Influenza, incassa e insulta, ma Grillo “non è responsabile” del suo blog

di Daniele Dell'Orco
15 Marzo 2017

È il delitto perfetto. Mentre tutto il mondo dell’informazione, i colossi di aggregazione di news, blogger e influencer qualunque cercano di capire come ci si possa barcamenare nel mondo delle notizie-false, o dare un servizio veritiero e indipendente senza dover rispondere a querele ogni tre per due, Beppe Grillo ha già in tasca la formula magica. Ed è quella tipicamente italiota che lui stesso da anni va denunciando: scaricare i barili. Una pratica che però il comico genovese pare essere riuscito ad affinare così tanto da rasentare l’assurdo. A quanto pare, Grillo è riuscito persino a difendersi dalle querele asserendo di non essere in alcun modo responsabile di ciò che lui stesso pubblica sul suo blog. Geniale

Tutto nasce nella primavera 2016, quando Francesco Bonifazi, tesoriere del Pd, aveva denunciato Grillo per un post pubblicato sul blog in cui si parlava dello scandalo sul petrolio in Basilicata, nel quale in un primo momento fu coinvolta il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi (che si dimise, ma alcuni mesi dopo la sua posizione fu archiviata). Il post pubblicato sul blog e sui profili social del Movimento parlava di «un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro. Ora si capisce perché il PD ed il governo incitano illegalmente all’astensione sul referendum delle trivelle». Denunciato dal Partito Democratico a dover rispondere davanti a un giudice delle sue affermazioni, Grillo, tramite i suoi avvocati, si difende asserendo di non aver nulla a che fare col blog che porta il suo nome. Il leader del Movimento 5 Stelle, Grillo «non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio del blog né degli account Twitter, né dei tweet e Facebook e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul blog né sugli account twitter e Facebook e tanto meno di e su ciò che ivi viene postato». Il dominio beppegrillo.it è stato registrato nel 2001 da Emanuele Bottaro, che ne è ancora il titolare e che per questo motivo è già finito sotto processo. A gestire il sito è la Casaleggio Associati, anche se Beppe Grillo ha mai chiarito esattamente quali siano i rapporti tra la società, il Movimento e il sito.

Poco importa allora se diversi documenti ufficiali il blog viene definito “organo ufficiale” del Movimento 5 Stelle, mentre Grillo ha detto più volte di essere il “leader politico del Movimento 5 Stelle” e di questo dà continue dimostrazioni pratiche, il trucco sta nel fare da influencer per mezzo milione di utenti al giorno potendo dire qualsiasi falsità e al contempo evitando processi. Un ingranaggio perfetto, che solo di commissioni pubblicitarie frutta 570 mila euro l’anno. Stime ufficiose, chiaramente, visto che nel gioco di scatole cinesi nessuno ha mai avuto modo di chiarire quanto fatturi davvero il blog. Ma per un’utenza come quella, che vede il portale attestarsi al 77esimo posto in Italia, e sopravanzare persino siti come Rai e Sky, i ricavi pubblicitari tramite Google Adsense viaggiano intorno ai 700 mila euro annui, da spartire con Google che trattiene il 30%. Un dato più che parziale, ovviamente, visto che attorno al sito gravitano diversi altri portali e attività commerciali connesse soprattutto al mondo dell’editoria, come aveva di recente mostrato un’inchiesta di BuzzFeed.

Tutti col taccuino alla mano, allora. C’è il prof. Grillo che insegna come montare un’industria in grado di fare politica, eleggere parlamentari, fare disinformazione e risultare inattaccabile.