservatori mostrare alla comunità come sta riducendosi in nome di un progresso che vede sempre un domani utopico e dimentica il passato se non le fa comodo, per terminare questo ciclo di crisi come ne finirono altri.

La crisi spirituale determina indifferenza culturale, che porta alla crisi della cultura stessa, che esce così dalla politica (stessa sorte), arrivando infine ad un dominio economico e giuridico che si pretende oggettivo e invece è determinato da agenti soggettivi e quindi fallibili, come l’UE dimostra.

Insomma il conservatorismo dovrebbe chiedersi intanto che rapporti darsi con la destra, cioè quale destra c’è: al di là delle culture politiche nazionali, che le destre liberali nord europee, più popolari, o populiste, o radicali. Nel merito del populismo si potrebbe dire che oggi sicuramente certi partiti cd. populisti o di estrema destra abbiano il comune nemico del globalismo progressista, ma il conservatorismo ambisce a ben di più: riaggiustare la società sulla base del progetto naturale e divino che i conservatori ritengono non fonte di ingiustizie, ma naturale modo di allocazione delle risorse umane e di pieno sviluppo dell’individualità della persona.

Infatti i liberali si sono per lo più appropriati della parola libertà, ma riducendola ad un’accezione individuale, nonché in primis negativa rispetto il potere politico, mentre sul fronte conservatore la si potrebbe riespandere; egualmente i marxisti si sono appropriati della lotta contro il capitalismo che, ricordiamo, fu il primo avversario dichiarato dell’Ancien Régime: dando valore al denaro e alla libertà personale di fronte a Dio e al Re; ovviamente la critica al capitale che ne risulta, come precedentemente, detto è diversa.

Questo simultaneo rifiuto per il liberalismo e il comunismo ha portato le due dittature principali del ‘900 in Europa ad essere associate al conservatorismo, cosa che se in parte è vera (e infatti molti intellettuali conservatori appoggiarono), dall’altra mostrarono anche deviazioni moderne come ad esempio un eccessivo ruolo allo Stato che finisce per anteporre questo alla comunità (e altrettanti conservatori si allontanarono).

Senza stilare un programma di partito ci si può focalizzare su questi e altri punti

  • Una maggiore attenzione sul valore sacrale della vita, contro tutte le tentazioni al giorno d’oggi (quali il consumismo) e una rifondazione di valori che ri-legano la comunità;

  • Una seria promozione del patrimonio culturale italiano: da quello umanistico a quello enogastronomico;

  • Incentivazione al ritorno a quella piccola, ma estremamente raffinata, produzione artigianale che per secoli ha contraddistinto gli italiani dal resto d’Europa (e del mondo);

  • Una riforma della scuola (e magari anche dell’università) vera che cerchi di far crescere gli studenti intellettualmente, allenandoli a pensare e ragionare anziché limitarsi a imparare a memoria;

  • Riforme in campo familiare, primo nucleo sociale dell’individuo, può sembrare scontato ma evidentemente se la campagna del Ministro della salute (per quanto criticabile nelle forme) ha riscosso tante lamentele è perché in realtà molte donne vedono i figli come un peso e anche se avessero l’opportunità preferirebbero comunque dedicare energie alla propria carriera professionale;

  • A livello economico sfruttare le molteplici visioni conservatrici: ammettere si la libertà di iniziativa privata, temperandola con la giustizia sociale in nome del rapporto organico tra lavoro e capitale come in tutta la società;

  • In campo internazionale è giusta la promozione di rapporti amichevoli con la Russia che sembra l’ultimo grande paese europeo che stia preservando la propria identità, nonostante sia fortemente multietnico e la religione musulmana rappresenti la seconda religione, dimostrando come sia possibile convivere pacificamente;

  • Una seria discussione sui rapporti con l’UE, perché l’identità europea era uno dei cavalli di battaglia della destra italiana e oggi potrebbe essere validamente spendibile come tema di confronto per non lasciare che i liberisti possano fare populismo e terrorismo sugli scettici e contemporaneamente cercare di saldare in maniera più formale i legami con gli altri partiti europei e dare una concreta alternativa a questo progetto fallimentare.

Giulio M. Sibona