Gli islamici non accettano la legge italiana e pregano al Colosseo

di Francesco Giubilei
22 Ottobre 2016

Decine di musulmani si sono dati appuntamento nella piazza di fronte al Colosseo per una manifestazione di protesta contro la chiusura di alcune moschee abusive avvenuta nei giorni scorsi da parte del comune di Roma.

Una preghiera collettiva per sottolineare il diritto di culto messo a repentaglio, secondo i promotori, dalla chiusura delle moschee abusive.

In realtà il comune si è limitato i porre i sigilli ad alcuni garage, scantinati, magazzini che vengono utilizzati impropriamente come luoghi di culto nonostante vi siano spesso abusi edilizi o mancanze di norme di sicurezze. I locali, solitamente gestiti da associazione culturali, nonostante gli statuti non lo prevedano, vengono utilizzati come luoghi di preghiera.

La preghiera di ieri al Colosseo è perciò un gesto ingiustificato poiché la polizia municipale si è limitata ad applicare la legge che, fino a prova contrario, vale per tutti a prescindere dal credo religioso.

In secondo luogo si è trattato di una manifestazione non autorizzata e perciò illegale con un forte connotato di provocazione in un luogo simbolo per la storia e tradizione culturale italiana.

Non si mette in discussione il diritto di pregare bensì il farlo in luoghi riconosciuti dalla legge e, come le comunità islamiche richiedono con insistenza la tutela della libertà di culto da parte dello stato italiano, allo stesso modo devono rispettare le regole e leggi del paese in cui vivono.