Malato di Sla muore con la sedazione profonda. L’Asl: “Non è eutanasia”

di Redazione
14 Febbraio 2017

“Voglio dormire fino all’arrivo della morte, senza più soffrire”. E così è stato. Dino Bettamin, 70 anni, macellaio di Montebelluna da cinque malato di Sla, aveva chiesto di finire la propria vita con la sedazione palliativa. E ha rifiutato qualsiasi trattamento, compresa la nutrizione artificiale.

L’uomo è morto ieri. Il suo, come riportano i giornali locali, è il primo caso di “sedazione profonda” somministrata ad un malato di Sla. Dino sapeva che gli rimanevano pochi giorni di vita. “Mio marito era lucido – racconta la moglie – e ha fatto la sua scelta. Così dopo l’ultima grave crisi respiratoria è iniziato il suo cammino”.

La sera del 5 febbraio la Guardia medica ha aumentato il dosaggio del sedativo che già l’uomo prendeva per flebo e il giorno successivo la dottoressa dell’assistenza domiciliare ha iniziato a somministrare gli altri farmaci del protocollo. “Non ha mai chiesto di spegnere il respiratore, nonostante la legge lo consenta nei casi di sedazione profonda – riferisce l’infermiera – anzi, lo terrorizzava l’ipotesi di morire soffocato. Ha optato per una scelta in linea con la legge, la bioetica e la sua grande fede”.

In passato la Società italiana cure palliative e la Federazione cure palliative hanno diramato una nota per fare chiarezza sulle pratiche di sedazione profonda: “Ribadiamo con forza che nulla hanno a che fare con l’eutanasia o con il suicidio assistito pratiche terapeutiche che sono invece pienamente legittime e che vengono correttamente utilizzate per rispondere ai bisogni dei malati che si avviano alla fine della loro vita, quali la sedazione palliativa/terminale o la rimodulazione e la desistenza terapeutica nei confronti di trattamenti sproporzionati o futili rispetto alle condizioni cliniche del malato e alle sue aspettative prognostiche, o a quanto il paziente stesso legittimamente decide rispetto alle possibili scelte terapeutiche”.