La rivalsa del pianeta come risveglio ambientale ed economico

di Redazione
12 Luglio 2022

di Nicola Chiarulli

Oggi più che mai, noi esseri umani e tutti gli agenti del Sistema economico siamo chiamati a custodire la risorsa più sostenibile che da sempreè stata protagonista di numerosi successi per tutti i popoli, tutte le società. Si tratta del nostro pianeta.

La tecnologia ha raggiunto gradi di efficienza eccelsi, le società vivono in stato di benessere accomodante ma non possiamo non accorgerci che la terra, intesa come una risorsa che compone i fattori produttivi, viva in stato di sofferenza e che ben presto potrà peccare di scarsità.

La rivalsa si chiama Antropocene e rappresenta un tasso di interesse mai richiesto in precedenza. I fenomeni di riscaldamento del pianeta e l’esaurimento delle materie prime sembrano profilarsi come riscatto economico che si manifesta attraverso numerosi indicatori: inflazione, shock dell’offerta e stagflazione.

Ma in tutto questo scenario quale sarà l’elemento più aberrante tra tutti? Ad oggi da parte della società non si percepisce ancora la volontà di voler affrontare di petto la situazione, partendo dal basso.

Occorre aprire una finestra verso il cambiamento e il messaggio da lanciare a gran voce dovrà essere chiaro: non ci può essere sviluppo che vada contro natura!

L’oggetto della riflessione si identifica come l’interconnessione tra economia, ambiente e società che meritano lo stesso grado di attenzione.

Nonostante numerosi studi identificano il tema in oggetto come il maggior protagonista dell’ambiente non-economico a cui le imprese devono sentirsi affini, le scelte economico-aziendali di Corporate Sustanability (sostenibilità di impresa) sono in contrasto con la realtà quotidiana che evidenzia ancora un aspetto dicotomico tra sostenibilità economica e ambientale, una visione miope su cui l’aspetto culturale deve necessariamente prevalere.

Le scelte di sostenibilità ambientale, forgiate dai sistemi di governance, dovranno finalmente trovare spazio in sede di pianificazioni strategiche, così come suggerito dalla disciplina. La vera rivoluzione consiste nel concepire che l’ambiente, l’economiae la società sono elementi strettamente correlati tra loro (nessuno è sovraordinato all’altro); il profitto a carattere ambientale, sociale ed economico dovranno necessariamente essere fonti di vantaggio competitivo e i sistemi di prodotto non possono mancare nel comprendere tali fattori. Ma a decretare tutto ciò dovranno essere i mercati presidiati da consumatori sensibili al valore e guidati (per mezzo dell’esternalità di rete) dagli intellettuali.

In termini di management strategico occorre passare da un metodo estrattivo ad un metodo rigenerativo all’insegna di economia circolare che rechi durabilità e sicurezza al futuro delle nuove generazioni.

Le imprese assumono un peso specifico considerevole in fase di innovazione sociale, la nuova generazione di imprenditori dovrà essere indottrinata all’utilità dell’Economia circolare e, nello stesso momento sostenibile attraverso sportelli, eventi di formazione mirati al cambiamento.

Quali sono gli elementi utili per mirare a tali obiettivi? In primis è necessario un mutamento del modello di produzione ponendo attenzione a tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto. In ottica circolare, le gestioni mutano a partire dall’approvvigionamento dei materiali e le fonti energetiche selezionando quelle circolari e provenienti dal riuso. Successivamente, nella fase di progettazione si dovrà tener conto della possibilità di riassemblare, riutilizzare i prodotti alla fine del ciclo di vita. La fase di produzione potrebbe fondarsi su un processo di interazione industriale attraverso cui lo scarto di ognuno potrebbe diventare materia prima per altri. Per ultimo ma non meno importante, la logistica: sarà fondamentale una gestione logistica alla riduzione del consumo di imballaggi o attraverso strategie di reverse logistic, attraverso cui si potrà sostituire la distribuzione di prodotti nuovi con rapporti di manutenzione a lungo termine sino a prolungare il ciclo di consumo del prodotto.

L’impatto sociale rappresenta il principale obiettivo dell’imprenditoria e degli Enti sovrani; il valore indotto che si trasmette alla società attraverso l’attività economica dovrà assumere un orientamento categorico declinato attraverso tutte le forme di management.

