Charlie Gard, qualcuno mente sul caso del piccolo ostaggio della burocrazia
11 Luglio 2017
L’Alta Corte di Londra ha rinviato la decisione sul destino di Charlie Gard, il piccolo di 11 mesi affetto dalla sindrome da deplezione del Dna mitocondriale malattia considerata incurabile. “Esaminerò il caso giovedì di questa settimana e potrei essere in grado di risolverlo. Oppure no”, ha stabilito Nicholas Francis, il giudice sotto il quale si sta svolgendo l’udienza di ieri e lo stesso che finora ha seguito il caso. Al termine dell’udienza il magistrato ha affermato che i genitori potranno esporre le “nuove informazioni” che dicono di avere sulla cura sperimentale per il bimbo.
Durante la seduta i genitori Chris Gard e Connie Yates hanno chiesto di poter sottoporre il bimbo a terapie sperimentali all’estero. E il legale della famiglia aveva anche chiesto più tempo, e cioè che l’udienza decisiva si tenesse tra il 25 e il 27 luglio, dal momento che alcune nuove evidenze scientifiche sul trattamento sperimentale a cui i genitori vorrebbero sottoporlo non saranno disponibili prima del 21.
Non sono mancati i momenti di tensione nel corso dell’udienza. Proprio mentre il legale del Great Ormond Street Hospital parlava delle terapie davanti al giudice la madre ha gridato “Vi stanno mentendo”, rivolto a Francis. Il legale dell’ospedale affermava davanti al giudice che le prove portate dalla famiglia del bambino e relative alla terapia si riferiscono a patologie unicamente muscolari e non ai danni al cervello e che le presunte evidenze da nuove ricerche provengono solo da laboratori e non da test su pazienti.
“Non c’è alcuna persona vivente che non vorrebbe salvare Charlie”, ha detto il giudice nel corso di quella che è diventata un’udienza drammatica, in cui il legale dei genitori è arrivato anche a chiedere se non debba essere un altro giudice a esaminare queste nuove evidenze, visto che la Corte così composta aveva già rigettato il caso. Osservazione alla quale Francis ha replicato: “Io ho sempre fatto il mio lavoro e continuerò a farlo”, aggiungendo che a suo avviso “sarebbe sbagliato cambiare giudice”.
Le speranze della famiglia Gard si sono riaccese alcuni giorni fa, proprio quando i medici sembravano sul punto di staccare la spina alle macchine respiratorie – contro la volontà dei genitori – ritenendo che il bimbo non sarebbe potuto migliorare. L’ospedale vaticano Bambin Gesù ha scritto al Great Ormond Hospital spiegando di aver lavorato con un team internazionale ad un protocollo sperimentale che potrebbe funzionare. I medici inglesi se ne sono convinti e si sono rivolti all’Alta Corte. Il nuovo interlocutorio pronunciamento dei giudici è arrivato dopo una lunghissima battaglia legale combattuta dai due genitori fino alla Corte europea dei diritti umani. Negli Stati Uniti, intanto, è praticamente tutto pronto. Lo stesso presidente Donald Trump si è speso perché Charlie venga accolto. E due deputati – Brad Wenstrup e Trent Franks, entrambi repubblicani – presenteranno una proposta di legge al Congresso perché al piccolo e alla sua famiglia venga data la residenza statunitense.
Una cosa è certa. Che siano vere o meno le illazioni della mamma del piccolo, qualcuno che non ha detto tutta la verità in questa storia c’è di sicuro. I medici che vorrebbero strapparlo alle sofferenze e regalargli una “morte dignitosa” ma lo costringono a stare imprigionato da oltre 3 mesi, i giudici che sostengono di lavorare per la sua vita ma non accettano alcun tipo di consulto al di fuori di quello degli stessi medici dell’Ospedale di Londra, il team internazionale che sostiene che le cure possano avere effetto ma senza avere evidenze scientifiche al di fuori di un laboratorio. La vittima, comunque, è sempre la stessa.