Altro che Alitalia, l’export italiano vola grazie agli aerei militari

di Redazione
28 Aprile 2017

Le esportazioni italiane di armamenti nel 2016 hanno toccato quota 14,6 miliardi di euro, con un incremento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. Nel corso di tre anni il volume di affari tricolore si è quintuplicato (le vendite erano a quota 2,9 miliardi nel 2014). È quanto rende noto la relazione annuale al Parlamento in materia di armamenti redatta dalla Presidenza del Consiglio. Il 50% del valore delle esportazioni (7,3 miliardi) deriva dalla fornitura di 28 Eurofighter della Leonardo al Kuwait che sale al primo posto come mercato di sbocco per l’Italia. Mauro Moretti, ad uscente di Leonardo, in una recente audizione alla Camera aveva commentato con soddisfazione l’incremento degli ordini a quota 20 miliardi grazie alla commessa kuwaitiana. «Ce lo siamo conquistati e ogni giorno dobbiamo difenderlo: da un lato dai francesi e dall’altro dagli inglesi», affermò.

Come riporta Gian Maria De Francesco su Il Giornale “L’Italia esporta armi in 82 Paesi del mondo, confermando così la propria leadership globale. Secondo quanto reso noto dai ministeri competenti (Esteri, Difesa, Economia e Sviluppo economico), gli aeromobili (8,8 miliardi di euro) sono il prodotto più esportato, mentre la categoria di armamenti più venduta dall’Italia è «bombe, siluri razzi, missili e accessori» (1,2 miliardi)”.

Dopo il Kuwait (7,7 miliardi il volume dell’export complessivo) i principali acquirenti sono gli alleati della Nato: Gran Bretagna (2,5 miliardi), Germania (1,1 miliardi), Francia (574 milioni) e Spagna (444 milioni). Seguono Arabia Saudita (427,5 milioni), Usa (380 milioni), Qatar (341 milioni), Norvegia (226 milioni) e Turchia (133,4 milioni). Nel 2016 il valore delle autorizzazioni all’esportazione ha riguardato per il 36,9% i paesi dell’Unione europea e della Nato (5,4 miliardi), mentre per il 63,1% le armi sono state dirette a nazioni extra Ue e Nato (9,2 miliardi). A livello geografico i paesi dell’Africa Settentrionale e del Medio Oriente sono complessivamente i primi destinatari con oltre 8,6 miliardi euro (58,8% delle autorizzazioni).

In quest’ottica, oltre all’export, va considerato pure il ruolo svolta dall’Italia nella produzione degli F-35 che, oltre che come acquirente (qui tutti i dettagli sugli F35 ordinati da Roma), partecipa alla realizzazione del velivolo con Finmeccanica e la sua controllata Alenia Aermacchi. Presso lo stabilimento Faco di Cameri (gestito dal gruppo guidato da Mauro Moretti con il prime contractor Lockheed), oltre alla realizzazione dei cassoni alari e l’assemblaggio, verranno effettuati controlli di qualità su alcune lavorazioni svolte all’interno della linea di assemblaggio finale e verrà stabilito il centro europeo per le attività di manutenzione.