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La Fondazione Tatarella con Guzzetta nella battaglia per il presidenzialismo

Redazione di Redazione, in Attualità, del

L’idea che al netto delle volatili cronache politiche una riforma delle istituzioni in senso presidenziale vada discussa anche in tempi piuttosto brevi è stata ribadita più volte su queste colonne. Nazione Futura ha dedicato al tema, tornato piuttosto caldo all’indomani delle elezioni del 4 marzo (con il veto posto dal Presidente della Repubblica Mattarella alla nomina del prof. Paolo Savona come ministro dell’economia del governo gialloverde) ma finito ben presto nel dimenticatoio, un intero numero della rivista trimestrale cartacea uscita ad inizio estate.

Ora, Nazione Futura ha deciso di fare un ulteriore passo in avanti, annunciando con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati l’adesione e il sostegno alla raccolta firme promossa dal comitato “Nuova Repubblica” per il referendum sul presidenzialismo, e già caldamente sostenuta dalla Fondazione Tatarella. E non poteva essere altrimenti, dacché, come ricordato dal vicepresidente dell’associazione Fabrizio Tatarella, si tratta di una proposta che affonda le proprie radici nella prima Repubblica e vanta tra i suoi alfieri proprio Giuseppe Tatarella detto ‘Pinuccio’, che negli anni Novanta ha sposato la battaglia del presidenzialismo anche sulle colonne della rivista da lui fondata, “Repubblica Presidenziale”.
Il tema del presidenzialismo, a detta dell’avvocato Fabrizio Tatarella, rientra in quella cornice valoriale che può e anzi deve riunire il centrodestra e i cittadini, perché si tratta di una battaglia per la democrazia diretta.
“Credo sia sbagliato che una iniziativa che dovrebbe accumunare forze politiche e coinvolgere tutti i cittadini sia stata legata solo a un’area politica della destra”, sostiene Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella, proprio facendosi carico della volontà che fu di Pinuccio. E un intervento dello stesso Tatarella è stato inserito nel numero di Nazione Futura di cui sopra, nel quale già nel 1979 veniva invocata la modifica dell’art. 83 della Costituzione. Il direttore di Nazione Futura, Daniele Dell’Orco, ci tiene a sottolineare proprio l’esigenza di non lasciare che questo tema venga accantonato nuovamente.

L’obiettivo della raccolta firme che inizierà nelle prossime settimane è chiaro: che si apra anche in Italia un dibattito sul presidenzialismo e che si faccia della campagna referendaria un’occasione preziosa per sensibilizzare i cittadini su un tema che, come più volte i relatori sottolineano, non dovrebbe essere di parte bensì comune.
Persino una forza di governo come la Lega, ricorda il capogruppo alla Camera Dimitri Coin, si dice da sempre favorevole all’elezione diretta del Capo dello Stato e condivide l’idea di chi vorrebbe che l’accento tornasse ad essere posto con decisione su un tema così importante, “perché riteniamo che tutto quello che è esercizio di democrazia sia un qualcosa che vada portato avanti”. E plauso arriva anche dal presidente del Movimento per la Sovranità Gianni Alemanno, che ha accolto con entusiasmo l’iniziativa e auspicato un tipo di appoggio consapevole e condiviso che possa superare le divisioni.

Del tutto trasversale la vocazione in tal senso del professor Guzzetta, costituzionalista e docente presso l’Università di Tor Vergata, che ripercorre la storia che c’è dietro al presidenzialismo citando Calamandrei, Saragat e altri che si sono battuti per l’attuazione di questo semplice e vitale principio di democrazia e rimarca il suo impegno affinché sia data ai cittadini la possibilità di realizzare questo referendum. Nel suo intervento approfitta per lanciare una proposta al ministro per la democrazia diretta, Fraccaro: “Incontriamoci e discutiamo insieme del referendum sul presidenzialismo. Non esiste nessuna ragione al mondo del perché si debba negare ai cittadini italiani di decidere se passare a un sistema presidenziale o meno”, e quindi di permettere ai cittadini di scegliere una persona che debba assicurare la guida del Paese per tutto il periodo della legislatura.

Raffaella Anna Indaco
Redazione

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