Protagonista del processo di induzione sarà l’attività di Marketing, la comunicazione ad esso correlata e la “formulazione” di ambienti economico e non-economico che dovrà abbracciare l’intero mondo dell’offerta.

Fondamentale alla sostenibilità sarà l’orientamento dei consumatori a cui si richiede responsabilità al consumo. A parità di utilità, è doveroso prediligere scelte di prolungamento del ciclo di vita dei prodotti: manutenzione, riparazione, riutilizzo e scarto adeguato alle vigenti normative. Il ciclo di vita del prodotto non si concluderà più al momento del rifiuto ma solo al momento in cui sia stato ubicato per l’inizio di una seconda vita.

Bisognerà rimediare prima che sia troppo tardi.

Un’attenta rilevazione delle cause del malcontento economico asserisce che il flusso della domanda di mercato delle materie prime non coincide con la riproduzione naturale di esse tanto da indurre l’uomo ad azioni esasperate, atti deplorevoli verso la natura. Ma ciò non è bastato. Per fortuna, se così si può affermare, non è stato possibile evitare il “riscaldamento” del Sistema economico (fenomeno attraverso cui la domanda di mercato risulta essere smisurata rispetto all’offerta a tal punto da generare instabilità di Sistema). Quanto descritto rappresenta un chiaro sentore che le risorse naturali potranno terminare e che, probabilmente, alcune generazioni ancora in vita potrebbero assistere al fenomeno.

Al modello rigenerativo è dunque affidato il compito di preservare con la stessa solerzia del vecchio modello la sostenibilità dei due capisaldi che recano il benessere tanto atteso: l’ambiente e il Sistema economico.

L’inflazione viaggia ad un tasso elevato ma ci auspichiamo che potrà essere la scintilla che ben presto possa alimentarsi in un fuoco di innovazione.

L’aumento dei prezzi dei beni finali, il deflatore alle stelle, la svalutazione della moneta e l’insieme delle incertezze legate agli investimenti derivano dall’aumento dei prezzi delle materie prime e alla loro presenza sempre più scarsa. Il tutto si traduce in riduzione del Prodotto Reale (stagflazione derivante due elementi: aumento dei prezzi e riduzione della produzione). In base a tanto, la corsa dell’inflazione si concretizza attraverso il processo di statica comparata attraverso cui l’offerta si adegua alla domanda ritrovando un prezzo di equilibrio più elevato.Il deflatore rappresenta una cellula di instabilità e noi esseri umani non possiamo assistere a questo scenario lesivo alla salute e alle tasche di tutti noi.

Il riutilizzo, la rigenerazione, lo sviluppo di Economia circolare ci aiuterà ad eludere la domanda di mercato delle materie prime estratte sino ad oggi a tal punto da riassestare i prezzi di mercato e a garantire nuovamente serenità e stabilità.

Come è possibile che una società così emancipata come quella odierna non si sia mobilitata prima per cercare una valida attenuante?

La problematica risiede tra le fondamenta della società odierna, ossia lo stato culturale di essa. Il conformismo, il materialismo che prevalgono già da decenni per stato di benessere non suscitano l’interesse e la preoccupazione per il domani. L’utilitarismo fine a se stessi prevale sulla deontologia. Il vero killer dell’autotutela e dell’attenzione verso le nuove generazioni si identifica nella mancanza di una visione sistemica. Prediligere l’aspetto economico e quello ambientale è come darsi una zappa sui piedi: prima o poi non si potrà più avanzare.

L’orientamento che si profilerebbe è abbastanza chiaro. Instillando la cultura rigenerativa permetteremmo al Sistema di identificarsi “sostenibile” in quanto dipenderebbe meno da terze economie; le imprese del manifatturiero potrebbero dar spazio a nuovi posti di lavoro per la formulazione di nuove ASA (Aree strategiche d’affari) volte a riqualificare e ricondizionare gli scarti o rifiuti derivanti dalle loro stesse catene di montaggio.

Ma la domanda che sorge spontanea è: “Come perpetrare la cultura rigenerativa in poco tempo?”

La soluzione a questo quesito dovrà essere affidata all’azione mirata delle Istituzioni. 

