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In Italia si divorzia come in Marocco: basta pagare 2mila euro alla moglie

Redazione di Redazione, in Attualità, del

Un divorzio “alla marocchina”. Dopo essere convolati a nozze nel 2014, due giovani poco più che ventenni hanno deciso, di comune accordo, di separarsi. Lui è arrivato in Italia quand’era un bambino, lei è nata sul suolo italiano da una coppia di immigrati marocchini. Davanti al giudice i due hanno deciso di avvalersi del regolamento europeo che consente ai coniugi di scegliere la legislazione applicabile in caso di divorzio, purché questa sia legata al passaporto di uno dei due o alla residenza effettiva della coppia. Tra il divorzio breve all’italiana e quello istantaneo alla marocchina i due non hanno esitato un istante: avanti con il divorzio immediato consentito dal Mudawwana, l’ordinamento marocchino che regola il diritto di famiglia e non prevede il limbo della separazione. Essendo cresciuti i due protagonisti nel nostro Paese, del quale la moglie ha pure acquisito la cittadinanza, c’è da ritenere che si sia trattato di una sorta di scappatoia perfettamente legale per risolvere la pratica minimizzandone i costi economici ed emotivi.

Alla donna italo-marocchina è stato riconosciuto un assegno di duemila euro che comprende sia il «sadaq» (dono nuziale) che quello di consolazione, determinato in base alla durata del coniugio e alla capacità finanziaria del coniuge. Non è la prima volta che una Corte italiana applica una normativa straniera per regolare la fine di un matrimonio, la novità è che tale applicazione sia estesa ai rapporti patrimoniali. Nel 2008 la Corte d’appello di Cagliari ha dichiarato efficace un provvedimento di divorzio pronunciato da un tribunale egiziano e fondato sul «talaq», il ripudio, in quanto non contrario all’ordine pubblico italiano. In India un marito musulmano può abbandonare legalmente moglie e figli pronunciando tre volte la parola «talaq» (ti lascio), anche via sms, Facebook o Skype.

Redazione

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