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In un Convegno alla Camera la sfida della crisi migratoria secondo il Gruppo Visegrád

Redazione di Redazione, in Attualità, del

La conferenza tenutasi l’8 novembre nella bellissima Sala del refettorio della Camera dei deputati ha affrontato l’attualissimo, spinoso e divisivo tema dell’immigrazione, non limitandosi ad analizzare la situazione italiana ma dedicando un’attenzione particolare alle nuove politiche adottate in materia dai quattro paesi europei membri dal ’91 del cosiddetto Gruppo Visegrád: Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria. In rappresentanza della Polonia, ha esposto Marcin Wrona, del Dipartimento di Analisi e Politiche Migratorie del Ministero degli Interni polacco, mentre portavoce delle istanze ungheresi è stato il direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca sulle Migrazioni di Budapest, Sándor Gallai. Ad indagare, invece, la condizione del nostro paese e a prospettare possibili scenari futuri, l’Onorevole Guglielmo Picchi, in qualità di moderatore, e Daniele Scalea, del Centro Studi Machiavelli. Picchi, in particolare, ha sottolineato l’assoluta centralità nel contesto europeo del ruolo dell’Italia in tema di accoglienza, in un momento in cui i paesi membri dell’Unione Europea sono costretti a richiedere con sempre maggiore frequenza la sospensione della Convenzione Schengen (come nel caso di Austria, Svezia, Ungheria, Danimarca e Germania). Gallai ha, in proposito, ricordato come il massiccio afflusso di immigrati nel 2015 abbia costituito «un’esperienza traumatica» in un paese etnicamente omogeneo come il suo, in una società che non era pronta ad essere multiculturale. Egli ha, inoltre, precisato che le misure adottate da quel momento dal governo ungherese (inasprimento dei controlli alle frontiere, competenze straordinarie ad agenti militari e di polizia per l’accompagnamento degli immigrati non identificabili), seppur incontrando forti critiche dalle ONG e dalle istituzioni europee, hanno comunque contribuito negli ultimi due anni ad attenuare il problema e sono sempre state dettate dall’esigenza di limitare gli ingressi di migranti irregolari e mai da quella di fermare definitivamente i flussi migratori. Analogamente, l’esponente polacco Wrona, auspicando con urgenza una nuova politica comunitaria da parte dell’Unione Europea, ha posto come priorità la prevenzione degli ingressi illegali, il perfezionamento delle attuali procedure di controllo ed identificazione alle frontiere e l’opposizione alla ricollocazione automatica dei profughi nei Paesi membri. Dopo aver specificato che il compito del governo di Varsavia è garantire un elevato grado di sicurezza, tanto all’ingresso del paese, (soprattutto al green border che divide il paese da Russia, Bielorussia e Ucraina), quanto ai cittadini polacchi emigrati, Wrona ha proposto una soluzione come quella sperimentata dall’Australia: massimizzare l’impatto dei flussi sul mercato del lavoro, internazionalizzare centri di studi e ricerca e rinsaldare la rete di cooperazione nazionale e globale. È ritornato, infine, sul tema della salvaguardia dei cittadini, Daniele Scalea che, nel suo intervento, ha illustrato rischi e pericoli di un flusso migratorio che sembra inarrestabile: sulla base degli attuali ritmi delle ondate migratorie, non è difficile ipotizzare che entro la fine del secolo nel nostro paese «gli italiani saranno una minoranza in Italia» e che il paradigma della società multiculturale, così come inteso dalle élites europee, si tradurrà piuttosto nella cancellazione delle nazioni europee. Tuttavia, come ricordato dall’On. Picchi, l’imminenza delle elezioni politiche in Italia fa, giustamente, prevedere un cambio di prospettiva nelle politiche sull’immigrazione, di cui uno degli obiettivi principali dovrebbe essere quello di garantire un modello più efficace di integrazione, tentando di ridurre l’ormai enorme gap sociale e culturale tra migranti e paesi ospitanti.

Federica Giannattasio
Redazione

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