5G: la guerra digitale tra USA e Cina

di Redazione
20 Novembre 2020

di Umberto Camillo Iacoviello

I giganti della Rete e Washington
Prima di inoltrarci nella spinosa questione della rete di quinta generazione e della nuova “guerra fredda” tra Stati Uniti d’America e Cina, occorre fare chiarezza su due punti: internet non è immateriale e il “padrone” di internet è il Pentagono e non le multinazionali. I due punti sono strettamente collegati.

 Nell’immaginario collettivo internet appartiene alla sfera dell’immaterialità, come se i dati viaggiassero sulla rete bypassando la materia. In realtà il 99% dei dati che navigano in rete, viaggiano lungo un reticolo di cavi sottomarini che si estende per più di un milione di chilometri, al centro di questo grande sistema ci sono gli Stati Uniti d’America. Washington ha iniziato a finanziare sviluppatori di algoritmi a partire dagli anni novanta, cogliendo già nei decenni precedenti la grande potenzialità della rete in funzione esterna tanto che ‹‹Internet costituisce l’estensione artificiale del primato americano››[1].

Il risultato della “proiezione digitale” americana è che oggi l’80% della popolazione che naviga in rete fornisce spontaneamente dati di ogni genere agli Stati Uniti d’America tramite le varie piattaforme, motori di ricerca e social (Google, Yahoo!, Bing, Facebook, Twitter, YouTube, Instagram). Attraverso questi dati è possibile analizzare e indirizzare le tendenze di una società, dall’orientamento politico alle merci sul mercato.

Per legge, l’intelligence statunitense ha libero accesso ai dati della Silicon Valley perché  quest’ultima utilizza delle tecnologie sviluppate dal Pentagono. Basti pensare che sia internet che il telefono cellulare sono stati sviluppati per scopi militari dal dipartimento della difesa. Non solo, CIA (Central Intelligence Agency) e NSA (National Security Agency) hanno finanziato direttamente o indirettamente –attraverso società di consulenza che fungevano da intermediari- la nascita di aziende come Microsoft, Paypal, Yahoo!, Twitter e i giganti della Rete noti come Gafa (Google, Apple, Facebook, Amazon). È facile comprendere la dipendenza delle multinazionali del settore nei confronti di Washinton che di fatto potrebbe decretare la loro fine in qualsiasi momento approvando stringenti norme sulla privacy o antitrust[2].

Le grandi imprese digitali cinesi e il Partito Comunista Cinese
Sul fronte cinese si riscontra una situazione analoga. Negli ultimi anni la Cina ha recuperato il gap tecnologico rispetto agli Stati Uniti d’America, tanto che l’ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, ha pronosticato che entro il 2030, ci saranno “due internet” uno controllato dagli USA e l’altro dalla Cina.


Il ministero della Scienza e della Tecnologia cinese ha assegnato a cinque aziende il compito di accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: Baidu, Alibaba, Tencent (i concorrenti cinesi di Google, Amazon e Facebook), iFlytek e Sensetime si occuperanno di guida autonoma, sistema di trasporto urbano, utilizzo dell’intelligenza artificiale per diagnosi mediche, riconoscimento vocale, di volti e immagini[3]. Insieme a Huawei, ZTE, ZTT e FTT, le grandi imprese digitali si muovono in conformità alla strategia del Partito Comunista Cinese. Ufficialmente Huawei nega ogni influenza del PCC con l’azienda nonostante ‹‹La legge cinese stabilisce che le società cinesi e straniere che operano in Cina debbano istituire comitati PCC. Ai sensi di questa legge, Huawei ha istituito un Comitato PCC.

Il nostro Comitato PCC non è coinvolto in alcuna decisione operativa o aziendale. Il nostro fondatore Ren Zhengfei è membro del PCC, ma ciò non influisce in alcun modo sull’azienda. Per spiegare perché, è utile collocare i fatti nel loro contesto storico. Quando Ren Zhengfei era giovane, era necessario essere un membro del PCC per ricoprire qualsiasi posizione di responsabilità, anche per essere capo di un team di cuochi nell’esercito››[4].

