Cosa ci insegna il linciaggio della miss franco-israeliana

di Redazione
23 Dicembre 2020

Una ondata di insulti antisemiti ha travolto la concorrente di Miss France April Beanyoun, di origine ebraica.  Espressioni irripetibili e torvi concetti di odio – che non vale la pena di ripetere –  sono stati riversati sui social generando un effetto a metà strada tra il boicottaggio della concorrente e il linciaggio. 

Di fronte alla violenza di questi contenuti è necessario essere schietti: è la presenza numerosa di immigrati originari di paesi islamici che, nella maggioranza dei casi, fa risorgere in Francia tale genere di intolleranza.

Negli scorsi anni il pensiero dominante ha legato strettamente l’aumento dell’antiebraismo alla “xenofobia”, suggerendo una associazione di idee – quasi un riflesso condizionato pavloviano –  tra la volontà di porre regole all’immigrazione di massa e il treno che portava ai lager. Seguendo la pista del passato è stata rievocata l’idra risorgente di un razzismo vecchio stampo per spiegare una intolleranza che in realtà emerge dalle convulse dinamiche sociali di fine Novecento-inizio Duemila. In pratica si è ripetuto, non sempre in buona fede, l’errore che si attribuisce ai generali, i quali per antonomasia “combattono sempre la guerra precedente”. 

Se focalizziamo i mittenti dei feroci insulti rivolti alla bella e incolpevole April Beanyoun facilmente comprendiamo che occorrono categorie nuove per comprendere i conflitti che travagliano una società molto diversa da quella degli anni Venti-Trenta del secolo scorso: una conflittualità che emerge da una società multietnica in preda a trasformazioni tumultuose e soggetta alla “libido” del mercato, delle emozioni, di ideologie spesso francamente antiliberali. 

Volendoci esprimere con schiettezza colloquiale: se tu fai entrare milioni di persone riversi sulla società che accoglie tutte le tensioni ideologiche che caratterizzano le società di provenienza. L’utopia è stata quella di pensare che dopo dieci-venti anni gli immigrati sarebbero stati “rieducati” all’insegna dell’ideologia “repubblicana”; ma proprio i numeri alti della immigrazione rendono impossibile questa “rieducazione”, comunque la si voglia giudicare.

Si può pensare di trasformare i valori e le reazioni di pochissime persone immesse in un contesto sociale forte, coeso e diciamo anche orgoglioso della propria storia. Ma se si predica l’ingresso di milioni di persone e nello stesso tempo si alimenta “l’odio di sé” nei confronti della cultura francese, europea, occidentale in generale allora il risultato che pure era prevedibile con un po’ di buon senso è rappresentato da queste tensioni e dal linciaggio morale che ha subito la Miss franco-israeliana. 

La situazione dell’Italia è tutto sommato diversa da quelle di Francia, Germania, Regno Unito. In Italia ancora può essere compiuto un lavoro proficuo di effettiva integrazione, da un lato riducendo i numeri degli ingressi (Minniti e Salvini ci sono in fondo riusciti, la Lamorgese non ci riesce perché è espressione di una linea governativa che “non vuole”), dall’altro aprendo il dialogo con i vasti settori dell’Islam moderato, laico e anche con quelle preziose forme di Islam che sono eredi di un grande patrimonio spirituale comune anche a noi. L’Italia peraltro dalla storia del Novecento potrebbe trarre numerosi spunti sui modi in cui realizzare interazioni feconde con la cultura della sponda sud del Mediterraneo. 

D’altra parte il modello basato su immigrazione selvaggia, colpevolizzazione della cultura che dovrebbe ospitare e utopia rieducativa non funziona: rappresenta un modello distopico, da non seguire: come sembra aver capito lo stesso presidente Macron e come dimostra il linciaggio volgare di una ragazza come April.

Alfonso Piscitelli