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Gerusalemme tra sogno e incubo: oggi apre l’ambasciata Usa ma la tensione resta alta

Redazione di Redazione, in Attualità, del

Oggi è il settantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele, il 14 maggio del 1948, in esecuzione (con un giorno di anticipo) della risoluzione 181 delle Nazioni Unite di qualche mese prima. E proprio oggi – non a caso – l’ambasciata americana si trasferisce nella capitale controversa. Un trasferimento al momento più simbolico che effettivo: come riporta Il Giornale, infatti, la nuova ambasciata è il vecchio consolato in via David Flusser, nel quartiere di Arnona, davanti al quale è stata apposta una nuova targa. Da Tel Aviv si sono trasferiti solo l’ambasciatore David Friedman e un pugno di suoi collaboratori. Il resto del personale, circa 850 persone, continuerà a lavorare nella vecchia sede in attesa di costosi adeguamenti.

Il significato politico, però, resta spaventoso.

Da ieri sono iniziate tensioni alimentate dai palestinesi, mobilitati da Hamas, che dovrebbero toccare il loro culmine domani, giorno in cui i Palestinesi commemoreranno l’altra faccia della storia, la Nakba, la «catastrofe»: ovvero l’esodo dei 700mila palestinesi che lasciarono le loro case in seguito alla nascita di Israele e i cui discendenti rivendicano il ritorno. Israele ha rafforzato la protezione al confine con la Striscia di Gaza, dove nell’ultimo mese e mezzo una quarantina di persone hanno perso la vita in scontri. Ad aggiungere elementi di preoccupazione l’inizio del ramadan, il mese sacro per i musulmani. Ieri ci sono stati scontri per un altro anniversario, quello della riunificazione di Gerusalemme sotto il controllo israeliano dopo la Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Un gruppo di ebrei si è scontrato con fedeli islamici nella Spianata delle Moschee. L’invasione di campo da parte degli ebrei, definita una provocazione dai musulmani, ha costretto all’intervento la polizia israeliana che ha scortato il gruppo fuori dalla spianata. Ieri si è anche tenuta, alla presenza del presidente Reuven Rivlin, la cosiddetta flag dance, il corteo che dal centro della città si sposta tutti gli anni al Muro del Pianto per commemorare i caduti della stessa Guerra del Sei Giorni. Una manifestazione accompagnata solitamente da tafferugli. L’anno scorso i manifestanti assaltarono i negozi arabi che quest’anno sono stati invitati a chiudere dalle autorità di polizia ma hanno disatteso la consegna.

In città intanto si respira l’aria delle grandi occasioni. Gli inviti partiti dal ministero degli Esteri sono stati circa 800: 86 erano per i diplomatici e 33 hanno accettato. Non ci saranno, secondo i media, né la Russia né l’Egitto. 

Blindata la città santa, dove domenica sono arrivati anche Ivanka Trump e il marito. Quattro i Paesi Ue (Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca) che parteciperanno alla cerimonia. Hamas vuole che 100mila palestinesi si ammassino lungo il confine.

Redazione

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