Università dimenticate dal governo

di Redazione
26 Maggio 2020

di Nello Simonelli

Tra i settori maggiormente dimenticati dal Governo all’interno della matassa di decreti, interventi in  pompa magna e bazooka dalla potenza di fuoco notevole ma dalle ceneri bagnate, vi è sicuramente quello universitario. Un settore la cui centralità era stata da più parti ricordata, ma non da chi ha dovuto – e presumibilmente dovrà ancora – gestire un’emergenza tutt’altro che esaurita.

Assieme a Nicola D’Ambrosio, Presidente di Azione Universitaria all’Università degli studi “G.D’Annunzio” di Chieti – Pescara, abbiamo analizzato le sei maggiori criticità osservate nelle misure disposte dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

  • Sono state disposte le riaperture in modo confuso: mancano indicazioni chiare per gli atenei e per gli studenti, che possano consentir loro di comprendere le modalità con cui si svolgeranno le sessioni di laurea e di esame nei mesi di giugno e luglio. Come può prepararsi uno studente, non sapendo come verrà valutato? Numerose città universitarie sono paralizzate dall’immobilismo ministeriale, con – come conseguenza – una loro economia cittadina che procede di pari passo: cartolerie, fiorai, ristoranti e pubblici esercizi privati di migliaia di fruitori dei loro servizi.
  • Manovre di finanziamento del Fondo di Finanziamento Ordinario insufficienti: l’incremento del Fondo FFO di circa 165 milioni di euro preannunciato in pompa magna si mostra da subito insufficiente per le misure che aveva previsto il governo. Questa manovra aumenterà di solo il 2,4% il fondo complessivo e non sarà minimamente in grado di avere una utilità la mole di studenti italiani. Tutto ciò è demagogia, anche perché non è stata fornita alcuna indicazione riguardo l’utilizzo di questo surplus per gli Atenei.
  • Borse di Specializzazione Medica insufficienti: in Italia ogni anno si laureano 9mila ragazzi in medicina e chirurgia. Sino al 2019 era concessa la possibilità di completare la formazione a meno della metà di essi. Oltre 5mila ragazzi ogni anno restano nel limbo, non potendo né lavorare né continuare a formarsi. Recentemente il Ministro Speranza ha preannunciato un aumento di circa 4mila borse per il prossimo Anno Accademico, se non fosse che parteciperanno al concorso all’incirca 20mila studenti, paradossalmente aumentando il numero dei futuri “impossibilitati”.
  • Nessuna tutela delle famiglie con studenti fuori sede: gli studenti fuori sede, allo stato attuale, sono obbligati a pagare comunque gli affitti. Alcune regioni, come la Lombardia, hanno spontaneamente messo in campo delle manovre per gli studenti con contratti di locazione, cosa non fatta da altre regioni, come la Puglia, allargando la forbice tra sud e nord nel silenzio del Governo. 
  • Nessuna cura medica di base per studenti fuorisede: la legge prevede una burocrazia interminabile per consentire ad un fuori sede di accedere ad un medico di medicina generale se fuori dalla propria regione. In uno stato emergenziale come quello che stiamo vivendo, bisognava prevedere per ogni Ateneo almeno un medico di medicina generale in grado di dare accesso a cure mediche di base agli studenti fuori sede.
  • Nessuna copertura assicurativa per tirocinanti impegnati in ambienti a rischio contagio: i tirocinanti direttamente impegnati in attività che li espongono a rischio di contagio dovrebbero essere coperti da polizze assicurative in caso di sinistri nelle loro attività, cosa che non accade. In caso di contagio, essendo un rischio non preventivabile all’atto della stipula della polizza, sarebbe stato opportuno dare indicazioni agli Atenei circa la necessità di adeguare le polizze a copertura dei tirocinanti.

Ci si augura che, all’interno delle infinite valutazioni che dovrà fare il Governo in merito alla gestione della ripartenza, si sappia prestare la giusta attenzione al settore Universitario, dal quale dipende la nostra futura classe dirigente.