Attori, scrittori e musicisti in coro: “Chi governa non dimentichi la cultura”

di Redazione
27 Febbraio 2018

La cultura è la “grande assente della campagna elettorale, proprio quando servirebbe un “impegno a tutto campo per puntare sulla cultura” che è “il motore della crescita civile”. Così, 50 “grandi della cultura” hanno deciso di firmare un manifesto, pubblicato sul quotidiano “Il Messaggero”, per sollecitare la classe politica a tenere a mente l’importanza della cultura. Tra i firmatari anche i registi Carlo Verdone e Marco Tullio Giordana, il produttore Enrico Vanzina, l’architetto Paolo Portoghesi, il musicista Paolo Fresu, lo scrittore Raffaele La Capria, lo chef Massimo Bottura, la psicoterapeuta Vera Slepoj, l’antichista Maurizio Bettini e il linguista Luca Serianni. A capitanarli Marina Valensise, fondatrice di Vale (“Valorizziamo aziende artisti lavoro esperienze”), che aspetta altre adesioni all’indirizzo mail appelloperlacultura@gmail.com. Gli intellettuali chiedono ai partiti un “impegno a tutto campo per puntare sulla cultura”, definita “il motore della crescita civile”. Per rilanciare, oltre che l’Italia, l’Europa, “guidandone la rifondazione, restituendo non solo dignità ai cittadini, ma futuro a chi sente di esserne privo”.

L’appello è rivolto “a chiunque, dopo il 4 marzo, avrà responsabilità al governo o all’opposizione” affinché “abbia cura dei diritti dei cittadini”. Dalle colonne del quotidiano di via del Tritone si rilanciano i “primi compiti” per i partiti: ossia “un impegno a tutto campo per puntare sulla cultura” attingendo “anche alla competenza e all’energia delle migliori risorse del Paese”. “A scuola gli allievi prendono a coltellate i professori e i loro genitori li prendono a calci – così esordisce il manifesto – nei musei si oscurano i nudi di Schiele e le bambine di Balthus. Nelle università si riscrive la storia, e nei teatri si riadattano i classici ai pregiudizi contemporanei. Per le strade, il pestaggio sostituisce il confronto delle idee, mentre sul Web spopolano l’insulto e la condanna preventiva. In tutto il mondo, negare la cultura genera nuova violenza, ma in Italia si aggiunge il rischio della dissoluzione civile”.