Sei motivi per cui il limite all’uso del contante è controproducente

di Redazione
14 Luglio 2020

Dal 1 luglio non possiamo spendere più di 2000 euro in contanti. Anche se le abbiamo guadagnate onestamente, anche se non sono banconote false, anche se si tratta di monete a corso legale, non potremo più usarle per pagare qualcuno dopo aver comprato un bene o un servizio. Da questo mese, infatti, è scattato il primo limite al pagamento in contanti, in vista di un secondo limite, ancor più stringente, che, dal 1 gennaio 2022, fisserà il tetto a 1000 euro, come ai tempi del governo Monti.

Noi diciamo: giù le mani dai nostri contanti. Prima di tutto per il motivo più semplice: sono nostri. Sarà la libera negoziazione fra fornitore e cliente a stabilire che tipo di moneta usare, elettronica o fisica, ma è totalmente irragionevole e legalmente dubbio vietare un pagamento con l’una o con l’altra. Imporre questa scelta dall’alto appare, non solo come un abuso, ma anche come una violazione implicita del diritto di proprietà. Perché, se la proprietà è la facoltà di godere e disporre di un bene, in questo caso è lo Stato che si arroga il diritto di disporre del denaro contante in nostro possesso, impedendoci di utilizzarlo quando lo vogliamo noi. “Ma cosa te ne fai di 2000 euro in contanti?”, la tipica domanda rivolta agli scettici da parte dei fan della moneta elettronica, è totalmente fuori luogo, perché quei soldi appartengono a chi li ha nel portafogli, non sono un bene collettivo da destinare o usare a seconda di criteri, razionali o morali che siano, scelti da altri.

Secondo: il divieto di usare il denaro contante oltre i 2000 euro e fra due anni anche solo oltre i 1000, penalizza le persone meno bancabili, soprattutto i più anziani, persone che non hanno la carta di credito o che non hanno neppure un conto in banca. Nella parte del Paese meno connessa, dove la moneta elettronica è meno diffusa, il contante salda ancora il 90% dei pagamenti (dati della provincia di Crotone e Vibo Valentia del 2019), ma anche nella più avanzata Milano il 60% dei pagamenti è effettuato con le vecchie banconote e monete. Imporre la moneta elettronica per i pagamenti più consistenti non punisce i mafiosi e gli evasori, come nell’intento del legislatore, ma i soggetti più deboli e le province più svantaggiate.

Terzo: una transazione elettronica ha comunque un costo. È inutile che il Movimento 5 Stelle si batta per ridurre o annullare il prezzo della transazione con carta, bancomat o bonifico, perché questi sono servizi bancari e i servizi bancari si pagano. Le banche italiane, che non navigano certo nell’oro, non hanno alcuna possibilità di pagare un servizio ai loro clienti, dunque scaricheranno il costo su altri servizi e su altri clienti. In ogni caso, il cliente pagherà di più e la banca guadagnerà di più. È uno scambio tutt’altro che equo.

Quarto: il passaggio alla moneta elettronica è inutile ai fini della lotta all’evasione. Se un fornitore di beni e servizi vuole essere pagato in nero, non comparirà mai agli occhi dello Stato, il passaggio di denaro dal cliente alle sue tasche avverrà senza che nessuno lo registri. La legge vieterà il pagamento in contanti alla luce del sole, ma difficilmente contribuirà a far emergere il nero. Per quanto riguarda la grande evasione, invece, ci sono metodi molto più efficaci e sicuri per aggirare il fisco, rispetto alla valigetta piena di contanti. L’evasore può ricorrere ad artifici contabili, alla criptovaluta, alla creazione di società di comodo, oltre a metodi sempre nuovi per occultare le transazioni elettroniche. La Cgia di Mestre, nel 2012, aveva calcolato che fosse pressoché inesistente la riduzione dell’evasione fiscale, dopo l’introduzione del tetto a 1000 euro per i pagamenti in contanti.

Quinto: gli onesti pagatori e le persone che non vogliono evadere saranno sottoposte a un controllo decisamente superiore d’ora in avanti. Se tutti i grandi pagamenti avvengono per via elettronica, sarà molto più facile tracciare chi ha pagato cosa, quando e perché. Lo Stato avrà maggiori possibilità di giudicare i nostri acquisti, di chiedercene conto e anche di impedirceli. Non è uno scenario fantapolitico: basti vedere quanti nuovi controlli sul nostro stile di vita quotidiano ci sono stati imposti nel corso del lockdown. Si arriva sempre alla logica del: “se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da temere”, che purtroppo è alla radice di tutti i movimenti totalitari.

Sesto: potenzialmente, un governo può farci letteralmente sparire. Succede in Cina, dove molti conti correnti sono legati a WeChat (l’equivalente cinese di Whatsapp) e la chiusura di un account, per una parola critica di troppo contro il regime, comporta anche la chiusura del conto corrente. Considerando quanto sono già diffusi i pagamenti elettronici, è una mezza condanna alla morte civile. In Italia siamo ancora apparentemente molto lontani da questo scenario. Ma meno contanti si possono usare, più siamo affidati nelle mani delle autorità che controllano il denaro elettronico. Tutto bene finché il governo è nostro amico, ma se dovesse cambiare sarebbero guai seri.

Stefano Magni