In verità il PCC sembra avere un’enorme influenza sull’azienda, tant’è che in uno studio condotto dai professori  Donald Clarke della George Washington University e Christopher Balding della Fulbright University Vietnam, dal titolo ‹‹Chi possiede Huawei?›› è stato ipotizzato che attraverso il comitato sindacale, l’azienda cinese potrebbe essere controllata dallo Stato al 99% con il restante 1%  nelle mani di Ren Zhengfei, fondatore e presidente di Huawei[5].Di fatto l’azienda sarebbe nella piena disponibilità del PCC.

Più espliciti sono stati i dirigenti di Alibaba, che dopo aver acquistato la testata South China Morning Post, hanno sostenuto che il loro obiettivo è quello di ‹‹migliorare l’immagine della Cina e offrire un’alternativa alle pregiudizievoli lenti degli organi di stampa occidentali››[6].

La rivoluzione del 5G e il “capitalismo della sorveglianza”
Quando parliamo del 5G la prima cosa che ci viene in mente è internet veloce, quest’ultimo cambierà radicalmente il mondo della tecnologia.  La nuova rete di quinta generazione è «una vera e propria rivoluzione tecnologica destinata a cambiare per sempre la nostra vita di tutti i giorni»[7].

Il 5G è il livello più evoluto delle telecomunicazioni, ha la capacità di ricetrasmettere una grande mole di dati in brevissimo tempo, con esso si potranno collegare qualsiasi device elettrico all’intelligenza artificiale rendendolo “smart”. Tutte le macchine saranno in grado di comunicare tra loro senza un intervento umano ed è per questo motivo che il 5G è stato soprannominato l’internet delle cose da cui l’acronimo anglofono IOT (Internet of Things). Il controllo sulla società aumenterà, tutti i dati raccolti dai dispositivi smart su ogni attività confluiranno attraverso il 5G in un big data e l’intelligenza artificiale sarà potenzialmente in grado di conoscerci a fondo, più di quanto si possa immaginare.

Le nostre caratteristiche fisiche, le nostre condizioni di salute, le nostre abitudini, i nostri desideri, i nostri acquisti, i nostri contatti, le nostre relazioni sentimentali e tutto ciò che siamo e facciamo, potrà essere monitorato, archiviato, profilato e costantemente rielaborato. Ciò significa che stiamo entrando nel vivo del cosiddetto “capitalismo della sorveglianza” e sia i governi che le multinazionali saranno potenzialmente in grado di orientare sempre di più le nostre scelte[8]. Tema affrontato –dal punto di vista dei social- nel documentario pubblicato su Netflix The Social Dilemma .

Per farsi un’idea del mondo che ci aspetta, basti pensare che dal 2018 in alcune città della Cina, la polizia ha iniziato a testare degli occhiali dotati di intelligenza artificiale in grado di fornire dati in tempo reale sui soggetti inquadrati nell’obiettivo, mentre a Pechino viene utilizzato già il sistema Sky Net che si serve del riconoscimento facciale per controllare la popolazione, tecnologie funzionali al discusso sistema di credito sociale[9]. I dati raccolti possono essere comprati, ad esempio a Shanghai il governo cittadino ha istituito una piattaforma in cui le società private possono comprare i dati raccolti dalle telecamere e dai sensori sparsi in tutta l’aria metropolitana[10].

Perché il 5G preoccupa seriamente gli USA
William Barr, l’attuale procuratore generale degli Stati Uniti d’America, a febbraio ha dichiarato che l’espansione del 5G è uno dei pericoli maggiori per la sicurezza degli USA. L’esternazione del procuratore nasce dalla consapevolezza che gli USA sono in ritardo sulla tecnologia del 5G rispetto alla Cina, che attraverso le aziende Huawei e ZTE, ha iniziato a istallare antenne in Europa[11]. La nuova rete di quinta generazione è una tecnologia essenziale, indispensabile per il controllo della società (propria e di quella degli alleati), per la sicurezza nazionale, per questo motivo è diventato il terreno di scontro più accesso tra USA e Cina nella loro competizione per conquistare la leadership tecnologica.

Ancor più importante, il 5G ha un impiego militare, scrive  Marco Pizzuti ‹‹La gestione delle antenne 5G, costituisce anche un problema di ordine geopolitico perché chi controlla tutti i dati immessi in rete attraverso le nuove tecnologie, è come se possedesse il pannello di controllo di interi paesi e una super potenza come Gli Stati Uniti ad esempio, non può non considerare come una seria minaccia l’installazione degli impianti cinesi per il 5G negli Stati della NATO.

