Alain de Benoist: per un superamento della dicotomia Sinistra/Destra
14 Marzo 2017
Il ruolo dell’intellettuale è quello di interpretare le contraddizioni chiave del proprio tempo. Esso ha la capacità di sentirne l’essenza col cuore oltre che con la mente. Nel nuovo secolo e all’alba del terzo millennio i dualismi e le dicotomie si sono moltiplicati da un lato ma ridotti all’essenziale dall’altro. La lotta per le idee si arricchisce di tutte le tradizioni migliori della cultura europea, mentre la lotta di classe si riduce a un pugno di speculatori che soggiogano i popoli. In questo quadro la figura di Alain de Benoist è di primo piano, egli – come altri interessanti pensatori – è in grado di rompere schematismi obsoleti e di cogliere i nodi fondamentali dai quali articolare un discorso “rivoluzionario”. Il suo excursus passa da militante delle formazioni della destra radicale negli anni ’60-’70, a intellettuale di primo piano di quella corrente di pensiero definita Nouvelle Droite. Successivamente la definizione di “destra” verrà a cadere per entrare in quei movimenti filosofico-politici che propongono il superamento della dicotomia sinistra/destra, e che hanno nel filosofo “comunitarista” Costanzo Preve un’altra figura di spicco ma che viceversa viene dalla sinistra.
In Alain de Benoist vi è una critica radicale del liberalismo e della società odierna in generale, definendone l’origine prima nell’avvento del cristianesimo e poi nella Rivoluzione Francese. La sua capacità di andare a scovare le radici che hanno generato il sistema attuale sono legate alla sua Weltanschauung evoliana riformulata, che sostiene il primato dell’idea sulla materia, della persona sull’individuo, della politica sull’economia. Riguardo l’organizzazione politico-sociale egli riafferma la distinzione di Tonnies tra Gemeinschaft e Gesellschaft (Comunità e Società), mentre le prime sono basate su rapporti personali, valori e tradizioni, nelle seconde i rapporti sono formali e basati sull’utile. Le prime sono forme concettualmente risalenti a prima del capitalismo, le seconde giungono con la sua affermazione e con quella del suo collante politico-ideologico: il liberalismo. La rielaborazione di questi concetti porta de Benoist ad immaginare la soluzione politica delle Comunità Oliste. Essa si articola sul fulcro dell’idea di “Bene Comune” intorno al quale sviluppare le attività economiche, politiche, scientifiche e artistico-culturali. Un concetto, quello di “Bene Comune”, che richiama molto le idee di una certa sinistra radicale e no-global, ma apportando una sostanza di valori e visioni storicamente di destra.
Molto lucide inoltre sono le analisi che de Benoist fa di fenomeni contemporanei come i movimenti cosiddetti populisti. Egli ha una certa bravura sia ad individuare la carica positiva dei suddetti movimenti, sia a non sbilanciarsi troppo – sull’onda di un certo entusiasmo – ad appoggiare in modo diretto i partiti che ne sono espressione. Il suo occhio è di chi vuole capire il fenomeno storico che il sistema di potere – con la sua azione principale nel mainstream mediatico – definisce in chiave dispregiativa “populista”. In questo quadro egli guida il movimento di intellettuali detto Nouvelle Ecole che fornisce un sostegno culturale a movimenti e partiti che genuinamente e a vario grado si oppongono al dominio bancario e tecnocratico (Front National, Movimento 5 Stelle, PODEMOS ecc.).
Molto precisa è inoltre la sua disanima sulla teoria del Gender tanto decantata dall’alleanza destra del denaro/sinistra dei diritti. A riguardo de Benoist effettua importanti distinzioni tra sessualità biologica e sessualità interiore, tra sessualità complessiva e pratiche sessuali. Pur sulla base di questa distinzione, egli evidenzia i reali legami gerarchici che esistono tra l’omosessuale o il tipo ermafrodito col proprio sesso di riferimento. Oltre a ciò egli esamina il fattore imprescindibile che sostanzia il Gender ovvero il miscelare tutta questa diversità in un unicum annullante e indistinto, da presentare come il “normale” e in virtù del quale rieducare la sessualità delle nuove generazioni. Con questo e al fine di una maggiore sfruttabilità lavorativa, il potere finanziario sviluppa il suo capolavoro totalitario. Esso sancisce il trionfo dell’androgino, la passione per l’identico e non per il differente, e la perdita persino della naturale e passionale carica sessuale.