Esse rappresentano il punto di riferimento della società, regolano e veicolano i vari orientamenti e, nello stesso momento dovranno agire nella veste di promotori di sviluppo accelerato.

Non bastano le campagne di sensibilizzazione ma vere e proprie forme di rieducazione di consumatori, studenti, imprenditori, manager e cittadini. 

Dovrà essere il loro esempio a scuotere le masse.

Legiferare localizzando l’azione di controllo alla sostenibilità ambientale sarebbe il top ma, nello stesso momento occorrerebbe concretezza attraverso gli atti.

La spesa pubblica “green” dovrà necessariamente identificarsi come la conditio sine qua non attraverso cui l’erogazione di denaro pubblico per effetto di politica fiscale possa stimolare la “rivoluzione verde”. Tutti i lavori pubblici dovranno essere affidati ad imprese in grado di utilizzare il più possibile materiali rigenerati; i trasferimenti a vantaggio delle nuove realtà imprenditoriali dovranno concretizzarsi con la capacità di esse di operare nell’ottica green; agevolazioni fiscali per le imprese che riciclano determinate quantità di materiali scarto; sovvenzioni utili all’acquisto di apparecchiature adeguate al ricondizionamento dei materiali; sovvenzioni fini alla riqualificazione di opifici e strutture industriali sostenibili. Tutte le imprese che vorranno partecipare a bandi pubblici dovranno rispettare dei parametri di sostenibilità prefissati.

L’emancipazione da parte della componente imprenditoriale dovrà essere imminente tanto da stimolare il ricorso agli investimenti. Premesso che essi rappresentano un componente essenziale della domanda aggregata, l’aspetto culturale da cui partire sarà focalizzato su “Antropocene” come soluzione di due fenomeni: ambiente e ripresa economica.

Tali provvedimenti vedranno le imprese indottrinarsi verso il cambiamento ma, oltre a loro, sarà necessario creare un ambiente economico e non economico presidiato da consumatori che siano sensibili a questa tematica e che, nello stesso momento, potranno contribuire a consolidare una componente imprenditoriale tale, come fosse una barriera all’entrata.

Ad oggi, l’acquisto di prodotti realizzati con materiali riciclati non è usuale in tutti i segmentidi mercato; solo i mercati medio-alti garantiscono una lieve forma di sensibilizzazione.

La priorità delle Istituzioni sarà ancora quella di manifestare l’esempio per tutte le classi sociali attraverso le più estrose azioni di politica economica. Una tra tante potrebbe essere la riduzione di IVA sui beni realizzati con prodotti rigenerati; la configurazione di essi come “beni necessari”; la possibilità di contabilizzare la spesa di essi come elemento utile alla detrazione fiscale; contribuzioni all’acquisto di beni onerosi realizzati con materiali recuperati dalle acque marine o di fiumi.

L’azione ancor più determinante di ogni Governo e dell’intera Comunità europea potrà essere determinata dalla riduzione delle importazioni di prodotti realizzati con tecniche e materiali ad elevato impatto ambientale.

Un ulteriore elemento utile come spinta all’accelerazione del processo di trasformazione potrebbe essere rappresentato dal contributo latente del Sistema finanziario.

Sarebbe doveroso da parte dell’Ente sovrano contribuire, anche in piccole percentuali, ai rendimenti degli investitori per titoli emessi da realtà che praticano attività economica green. Tale fattore cadrebbe sotto la lente di società di investimenti che indirizzeranno l’azione alla detenzione di titoli green. Inoltre, vista la percentuale di inflazione, la scelta di contribuire agli eventuali rendimenti potrebbe generare maggiore attenzione alla tutela del denaro da parte dei risparmiatori che non hanno un’elevata educazione finanziaria e al finanziamento di nuove realtà innovative.

Ancora una volta, come è stato per innumerevoli casi in passato, l’impegno emanato e tangibile che parte dall’alto si riverserà verso il basso.

Se le Istituzioni saranno stabili e compatte e sapranno svolgere al meglio il proprio ruolo, il verificarsi del cambiamento sarà solo una questione di tempo. Nel caso in cui tale condizione non dovesse verificarsi, il destino di Antropocene sarà affidato alla mano invisibile del mercato lasciando alle nuove generazioni un’eredità “bollente” di nome e di fatto.