Non una parola per il Carabiniere ucciso ma fiumi di tweet contro Capezzone

di Francesco Giubilei
28 Luglio 2019

È in atto nuova campagna stampa contro un giornalista estraneo al mondo liberal, questa volta a farne le spese è Daniele Capezzone, ex politico e oggi giornalista de “La Verità”, opinionista televisivo e direttore della rivista “Atlantico”. Il motivo degli attacchi a Capezzone è un suo tweet pubblicato poche ore dopo la morte del vicebrigadiere Mario Rega: “I due ladri, assassini del povero carabiniere Mario Rega, erano nordafricani. Ma nei titoli i giornaloni online non ve lo fanno sapere”.

Capezzone ha sbagliato per aver scritto che gli assassini del carabiniere Mario Rega erano nordafricani? Condivide il suo errore con l’ex premier del PD Paolo Gentiloni che in un tweet ha affermato “aveva 35 anni, faceva il Carabiniere, Mario Cerciello accoltellato a morte stanotte. A Roma in pieno centro, durante un controllo su due sospetti nordafricani”, insieme alle principali agenzie di stampa italiane che avevano rilanciato la notizia dei due nordafricani e con centinaia di migliaia di italiani.

In realtà la campagna stampa contro Capezzone nasconde ben altro, c’è la volontà di attaccare direttamente la persona e il giornalista colpevole di avere posizioni anticonformiste, politicamente scorrette e spesso in sintonia con il governo. Capezzone ha l’ardire di esprimere idee che spaziano dal liberalconservatorismo al sovranismo, una colpa che non gli viene perdonata dal mondo liberal e da una certa stampa progressista in attesa di un pretesto per attaccarlo. Così, un tweet in cui affermava che gli assassini di Mario Rega fossero nordafricani, non inventandosi una notizia di sana piana ma semplicemente riportando quanto emergeva nelle prime ore dell’omicidio del vicebrigadiere, si è trasformata in un’occasione per attaccarlo con una durezza spropositata. Giuliano Ferrara, un tempo grande firma del giornalismo italiano e oggi in preda a uno smarrimento ideologico preoccupante, è arrivano a paragonare la parole di Capezzone e di Giorgia Meloni all’espressione “morte agli ebrei!”.

La maggioranza dei giornalisti che in queste ore sta attaccando Capezzone (che nel frattempo si è scusato per quanto scritto), non ha speso una parola in solidarietà alla famiglia del Carabiniere o condannato il gesto sulle proprie bacheche, ma ha preferito pubblicare articoli contenenti presunte fughe di notizie sulla nazionalità degli assassini o attaccare l’Arma per la foto dell’assassino bendato .