“RIGHT TO READ – Leggere è un diritto” : un progetto per proteggere l’infanzia minacciata dai conflitti

di Redazione
21 Ottobre 2021

Si è svolta Domenica, come si legge nel comunicato degli organizzatori, “al Salone del Libro – luogo di partenza ideale per un progetto di diffusione culturale e letteraria – la conferenza di presentazione di RIGHT TO READ – Leggere è un diritto, un progetto che fa incontrare cooperazione internazionale e promozione culturale e della lettura, un viaggio in regioni del Mondo dove l’infanzia è più difficile a causa di guerre, povertà e crisi umanitarie spesso dimenticate dall’Occidente. Realizzato dalla Fondazione Circolo dei lettori in collaborazione con l’Assessorato alla Cooperazione Internazionale della Regione Piemonte, il progetto sostiene la creazione e lo sviluppo di biblioteche scolastiche o di comunità, raggiungendo i piccoli lettori in Burkina Faso, Kosovo, Capo Verde, Siria, Guinea Conakry, Ucraina orientale, Senegal, Artsakh, Benin”.

Un progetto indirizzato alle vittime impotenti dei conflitti, i quali vedono i loro futuro maggiormente compromesso e vedendosi risucchiati in una spirale di violenza. Maurizio Marrone l’Assessore della Cooperazione Internazionale della Regione Piemonte ha dichiarato intervenendo alla presentazione: “Sogno che in ogni luogo colpito da fame e guerra i bambini possano avere un posto sicuro dove viaggiare con la fantasia, ispirati dalla bellezza della letteratura a ricostruire le loro nazioni: in questi luoghi sarà presente con una targa esplicativa il Piemonte di cui andiamo orgogliosi.“ cogliendo e cristallizzando lo spirito dell’iniziativa.

Mentre Elena Loewenthal, direttore Fondazione Circolo dei lettori ha aggiunto “Quanto ci sono mancati i bambini, in questi lunghi mesi di pandemia. Ma ci sono anche bambini sempre invisibili. È la questione centrale di questo presente: l’infanzia dimenticata. L’infanzia invisibile. E noi proviamo a esserci, a entrare nel cuore di questa questione, attraverso la lettura. Perché la lettura non è soltanto svago, impegno, iter scolastico, è qualcosa di ben di più. Attraverso questa esperienza si conquista la libertà più preziosa che noi umani abbiamo: guardare al mondo attraverso le parole, di specchiarsi nel mondo. Crediamo dunque che donare libri a bambini invisibili sia un modo per dare loro un’occasione di libertà“.

Il progetto prevede secondo quanto si legge sempre nel comunicato “Il corpo principale del progetto prevede la costruzione o integrazione di biblioteche scolastiche e di comunità situate in aree difficili del mondo: Africa, Siria, Caucaso, Balcani. È previsto un intervento in 12 scuole, ciascuna riceverà una fornitura di libri e una donazione in denaro per allestire e arredare gli ambienti e/o acquistare beni strumentali e materiali informatici. La Fondazione Circolo dei lettori ha scelto di concentrarsi su alcune azioni mirate allo scopo di destare e trasmettere l’amore per la lettura e la propensione alla creatività a sostegno di un’infanzia ferita e trascurata per via delle difficili condizioni e della comunità adulta investita del compito di educare. Nelle aree individuate, la Fondazione opererà a distanza per mettere a disposizione delle comunità locali strumenti di crescita culturale, favorendo la reperibilità di libri, l’acquisto di dispositivi per attività di formazione, l’acquisto di servizi per la messa in sicurezza e la cura degli spazi collettivi. I punti e di riferimento attorno ai quali si attiverà il sostegno e l’attenzione saranno le biblioteche scolastiche o di comunità che potranno crescere e diventare luoghi frequentati dai bambini e dalle famiglie, punti di incontro e aggregazione, scambio generazionale, sociale e culturale.

Ad arricchire le nuove biblioteche saranno inviati in particolare capolavori della letteratura italiana – in lingua originale e tradotti nelle lingue locali – così da divulgare ulteriormente la millenaria cultura italiana nel mondo quale vettore di pace e dialogo da una parte, promuovendo dall’altra la lettura dei più piccoli negli idiomi di appartenenza, che costituiscono parte del loro retaggio identitario, troppo spesso messo a rischio da conflitti e crisi umanitarie. Inoltre la scelta dell’oggetto libro è caduta su uno strumento molto particolare: il silent book, il cosiddetto libro senza parole, che parla quindi tutte le lingue e in cui l’illustrazione e la storia giocano un ruolo fondamentale. Con questi particolari strumenti pensati per l’infanzia, ma molto interessanti per l’apprendimento anche in altre età della vita, si crea un linguaggio universale che è quello della “lettura” in senso lato, che corrisponde all’amore per le storie e per il linguaggio. Stimolando la fantasia si superano le barriere per generare un comune senso di vicinanza ed esercitare la libertà di pensiero. I libri senza parole sono progettati per favorire l’apprendimento del significato delle immagini e aiutare i bambini a riconoscere le figure e quindi dar loro un’interpretazione. Una tendenza non nuova, ma che negli ultimi anni sta ricevendo sempre più attenzione. Molti di questi silent book racconteranno, senza bisogno di parole, i grandi miti romani e dell’antica Grecia, facendo così conoscere ai bambini del mondo intero le radici culturali dell’Europa“.