Ragazza aggredita in treno a Milano: social network e socialità reale
15 Febbraio 2017
Nel pomeriggio di giovedì scorso una quindicenne è stata aggredita in treno sulla linea Milano-Mortara. L’aggressione è ad opera di due giovani non-italiani di cui uno aveva “approcciato” con la ragazza sui social e chiesto di incontrarla. Il dato in più della vicenda rispetto a quelli della criminalità storicamente affermata è la questione social-network. Sono sempre più frequenti infatti gli episodi di violenze e di vite distrutte in seguito a processi di “socializzazione” on line. Il caso emblematico è stato quello della giovane Tiziana Cantone morta suicida per non aver saputo affrontare un’improvvisa popolarità riguardo i suoi video hard. Il problema ordinario è che le autorità competenti non hanno più gli strumenti per poter svolgere il loro lavoro per problemi di giurisdizione e di potere reale che hanno questi grandi colossi multimediali.
Al di là del fatto in sé, è fondamentale iniziare a porsi delle domande sull’evoluzione tecnologica che superino i blocchi intellettuali legati al positivismo. L’evoluzione non sta nel progresso tecnologico ma nella consapevolezza che si ha di Sé. La tecnologia deve essere usata per forza di cose in modo armonico e non sovvertendo i parametri base predisposti dalla natura. I social-network dovrebbero fungere da prolungamento delle relazioni comunitarie e non a sostituzione di esse. Già il filosofo Costanzo Preve ammoniva che con i social si stava mettendo in moto un processo di passaggio dalla teoria positiva di McLuhan sul Villaggio Globale a quella della “solitudine connessa ad internet”. Uno stato patologico di perdita della capacità di stare soli con sé stessi all’interno di uno scenario di apparente connessione globale. Spesso si vede nel mezzo uno strumento neutro da utilizzare per un preciso fine, quindi se l’evoluzione dei mezzi ha portato dalla stampa al ciclostile ora è normale che si sia giunti alla telefonia mobile e ad internet. Anche questo ragionamento però pecca di dogmatismo positivista.
Lo strumento deve portare un’utilità equilibrata delle attività umane, ma se come si nota il bilancio è al passivo esso risulta addirittura dannoso. Il neuro-psichiatra Karl H. Pribram nei suoi studi ha messo in luce le capacità del cervello di azione Olografica, e di conseguenza esso ha già tutte le caratteristiche per svolgere il lavoro del più avanzato dei computer. Adesso, se il sapere è controllato dagli stessi centri di potere che distribuiscono le forme apparentemente “innocue” di progresso, si può evincere che quest’azione a più livelli delle tecnologie sia di intralcio a una reale presa di coscienza dell’Uomo. Già il matematico Alan Turing, come lo scrittore Philip K. Dick avevano prospettato scenari nei quali le macchine prendessero il sopravvento sull’Uomo. L’azione di intralcio delle naturali relazioni umane sui social è comprensibile stesso utilizzandoli. Uno dei fenomeni diffusi nei gruppi di amici Facebook è ad esempio scrivere uno stato sulla propria bacheca in risposta ad un messaggio o un link postato su un’altra bacheca.
Si costruiscono così una sorta di legami informativi sconnessi tra loro, una dissonanza si direbbe in psico-analisi. Si perde quindi la naturale forma mentis logica, per cui se A e B devono dirsi qualcosa tra loro invece la dicono a C. La relazione semplice e fluida viene intralciata e minata alla base nel ragionamento. In una recente intervista prima della sua morte, stesso Steve Jobs aveva dichiarato di vietare l’uso per la maggior parte della giornata di tablet e internet ai propri figli e questo la dice lunga sul danno reale che il mezzo possa recare all’utente. I più grandi consumatori di queste tecnologie sono a tutti gli effetti persone che hanno perso la capacità di dialogare, emozionarsi e vivere il contatto con la natura. Come regresso non è da poco!