Punire le aziende che delocalizzano

di Francesco Giubilei
2 Luglio 2018

In serata si riunirà il Consiglio dei Ministri del governo gialloverde per discutere le misure dell’agenda politica delle prossime settimane, sul tavolo del governo c’è il decreto dignità in cui vengono affrontate una serie di questioni tra cui quella spinosa delle aziende che delocalizzano.

Secondo la bozza del decreto chi delocalizzerà entro cinque anni dalla ricezione di contributi pubblici dovrà restituire l’importo ricevuto con una maggiorazione fino a cinque punti percentuali oltre ad essere multato da due a quattro volte il beneficio ricevuto.

Una misura per impedire l’emorragia di imprese che sta avvenendo negli ultimi anni rivolta sia per chi lascia l’Italia per una nazione extra Ue sia per chi decide di trasferirsi in un altro paese aderente all’Unione Europea.

Sebbene gran parte delle ricette economiche proposte dal Movimento Cinque Stelle lascino non solo perplessi ma siano da un punto di vista teorico sbagliate e da un punto di vista pratico difficilmente realizzabili – reddito di cittadinanza su tutte – la proposta presentata per impedire la delocalizzazione non è solo di buon senso ma giusta.

Si tratta infatti di una misura che non colpisce in modo aprioristico chi delocalizza – in tal modo si andrebbero a intaccare le regole alla base del libero mercato – ma le aziende che dopo aver ricevuto contributi o incentivi pubblici dopo pochi anni lasciano l’Italia.

Una prassi purtroppo diffusa sfruttando così un doppio vantaggio: da un lato la ricezione di un aiuto da parte dello Stato italiano, dall’altro la minore tassazione e le agevolazioni che offrono vari paesi (specie dell’est Europa) in caso di trasferimento nei loro confini.

Stupisce anzi che una misura di buon senso come quella proposta nel Cdm non sia già stata attuata, quando si parla di “anomalia italiana” riferendosi all’elevata tassazione, alla burocrazia, alla mancanza di garanzie da parte della giustizia, bisognerebbe anche affrontare il tema altrettanto grave della gestione dei contributi pubblici che vengono spesso erogati senza controllo o con sprechi. Il caso delle delocalizzazioni è lampante e in un mercato globale come quello attuale dove le altre nazioni adottano misure anche spregiudicate per favorire (giustamente) i propri interessi, è giusto che anche lo Stato italiano corra ai ripari. Meglio tardi che mai.

Francesco Giubilei

@francescogiub