“Immuni” e i dati a rischio, Edward Snowden mette in guardia dalle app di tracciamento

di Redazione
13 Novembre 2020

“Credete davvero che dopo la prima ondata, la seconda ondata, la sedicesima ondata di coronavirus questi dati raccolti non saranno mantenuti?”, esordisce così Edward Snowden, ex membro della CIA ed ex consulente per la sicurezza statunitense in un video-inchiesta di VICE.
Il riferimento dell’informatico americano è nei confronti delle app di tracciamento, come “Immuni”, attualmente scaricabile gratuitamente e scaricata da circa 10 milioni di persone qui in Italia.

Chi è Edward Snowden?

Come già detto è stato un informatico della CIA e della NSA (National Security Agency), fino al 2013 finché, come lui stesso dichiarò, pur essendo un patriota fedele ai principi costituzionali statunitensi si disinnamorò del suo lavoro nel momento in cui vide questi stessi principi venire calpestati in nome della sicurezza, talvolta giustificata, talvolta no. 
Decise dunque di rivelare pubblicamente i metodi attraverso i quali le società d’intelligence di fatto controllino gli individui, diventando un attivista e un whistleblower (segnalatore di reati o illeciti), lo stesso Snowden ha dichiarato di essersi ispirato ai libri di Ayn Rand.
Snowden, come Assange hanno passato e vivono ancora oggi una vita al limite per comunicare come e quanto i governi che arbitrariamente decidono programmi per la “sicurezza” sono solo sedicenti tali.

Le app di tracciamento e la gestione dei dati

Per far fronte all’emergenza causata dell’epidemia del Coronavirus, molti Stati si sono affidati alla tecnologia.
Una delle risposte è stata programmare e presentare app di “contact tracing”, ovvero tracciamento dei contatti, con il fine di prevenire e contenere il numero dei contagi e la diffusione, segnalando attraverso il bluetooth se e quando il nostro dispositivo (lo smartphone) è stato nella stessa area di un’altra persona che sia risultata positiva al tampone per Covid-19 e inserito nel suo profilo sull’app stessa.
Un’idea folle e illogica di base per ovvie ragioni. 
Per questo motivo il governo composto da menti eccelse non solo ha dato mandato alla Bending Spoons Spa e spinto al download questa applicazione chiamata in Italia “Immuni” ma ha anche sostenuto mediaticamente l’esempio asiatico, non fornendo informazioni complete in merito. 
Il “fallimento annunciato” come lo definisce il blogger Luca Donadel in un suo video del 21 aprile, è presto detto.
L’intero servizio dell’applicazione che di fatto “obbliga” alla quarantena anche coloro che, secondo l’app, sono stati in contatto con positivi è compromesso da un lato dalla fallacia logica dell’applicazione stessa, dall’altro con l’enorme (e talvolta inefficiente) macchina burocratica del nostro Paese.
Come emerge dalla puntata di report del 9 novembre infatti ASL locali e centralini non forniscono risposte ai cittadini costretti intanto all’isolamento.

Il trattamento dei dati personali 

Riportando l’intera dichiarazione di Snowden citata all’inizio: 《Credete veramente che quando la prima ondata, la seconda ondata, la sedicesima ondata di Coronavirus saranno solo un ricordo sbiadito, queste nuove competenze e questi dati raccolti non saranno mantenuti? Inizieranno ad applicarli alla microcriminalità, all’analisi politica, per effettuare censimenti o per le elezioni, non importa come verranno usati, ma stiamo costruendo l’architettura dell’oppressione.  E noi ci potremmo anche fidare di chi la sta gestendo, di chi la governa, noi potremmo anche dire “Non ci importa niente di Mark Zuckerberg”, ma qualcun altro avrà accesso a quei dati. Se quei dati sono stati raccolti, qualcuno ne abuserà.
I casi di Cambridge Analytica e analoghi non sembrano aver insegnato nulla al momento. 

Un’argomentazione portata molto spesso avanti dai progressisti (o meglio sedicenti tali) è di quanto in realtà per ogni applicazione come Facebook, Instagram e per ogni funzione legata ai social network si accetti l’uso per il trattamento dei dati. Sempre i progressisti (o sedicenti tali) però sembrano dimenticare la differenza tra la volontarietà e la consapevolezza di un’azione con un obbligo velato comunicato come “essenziale per la salute pubblica”.
Fornire il consenso al trattamento dei dati ad un’azienda privata può avere dei risvolti parecchio ambigui, fare lo stesso presso un governo, solo negativi.
Del resto, citando Giovenale “Quis custodiet ipsos custodes?”, ovvero “Chi controlla i controllori?”. Che sia una pandemia, che sia il terrorismo, il cittadino necessita dell’informazione per poter essere cosciente ed agire di conseguenza, ed al momento non è questo il caso. 
Utilizzare e fornire dati personali in maniera indirettamente obbligatoria è una mutilazione delle libertà individuali, oltre alla questione cardine: chi otterrà e cosa ne verrà fatto dei nostri dati sensibili?

Federico D’Addato