Entro 10 anni un terzo dei posti di lavoro sarà occupato dai robot
28 Marzo 2017
I robot saranno i lavoratori del domani. È questo il futuro che ha previsto la PricewaterhouseCoopers in uno studio pubblicato venerdì scorso. Entro il 2030, infatti, il 38% dei posti di lavoro disponibili negli USA potrebbero essere presi dalle macchine, così come in Germania il 35%, in Gran Bretagna il 30% e in Giappone il 21%. In definitiva circa un terzo dei posti di lavoro disponibili nelle società industrializzate. Una quarta rivoluzione industriale che in realtà è già in atto. Infatti già nel 2015 sono stati venduti 253 mila sistemi robotici industriali e secondo le stime dell’Executive World Robotics, l’Europa è al primo posto per densità robotica (92 unità ogni 10.000 abitanti).
Stranisce allora l’alta percentuale che interessa gli Stati Uniti. Ma c’è una spiegazione. La ricerca si basa sulla velocità e l’evoluzione dell’automazione in ambito industriale, ma la differenza tra i Paesi è data dal differente livello di sviluppo e d’istruzione. Finora la robotizzazione ha interessato l’industria automobilistica – pensiamo alle auto senza pilota- e l’industria elettronica, ma secondo lo studio della PwC i settori maggiormente colpiti nei prossimi 15 anni saranno quelli i cui lavoratori hanno un livello inferiore di studio: ospitalità, servizi alimentari, trasporti e stoccaggio. Secondo queste previsioni, infatti, i lavoratori più a rischio sembrano essere gli autisti dei camion. Ma le cifre non sembrano preoccupare il Segretario al Tesoro americano Seven Mnuchin che vede lontana cinquanta, se non addirittura cent’anni l’invasione dei robot.
Gli scenari futuri previsti però sono molteplici. Infatti secondo un altro studio svolto dal McKinsey Global Institute, che prende come campione 54 nazioni del mondo (circa il 78% dei lavoratori del pianeta), solo meno del 5% del totale delle professioni potrà essere totalmente automatizzato nel futuro; ma nel 60% dei lavori, il 30% delle attività potranno essere svolte da robot. Tra i Paesi presi in considerazione c’è anche l’Italia in cui vengono coinvolti 11,8 milioni di lavoratori (circa il 50% dei compiti).
Secondo la McKinsey, i robot «sono anche sempre più in grado di svolgere attività che includono capacità cognitive una volta considerate troppo difficili da automatizzare con successo, come prendere decisioni, rilevare emozioni o guidare un’auto. L’automazione cambierà quindi le attività lavorative quotidiane di tutti, dai minatori ai bancari, dagli stilisti ai saldatori, agli amministratori delegati».
Nonostante non ci sia certezza su quali professioni verranno maggiormente colpite, ciò che è certo è che l’intelligenza artificiale progredirà sempre più e modificherà il lavoro degli esseri umani. Per questo motivo, Bill Gates, in un’intervista, aveva avanzato la proposta di tassare i robot per frenare il progresso, ma questa è stata respinta dal Parlamento Europeo. Quindi ciò che resta da fare è imparare a convivere con le nuove tecnologie cercando di indirizzare la rivoluzione 4.0 verso una strada diversa, non dell’invasione, ma che punti più alla cooperazione tra lavoratore e macchina.