Totò Riina è morto, la mafia no: ora il capo dei capi è Matteo Messina Denaro

di Redazione
17 Novembre 2017

Totò Riina è morto. Il capo dei capi, che da giorni era in coma dopo due interventi, ha smesso di vivere alle 3.37 nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Ieri aveva compiuto 87 anni. Operato due volte nelle scorse settimane, dopo l’ultimo intervento era entrato in coma. Riina, per gli inquirenti, nonostante la detenzione al 41 bis da 24 anni, era ancora il capo di Cosa nostra.

Con la sua morte restano senza risposte molte domande: sui rapporti mafia e politica, sulla stagione delle stragi, sui cosiddetti delitti eccellenti, sulle trame che avrebbero visto Cosa nostra a braccetto con poteri occulti in una comune strategia della tensione. Riina non ha mai mostrato alcun segno di redenzione. Fino alla fine quando, al processo trattativa, citato dalla Procura è rimasto in silenzio.

Con il marito rinchiuso al 41bis, sua moglie Ninetta Bagarella è da tempo depositaria di un patrimonio fatto di immobili, terreni, denari per lo più intatto. Non sono bastati i sequestri che negli anni hanno provato a erodere la ricchezza dei Riina, anche grazie a un complesso sistema di intestazioni fittizie e conti mezzi vuoti.

L’ultimo colpo al tesoro del Capo dei capi era arrivato pochi giorni fa con il sequestro dei Ros di tre società, la storia villa di Mazara del Vallo, 38 conti bancari e 84 ettari sulla carta della mensa arcivescovile di Monreale e della parrocchia di Santa Maria del Rosario. In tutto circa 1,5 milioni di euro. Ed è solo la punta dell’iceberg.

Nelle prossime settimane intanto la “cupola” dei capi mandamento tornerà a riunirsi per la prima volta dopo quel 15 gennaio 1993 in cui Totò Riina, venne arrestato. Da allora, il capo della mafia è rimasto sempre e comunque lui, perchè è convinzione degli inquirenti che i capi mandamento non abbiamo mai voluto riconoscere quel ruolo a Bernardo Provenzano, neppure tra il 1993 (arresto di Riina) e il 2006, anno della cattura del latitante più ricercato al mondo. La successione a Riina, peraltro, sembra scontata: il nome è quello di Matteo Messina Denaro. Fu lo stesso Riina a “incoronarlo” nel 2013 in carcere. In una intercettazione ambientale, il boss appena morto disse che “Una persona responsabile ce l’ho e sarebbe Messina Denaro”. Messina Denaro è latitante. Chissà che questa “chiamata” alle armi non lo renda più vulnerabile.