Dal punto di vista squisitamente militare infine, il 5G rappresenta una priorità assoluta perché le smart weapons di ultima generazione possono funzionare solo grazie ad una rete wireless che consente di gestire milioni di device (flotte di droni e le nuove armi robotizzate a guida autonoma) contemporaneamente, senza latenza e con la massima precisione. Ciò significa che una superpotenza sprovvista di questa rete, non sarà in grado di difendersi efficacemente da un attacco con le smart weapon di ultima generazione.

Nei vertici militari quindi, la rete 5G viene considerata come una priorità assoluta e una sorta di nuova corsa per l’atomica su cui non c’è tempo da perdere››[12].

Una speranza per l’Europa?
In questa partita l’Europa si configura più come oggetto che come soggetto, l’invito da parte di Washington a non cedere ai colossi cinesi ha avuto reazioni diverse, la Germania e in modo più indeciso l’Italia, si sono mostrate aperte a Pechino, mentre Polonia, Francia e Regno Unito (che pur inizialmente aveva aperto ai cinesi) si sono mostrate più restie a spalancare le porte alla tecnologia cinese. È attuale materia di discussione in sede europea il futuro del 5G, i governi sono tenuti a garantire la sicurezza della nuova rete applicando ‹‹restrizioni pertinenti sui fornitori ad alto rischio››, questo, di fatto metterebbe a rischio Huawei e ZTE, soprattutto in Germania.

Il problema risiede nel fatto che Vodafone, Deutsche Telekom e Tim sono clienti di Huawei, utilizzano le loro attrezzature. Inoltre gli sviluppatori europei di tecnologie per il 5G, Nokia ed Ericsson, che gioverebbero dall’esclusione del colosso cinese dal mercato europeo, producono parte delle componenti per il 5G in Cina.

La questione 5G pone l’Europa di fronte all’importante tema della sovranità digitale (con annessa autonomia nel produrre la tecnologia per realizzarla), se l’Ue si mostra impreparata a far fronte a problemi strategici come la sicurezza nazionale, è destinata a rimanere ai margini della grande politica. Ci auguriamo che di fronte ai pericoli del 5G cinese, l’Europa possa scuotersi dal letargo, le capacità non mancano, manca solo la volontà politica; magari utilizzando la “leva” cinese per una maggiore autonomia da Washinton, chi non è disposto ad essere protagonista della storia finisce inevitabilmente per subirla. Hölderlin scriveva ‹‹Ma là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva››.


[1] Dario Fabbri, L’impero informatico americano alla prova cinese (Limes 10/2018)

[2] Ivi.

[3] Giorgio Cuscito, Il piano di Xi Jinping per superare gli Usa nell’intelligenza artificiale (Limes 10/2018)

[4] Huawei ha legami con il Partito Comunista Cinese (PCC)? (Huawei.com)

[5] Michele Pierri, Chi è il reale proprietario di Huawei? (Formiche.net 26/04/2019)

[6] D. Barboza, Alibaba Buying South China Morning Post, Aiming to Influence Media (The New York Times, 11/12/2015)

[7] M. Pizzuti, Dossier 5G. Inchiesta non autorizzata sulla rivoluzione tecnologica destinata a cambiare la nostra esistenza, p. 16 (Mondadori,2020).

[8] Il 5G cambierà le nostre vite? Intervista a Marco Pizzuti, Umberto Camillo Iacoviello (Difesa Online, 09/07/2020).

[9] Giorgio Cuscito, Il piano di Xi Jinping per superare gli Usa nell’intelligenza artificiale (Limes 10/2018)

[10] F. Balestrieri, L. Balestrieri, Guerra digitale. Il 5G e lo scontro tra Stati Uniti e Cina per il dominio tecnologico, p. 32 (Luiss University Press, 2019).

[11] D. Davis, Perché il 5G ha scatenato lo scontro USA-Cina (InsideOver, 27/05/2020)

[12] Il 5G cambierà le nostre vite? Intervista a Marco Pizzuti, Umberto Camillo Iacoviello (Difesa Online, 09/07/2020).