L’esame d’avvocato? Se ne riparla a primavera

di Redazione
10 Novembre 2020

di Domenico Sannino

Dopo mesi di incertezze e richieste ufficiali da parte delle associazioni di categoria, finalmente il Ministro Bonafede scioglie il nodo sulle modalità di svolgimento degli esami per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato previsti per il 15, 16 e 17 dicembre 2020: rinvio alla primavera del 2021.

Il ministro pentastellato decide di non decidere e, attese le disposizioni del DPCM del 3/11/2020 – ove viene sospeso, fino al prossimo 3 dicembre , “lo svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione all’esercizio delle professioni, a esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati sia effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica” – piuttosto che trovare una soluzione che possa contemperare la necessità di tutelare la salute degli aspiranti avvocato d’Italia ed il loro diritto ad accedere alla professione dopo anni di studi e praticantato, preferisce rinviare il problema annunciando, con una nota pubblicata sulla sua pagina facebook, che “a breve” verrà indicata una nuova data dell’esame, e che “al momento, sembra ragionevole ipotizzare che la prova si possa tenere nella primavera del 2021”.

Solo ipotesi, dunque, e nessuna certezza sulle date, un modus operandi inadeguato per un Ministro, ed i tanti praticanti avvocato d’Italia non hanno perso tempo a farglielo notare, tanto che, dopo centinaia di messaggi di sdegno, il team di comunicazione del Ministro è stato costretto a disabilitarne la facoltà di pubblicazione dei commenti al post facebook del Guardasigilli.

Per far comprendere le ragioni di tanto disappunto ai non addetti ai lavori, è all’uopo necessario precisare che l’esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato consta in una tre gironi nei quali i candidati devono cimentarsi in tre differenti prove scritte, superate le quali, dopo mesi di attesa per le correzioni, potranno accedere ad un esame orale, ed in caso di esito positivo, il candidato avrà la facoltà di iscriversi ad un albo degli avvocati ed esercitare la nobile professione forense.

All’esame possono accedere soltanto i laureati in Giurisprudenza al termine di un praticantato della durata di 18 mesi.

Siffatte circostanze comportano un ritardo all’accesso alla professione da parte dei giovani giuristi italiani rispetto ai colleghi europei, tenuto altresì conto del fatto che l’esame viene svolto solamente una volta all’anno, tradizionalmente nel mese di dicembre.

Pertanto si comprendono le motivazioni poste alla base delle istanze dei tanti laureati in Giurisprudenza che – oramai da anni – fanno pressioni affinché le attuali modalità di svolgimento dell’esame vengano riformate.

Difatti qualificare “attuali” le modalità di svolgimento dell’esame è alquanto inadeguato, in quanto sono state disciplinate con delle fonti del diritto a dir poco “datate”( r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578 e r.d. 22 gennaio 1934 n. 37, e successive modificazioni). L’improvviso sopraggiungere della pandemia causata dal virus cinese sembrava essere quasi il deus ex machina che avrebbe giustificato una riforma dell’esame. Ma nemmeno una crisi sanitaria ed economica mondiale è riuscita in questo intento.

A tal proposito è necessario sottolineare come, per far fronte alle esigenze della pandemia di Sars-Cov 2, le modalità di svolgimento degli esami di abilitazione di altre professioni sono state temporaneamente derogate. Basti pensare che quest’anno gli esami per l’abilitazione all’esercizio della professione di consulente del lavoro, quella di commercialista, quella di ingegnere, nonché quella di revisore legale dei conti verranno svolti solamente con modalità orali, al fine di tutelare la salute dei candidati.

Tali problematiche in realtà sono state poste all’attenzione del Ministro già durante la cosiddetta “prima ondata” della pandemia e, nonostante i mesi di vantaggio per trovare soluzioni alternative, solamente a poco più di un mese dalle prove scritte i candidati sono venuti a conoscenza del loro rinvio sine die.

Paradossale appare che ad oggi non è ancora scaduto il bando per poter partecipare all’esame (termine previsto per il prossimo 11 novembre) e che molti dei candidati hanno già investito tempo e denaro in corsi di preparazione ed acquisto di codici aggiornati al fine di sostenere le prove con successo.

Le vicissitudini degli aspiranti avvocato d’Italia, in balia di un Ministro che non riesce a far altro che limitarsi a rinviare un problema, senza indicare fin da subito una nuova data di svolgimento degli esami, e nell’incertezza che nella primavera del 2021 il virus possa ancora obbligarlo ad un rinvio dell’esame, sono lo specchio di una classe dirigente di questo paese che non riesce in alcun modo ad assumersi delle responsabilità e programmare degli interventi certi che possano in qualche modo consentire di non stravolgere le vite dei tanti cittadini italiani oramai stremati dalle conseguenze di questa pandemia.

Per ora tutto tace, ma la rabbia cresce e non è impensabile aspettarsi delle iniziative di protesta nei prossimi giorni dalle categorie colpite da tale decisione.