La prima mossa del nuovo Friuli di Fedriga: via dalla rete LGBT

di Redazione
31 Maggio 2018

La Regione Friuli Venezia Giulia, guidata da Massimiliano Fedriga e da una coalizione di centrodestra, ha deciso di recedere dalla rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Re.a.dy). “Le istituzioni scolastiche e le famiglie hanno strumenti sufficienti per insegnare e trasmettere i valori del rispetto e della diversità. Ogni altra iniziativa sul tema rischia di essere solo un indebito indottrinamento”, ha dichiarato l’assessore regionale a Lavoro, Formazione, Istruzione, Famiglia, Ricerca e Università, Alessia Rosolen, in merito alla scelta. Si tratta di una posizione assunta il 30 maggio dal neo Presidente della Regione Massimiliano Fedriga su proposta della stessa Rosolen, “nel quadro di un complessivo riesame delle politiche regionali relative ai temi dell’inclusione sociale, delle pari opportunità e della non discriminazione”.

Il provvedimento è stato preso in considerazione del fatto che la rete Re.a.dy, fondata nel 2006 su iniziativa dei Comuni di Torino e Roma, aveva approvato lo scorso anno un documento – dichiarato vincolante per i partner – che prevede una serie di attività, anche amministrative, aventi ad oggetto esclusivamente le tematiche attinenti agli LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

La Giunta del Friuli Venezia Giulia ritiene, invece, che “le categorie da tutelare attraverso l’azione delle strutture regionali siano molteplici e che debba avviarsi una riflessione in merito al bilanciamento delle azioni a beneficio delle categorie più svantaggiate verso il conseguimento delle pari opportunità”.

L’assessore Rosolen ha ricordato che esistono in regione strumenti per la tutela, anche legale, delle discriminazioni, tra i quali il Garante regionale del diritto della persona, istituito nel 2014 presso il Consiglio regionale, organo che svolge funzioni di assistenza alle vittime di atti di discriminazione e può operare nei confronti di chiunque sia destinatario di comportamenti lesivi dei diritti determinati in ragione di identità di genere o orientamento sessuale.

La regione Friuli Venezia Giulia sembra preoccupata da alcune iniziative di RE.A.DY, come è possibile leggere sulla Carta di Intenti della rete, come quello di diffondere “i propri obiettivi e le esperienze realizzate nel territorio nazionale attraverso idonee campagne di comunicazione sociale”.

Proprio per l’attività di promozione delle tematiche lesbiche, gay, bisessuali e transgender, il senatore cattolico della Lega, Simone Pillon, uno dei leader nazionali del Family Day, ha definito la rete Re.a.dy come “stramaledettissima”, sostenendo che “i bambini non si indottrinano col Gender”.