Disoccupazione giovanile, in un convegno alla Camera le ricette del Periscopio

di Redazione
31 Maggio 2017

«Lavoro per tutti, non reddito per tutti», è stato questo il filo conduttore del convegno dal titolo “Il lavoro di cittadinanza come risposta alla disoccupazione, specie giovanile” tenutosi lunedì pomeriggio in Aula Aldo Moro a Montecitorio.

Il discorso tenuto tre giorni fa da Papa Francesco nei cantieri genovesi non ha lasciato indifferenti i relatori che in più occasioni hanno sottolineato l’importanza del lavoro non solo come salario, ma soprattutto come strumento di dignità e realizzazione dell’uomo stesso, e non causa di esclusione e alienazione del giovane.

Ad aprire i lavori due dei soci fondatori dell’associazione “il Periscopio”, Lamberto Dini che ha mostrato la sua preoccupazione e indignazione per l’accordo dei politici italiani sul redigere la Legge di Bilancio solamente dopo le elezioni, anticipate a settembre, e Antonio Marzano che ha individuato come prima causa dell’elevata disoccupazione giovanile – più del 40% in Italia –  uno Stato invasivo e inefficiente. La risposta non è un quindi un reddito di cittadinanza, bensì lavoro di cittadinanza, una forma di sostegno che necessita delle risorse non solo pubbliche, ma soprattutto private.

Come ha ricordato nel suo intervento l’Onorevole Pino Pisicchio, Presidente del gruppo misto alla Camera e del Comitato d’attuazione del Codice Etico dei Deputati che li obbliga a rendere pubblici averi, patrimoni e conflitti d’interessi, prima dei pentastellati, già Brunetta, Renzi con il lavoro di utilità sociale e il sostegno economico e il Professore Boeri con l’idea di reddito minimo per gli over 55, avevano avanzato la proposta di un reddito di cittadinanza. Ma andando ancora più indietro, l’economista statunitense Milton Friedman, fervente sostenitore della teoria liberista, aveva proposto un sistema di reddito di cittadinanza basato su un’imposta negativa per i meno abbienti che prevedeva un aiuto statale. Ma da una dimensione di reddito, Pisicchio pone l’accento sull’importanza del lavoro di cittadinanza, sistema che l’Italia aveva già attuato con la legge 285/77, un intervento legislativo che sosteneva il privato e incentivava l’imprenditore a impiegare i giovani di età compresa tra i 15 e i 32 anni in attività agricole, artigiane, commerciali, industriali e di servizio. Un’esperienza che nonostante la crisi era riuscita a dare una risposta positiva.

A concludere la prima parte del convegno è stato Francesco Giubilei, responsabile di “Nazione Futura”, che da giovane imprenditore ha fornito il suo punto di vista in tema di disoccupazione giovanile, proponendo tre idee che secondo il think tank potrebbe risollevare la profonda crisi italiana: l’incremento dell’alternanza scuola-lavoro, l’introduzione delle facoltà a numero chiuso al fine di migliorare la preparazione tecnica, matematica e alfabetica dei giovani italiani e la non tassazione per i primi due anni di attività per le nuove imprese aperte da under 35.

Conclusasi la prima parte del dibattito, il moderatore Luigi Tivelli, membro e cofondatore de “il Periscopio”, ha dato il via alla Tavola Rotonda durante la quale sono intervenuti il deputato del centro-destra, Daniele Capezzone; il giurista ed ex sottosegretario del Governo Monti, Carlo Malinconico; il vicepresidente dei giovani di Confindustria, Francesco Ferri e l’economista ed ex viceministro dell’Economia e delle Finanze del Governo Berlusconi, Mario Baldassarri.

Gli interventi, chiari e incisivi, hanno portato alla luce i problemi dell’Italia, le cause della disoccupazione, specie giovanile e il perché di un’idea di lavoro di cittadinanza. Capezzone ha basato il suo discorso sulle nove celebri parole di Ronald Reagan che, scettico sulle capacità del governo, ironizzò nel 1988 dicendo: «Salve, sono del governo, e sono qui per aiutare». Inutile e inefficace un intervento risolutivo del governo che da parte sua dovrebbe porre fine agli inganni, alle strategie di negazione su debito, tasse e spese e ai lavori socialmente utili, per favorire l’avvento di una rivoluzione positiva, come la Sharing Economy.

Malinconico ha posto l’accento sull’importanza del Diritto al Lavoro, ripreso da Ferri che ha delineato la centralità del ruolo dell’imprenditore nell’occupazione giovanile che può essere incrementata attraverso un “patto per i giovani” che dovrebbe attuare il governo per stimolare il matching tra domanda e offerta.

A conclusione della Tavola Rotonda, Baldassarri ha assunto una posizione differente dai relatori che lo avevano preceduto, riconoscendo due possibili rischi derivanti dal lavoro di cittadinanza: il rischio di lavori socialmente utili, inutili sul piano economico, e il rischio di ipocrisia collettiva che copre il nodo vero dell’occupazione italiana. Ricordando il Documento di programmazione finanziaria redatto nel 2001, ha voluto aprire gli occhi ai più affermando che la vera crisi si deve ai 150 miliardi di potenziali risorse che ogni anno vengono gestiti da 4-5 milioni di persone.

Dopo gli interventi di due giovani italiani, Monica Montenegro e Daniele Saponaro, che affrontano la disoccupazione giovanile con quel barlume di speranza di cambiamento ancora acceso, ha preso la parola Lamberto Dini che ha concluso il convegno tirando le somme del discorso: il governo non può risolvere la crisi, occorre più intervento dei privati e più flessibilità per incentivarli.

La questione della disoccupazione non è giunta ad una risposta definitiva, ma sicuramente se ne continuerà a parlare al fine di trovare una soluzione duratura.

Alessandra D’Ippolito