Sondaggio choc: in Italia un musulmano su quattro è favorevole al jihad

di Redazione
22 Settembre 2017

Un islamico su quattro è favorevole alla guerra santa. Lo dimostra una sondaggio realizzato per il Giorno da Ipr Marketing che ha domandato a 500 musulmani se siano favorevoli al radicalismo. Il 27% dei partecipanti si è dichiarato favorevole alla causa e non ai modi scelti dai terroristi. Leggendo tra le righe per loro il Jihad, scrive il direttore di Ipr Antonio Noto, è giusta, ma è meglio combatterla senza armi. Di questa fetta di partecipanti la maggioranza, pari al 58%, è composta da persone oltre i 54 anni di età in su. Ma con il diminuire dell’età scende anche il livello di condivisione della causa. Anche se l’1% del campione si è dichiarato favorevole all’uso delle armi.

Si legge infatti che nella fascia di età che va da i dai 35 ai 54 il livello di consenso cala al 24% e nella fascia tra i 18 e i 35 arriva al 21%. È comunque da notare che anche nei soggetti più giovani la quota di adesione si stimi intorno a uno su quattro. Dal sondaggio emerge inoltre che il circa 1/3 dei musulmani ritiene che lo Stato Islamico debba conquistare le nazioni occidentali e che 38% ritiene che la politica in una nazione debba essere governata dalla religione.

E non si tratta di un caso isolato. A novembre del 2014, per esempio, due mesi prima dell’attacco a Charlie Hebdo che ha inaugurato la stagione degli attentati nel cuore dell’Europa, da un sondaggio della olandese «Motivaction» su un campione di giovani turco-olandesi (sono circa 400-500mila i turchi che vivono nei Paesi Bassi), vennero fuori risultati sorprendenti. L’80 per cento degli intervistati disse di non vedere «nulla di male» nella jihad contro i miscredenti. Il 50 per cento appoggiava apertamente l’eventuale partecipazione di musulmani d’Olanda alla guerra in Siria. Dove, d’altra parte, le milizie contrarie al presidente Bashar al-Assad erano viste come «eroi» dal 90 per cento del campione. Nonostante «solo» l’otto per cento dei turco-olandesi considerasse l’istituzione di un Califfato come preferibile a un governo democratico, il ministro degli affari sociali Lodewijk Asscher si era detto «preoccupato» per la radicalizzazione.