La brama dell’odio: uno sguardo all’Italia contemporanea

di Redazione
31 Ottobre 2022

Di Maria Alessandra Varone

Il giornalista inglese William Hazlitt, scrisse uno straordinario articolo intitolato Il piacere dell’odio. Non serve entrare nel dettaglio, di utile è sufficiente il titolo, che si adatta perfettamente all’Italia contemporanea. Più che di piacere dell’odio, parlerei di brama dell’odio.
Impossibile non arrivare a conclusioni così chiare e nette dopo gli eventi della giornata di ieri. Presso la Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza, infatti, i collettivi studenteschi FGC hanno fisicamente impedito a liberi cittadini di accedere al convegno regolarmente autorizzato e organizzato da Azione Universitaria, per di più con uno striscione che riportava le seguenti parole: “Fuori i fascisti dalla Sapienza”. Una manifestazione, già dai toni vivaci, sfociata in una carica delle forze dell’ordine, dopo che uno dei manifestanti ha brandito un’asta contro gli agenti presenti.

La risonanza mediatica è stata eccezionale, con una oscillazione tra legittimazione dell’intervento della polizia e una assoluta indignazione, tra giustificazione e tra condanna. Ma qui non c’è nulla da giustificare, né tantomeno da condannare, c’è, piuttosto, da interrogarsi, tutto il resto porta fuori rotta. Infatti, è perfettamente naturale che ad un evento legato a posizioni politiche e partiti possano esserci manifestazioni contrarie; è anche perfettamente naturale che se dei cittadini vedono violati i propri diritti, come accedere ad un luogo pubblico, chiedano l’intervento della polizia, e che questo possa diventare violento, se non c’è collaborazione da parte dei manifestanti. Non si tratta di dare giudizi di valore, ma di ribadire i nessi di causa ed effetto. Invece, quello che è interessante e deve attirare la nostra attenzione, è: perché tutta questa aggressività nel manifestare, senza che ci sia stata la minima provocazione, e perché questa sia puntualmente a sinistra.

L’atteggiamento del collettivo studentesco, infatti, è stato senza dubbio coercitivo: non era una protesta, non era una tutela delle proprie idee, bensì una imposizione senza provocazione. La partecipazione ad un convegno, infatti, non può essere considerata una minaccia ragionevole solo perché di destra, ma è pur sempre un ottimo pretesto per una manifestazione emotiva, quasi romantica, che vuole richiamare la lotta studentesca per la libertà di cui si legge tra le pagine di Hugo. Qui non c’è nulla di tutto questo, eppure questa narrazione funziona, è esattamente così che viene recepita dal pubblico, nonché proposta dalla stampa, dagli opinionisti e dagli intellettuali di sinistra.

Quella che viene spacciata come la lotta tra Les Amis de l’ABC e la Gendarmerie, in realtà non è stata altro che un attacco a delle idee, che ha colpito le persone, ed è questo poi, il punto.
Esiste, è percepibile questo odio assoluto, questa sorda intransigenza, che non vuol sentire ragioni, verso l’idea stessa, che perciò anticipa la persona nella sua fisicità e particolarità, anzi, la sostituisce: l’individuo scompare, rimane l’ombra di un concetto; a quel punto, tutto è possibile a seconda dei mezzi.

Ma non basta: non sparisce solo l’individuo, ma il contesto; si perde il contatto con la realtà, si entra in un dualismo radicale anche laddove fuori luogo, come nel caso della semplice partecipazione ad un convegno. È la conseguenza di un odio fondato su di una interpretazione ideologica, in quanto si tratta del significato che viene attribuito ai concetti che impugna la destra, arrivando a chiamare neo-fascismo ciò che non lo è; azzardo interpretativo, tra l’altro, puntualmente smentito da chi, di quelle idee, si dichiara sostenitore e ne adduce i motivi. Ma non ha alcuna importanza, per costoro, che vengano prese le distanze dal fascismo; la verità, infatti, è che in cuor loro, ci sperano: hanno bisogno di un nemico da combattere, di qualcosa da odiare, per la brama dell’odio, appunto. Avere un nemico, significa soddisfare due requisiti fondamentali per essere fieri di se stessi: avere uno scopo e una identità.

Questo è l’antifascismo, che paventa amore per l’umanità, per la libertà e per l’equità, ma poi è coercitivo ed ingiusto. Non rimangono che le parole di Max Stirner, che spiegano come il tanto conclamato amore per la libertà del genere umano, la cordialità umana, diventi odio per l’individuo; uno strumento, questo, utilissimo per comprendere quello che ieri è soltanto emerso per l’ennesima volta, in quanto accade da anni:“Non bisogna immaginarsi la pura cordialità come quella giovialità che stringe amichevolmente la mano a tutti; al contrario, la pura cordialità non è cordiale con nessuno, è soltanto partecipazione teoretica, interesse per l’uomo in quanto uomo, non come persona. La persona le è odiosa, perché è <<egoista>>, perché non è l’uomo, questa pura idea. Solo per l’idea ci può essere interesse teoretico. Per la pura cordialità o per la pura teoria gli uomini esistono solo per essere criticati, scherniti e disprezzati profondissimamente.”