Sole 24 Ore, il crollo del giornale è quello di tutta Confindustria
15 Marzo 2017
Ciò che sta succedendo da venerdì scorso a Il Sole 24 Ore è di certo un evento senza precedenti. Sebbene le indagini siano ancora in corso, le accuse dei pm si sostanziano in due filoni, in qualche modo connessi fra loro: da un lato, appropriazione indebita di circa 3 milioni di euro da parte di soci occulti della società inglese De Source, incaricata di vendere copie digitali del giornale; dall’altro, false comunicazioni al mercato, reato che chiama in causa il direttore de Il Sole 24 Ore Roberto Napoletano, l’ex presidente del gruppo Benito Benedini e l’ex amministratore delegato Donatella Treu.
Al centro dell’inchiesta ci sono infatti oltre 100.000 abbonamenti digitali in realtà inesistenti ma iscritti a bilancio per minimizzare la crisi in cui versava il Gruppo, nonché migliaia di copie cartacee che risultano vendute ma che sono finite al macero. Con questi sotterfugi, i conti apparivano gonfiati, specie nel comunicato di marzo 2016; la “correzione” dei bilanci è iniziata però molto tempo fa, con vendite che si rivelavano alte a fronte di ricavi sempre inferiori. Sullo stato rovinoso dei conti regnava, a livello dirigenziale, un silenzio sconcertante, nonostante la vicenda vada ormai avanti da molti anni e già nel maggio del 2010 alcuni giornalisti del Sole avevano personalmente denunciato quello che sapevano in un esposto. Dallo scorso ottobre il titolo in borsa de Il Sole 24 Ore ha perso il 40% del suo valore.
Di sicuro l’avvenimento è ancora troppo fresco perché possa essere oggetto di analisi su più fronti. Per ora la circostanza è stata letta, principalmente, in connessione a Confindustria: lo scandalo sembra essere in linea con il declino attribuito da tempo all’organizzazione e, più in generale, al capitalismo italiano. Il Sole 24 Ore è di fondamentale importanza per Confindustria e costituisce un quarto del suo bilancio. Non solo: come rappresentante del settore, Il Sole 24 Ore ha sempre dato spazio a lezioni di buona condotta in ambito economico e finanziario, dunque questa vicenda intacca prima di tutto la reputazione della testata stessa.
La questione della reputazione ci porta ad un punto forse meno esplorato ma significativo: l’impatto sul mondo dell’informazione. Se, come nel caso de Il Sole 24 Ore, la percezione di sé come roccaforte dell’economia e della finanza entra in contrasto con la realtà dei fatti, l’effetto più immediato è la perdita di credibilità. Le vittime di questo gioco portato avanti dai vertici sono da una parte i “produttori” d’informazione, ovvero i giornalisti, e dall’altra i fruitori, che dimostrano, com’è noto, una sempre maggiore sfiducia verso le fonti, nell’epoca della disintermediazione determinata dalla diffusione delle notizie tramite internet.
La consapevolezza su questo punto è di sicuro forte tra i giornalisti de Il Sole 24 Ore, che difatti, in un contesto di gravità tale, hanno messo in atto un’iniziativa senza precedenti nella sua storia sindacale: lo sciopero ad oltranza, approvato con una maggioranza del novanta percento. Non è solo il valore del titolo a crollare, ma anche qualcosa di più importante: l’autorevolezza del giornale e di chi ci scrive.