Una visione scorretta: il Conservatore di oggi deve difendere l’indifendibile
10 Ottobre 2016
Conservatore può essere un offesa o un elogio, e allo stesso tempo un requisito impegnativo e datato. E poi cosa si potrebbe conservare in un mondo dove, parafrasando Longanesi, sarebbe tutto da azzerare? E quanto conservare oppure cosa? Impegnativo perché qualunque azione culturale o politica si scelga per far fronte comune alla deriva di una modernità monopolizzante, si viene derisi, o nella migliore delle ipotesi, tacciati di essere dei biechi retrogradi che non hanno compreso ancora “dove va il mondo”. Insomma, snob del terzo millennio con lo sguardo rivolto al passato e pronti solo a bacchettare come delle presuntuose maestrine di fine ottocento chiunque non rientri nei canoni di “Legge e ordine” e non abbia una moralità irreprensibile.
In realtà, la questione è ben più complessa sia per chi si definisce “conservatore” sia per chi sta dall’altra parte perché tutto è più confuso. I rigidi schieramenti di cui raccontò Prezzolini nel suo bel Manifesto scricchiolano pesantemente. Cosa si può conservare se del passato non è rimasto praticamente più nulla? Dio, patria, famiglia e qualunque altro termine provenga da quell’ambito culturale, non può far altro che segnalare col suo stesso disfacimento la crisi di una intera epoca. Ma il punto è proprio questo. Visto che siamo quasi certi che stiamo andando a sbattere, per intanto consiglieremmo ai nostri lettori di rallentare; di non fidarsi troppo delle “magnifiche sorti e progressive” e magari di ritirarsi in un cantuccio per prendere fiato. Perché di questo si tratta.
Il “conservatore” deve oggi difendere l’indifendibile; o ciò che appare indifendibile. Tempo fa, Marcello Veneziani scrisse che ‘’la vera trasgressione è la tradizione’’. Be’, non andò molto lontano dalla verità. Ritenere che Burke o Carl Schmitt, Machiavelli o Ratzinger siano un ventaglio di letture abbastanza ampio per iniziare un percorso di analisi sul tempo presente è osservazione condivisibile. Tuttavia non sufficiente. Anzi, saremmo alla premessa di ogni battaglia. Questo è un tempo nuovo. Il tempo della Tecnica e della disumanizzazione, della colonizzazione dell’immaginario e del pensiero unico. E il conservatore, almeno come lo abbiamo conosciuto nel secolo passato, non ha più senso. Chi vuole ripartire da taluni di quei presupposti culturali deve ritrovare una nuova strada che non sarà di sicuro esente da ostacoli. Ma non c’è da disperare del tutto. Oggi, chi più o meno confusamente vuole definirsi tale deve essere consapevole di non avere la Verità in tasca perché deve saper leggere i mutamenti e i viluppi di un tempo frenetico; e partendo da un minimo di buon senso e di patrimonio di valori immutabili, deve cercare di applicarli nella vita quotidiana che a priori li respinge. Niente di più, niente di meno. Detta in questo modo sembrerebbe l’operazione più semplice di questo mondo, invece è quella più complicata e difficile da concretizzare. Una fatica titanica.