Il Tar annulla le nomine di 5 direttori di musei stranieri voluti dal governo Renzi
25 Maggio 2017
Bocciate le nomine di cinque dei venti direttori dei supermusei, varate con la cosiddetta “riforma dei musei” voluta dal governo Renzi. Per i giudici del Tar del Lazio alla selezione non avrebbero potuto partecipare cittadini stranieri. Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, non l’ha presa bene: “Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani – scrive su Twitter – e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio…”.
Sono tre gli aspetti che hanno spinto i giudici a prendere questa decisione: “Il bando della selezione – si legge nelle due sentenze del Tar – non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva di reclutare dirigenti pubblici fuori dalle indicazioni tassative espresse dall’articolo 38. Se infatti il legislatore avresse voluto estendere la platea di aspiranti alla posizione dirigenziale ricomprendendo cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente”.
I giudici hanno riscontrato che il concorso si sarebbe svolto in modo illegittimo: “A rafforzare la sostenuta illegittimità della prova orale – si legge – la circostanza che questa ultima si sia svolta a porte chiuse”. In altri passaggi, invece, si parla di criteri magmatici nella valutazione dei candidati.
Più tardi, in occasione della presentazione al Mibact del programma Migrarti, il ministro Franceschini ha aggiunto: “Oggi stesso faremo appello al Consiglio di Stato. Sono preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche perché da oggi alcuni musei sono senza direttore”.
“Della sentenza del Tar non so nulla, quindi per il momento ‘no comment'”: così il direttore di Brera James Bradburne ha commentato con l’ANSA la notizia secondo cui il tribunale amministrativo del Lazio ha bocciato la nomina di cinque dei venti direttori dei super-musei. Bradburne è arrivato a Brera nell’agosto del 2015, dopo essere stato a lungo direttore generale di Palazzo Strozzi a Firenze.