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Italia – Svezia, non partecipare al Mondiale renderebbe tutti più poveri

Redazione di Redazione, in Attualità, del

Quella che l’Italia gioca stasera non è solo una partita di calcio, e non è solo la qualificazione ai mondiali del prossimo anno: è una vera e propria resa dei conti. Dalle 20:45 di questa sera, gli spettatori presenti allo stadio Meazza di Milano, insieme a tutti gli altri che seguiranno l’attesissimo evento sintonizzati da casa o sugli schermi di qualche locale, assisteranno ad un momento decisivo per la storia del calcio italiano, ma anche, e più in generale, per l’intero paese. Ad essere messa in discussione è la credibilità di una squadra che si prepara a fronteggiare nuovamente la Svezia, dopo aver collezionato, oltre all’ultima sconfitta di venerdì a Stoccolma, una serie di prestazioni non del tutto convincenti. E, nell’eventualità che anche l’esito della gara di questa sera segua la sfortunata scia, ad essere deluse non sarebbero solo le aspettative di migliaia di tifosi, ma l’immagine del nostro paese e la sua rilevanza a livello internazionale, non solo in ambito sportivo.

Al di là del fatto che se la nazionale di Ventura non riuscisse a qualificarsi per Russia 2018 si tratterebbe di «uno degli avvenimenti più eclatanti degli ultimi decenni e arriverebbe a dodici anni dalla vittoria della quarta Coppa del Mondo» – come evidenziato da un articolo de Il Post, che ricorda, tra l’altro, la mancata qualificazione del 1958, unica nella storia dopo quella del 1930, come una vera e propria  «tragedia nazionale» -, un’Italia fuori dal mondiale significherebbe, inoltre, un danno incommensurabile per il mercato che vi gira intorno. Un business, quello del calcio, che fattura 3,7 miliardi di euro l’anno e che genera un giro d’affari ben più ampio, stimato in 13 miliardi. E se si considera, poi, come l’industria che maggiormente si occupa di esportare il “brand Nazionale”, un suo bilancio negativo si rifletterebbe inevitabilmente anche sul turismo, sulle tv, sul merchandising. «Non partecipare al Mondiale – spiega, appunto, Mariano Bella direttore Ufficio studi di Confcommercio – avrebbe delle pesanti ricadute in termini di immagine che potrebbero andare a pesare sulle nostre imprese e sull’export, impattando così sul clima di fiducia».

Dei dati da non sottovalutare assolutamente, soprattutto per il loro l’impatto sull’economia nazionale, come dimostrano gli aumenti del PIL registrati immediatamente in seguito alle vittorie di Spagna ’82 e Berlino 2006. Per il 2018, si stima che la semplice partecipazione in Russia garantirebbe circa 10 milioni e una ipotetica vittoria finale potrebbe fruttare addirittura dai 15 ai 18 miliardi. Per la Figc il danno non sarebbe da poco: dal 2014 il nuovo advisor, Infront Sports & Media–Gruppo 24 ore ha garantito un incasso minimo di 57 milioni totali mentre l’introito dell’accordo con lo sponsor tecnico Puma, prolungato fino al 2022, si aggira intorno ai 20 milioni. Oltre a queste entrate, ad essere altamente a rischio sarebbero almeno altri 10 miliardi di “incassi Paese” tra diritti Tv, pubblicità (4 miliardi potenziali) e mancate vendite (quindi consumi): programmi ed emittenti televisive rischierebbero di perdere la fetta più consistente di ascolti (Calcio e Finanza sottolinea come dei 50 eventi televisivi più seguiti 49 sono partite di calcio, di cui 32 in occasione dei mondiali), senza contare che il 4 milioni che ad oggi i diritti tv Rai  – la cui assegnazione deve ancora essere confermata -garantiscono per ogni gara della Nazionale. Alla luce di ciò e in base a queste stime, le conseguenze economiche di una probabile sconfitta di stasera sono tutt’altro che secondarie. Ci sarà in campo la speranza di cavarsela all’ultima occasione e forse l’ansia da prestazione e la paura di un’altra disfatta saranno accompagnate da qualche preoccupazione in più per ciò che ne consegue a livello di bilanci.

Redazione

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