“I migranti devono conformarsi ai nostri valori”. Ma a quali di preciso?
17 Maggio 2017
Ogni volta che si sente parlare di ‘valori dell’Occidente’ c’è da toccarsi le palle perché cominciano a girare come Mangusta, gli elicotteri dell’Esercito. “Non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”: così si è espressa la Bocca della Verità, cioè la Corte di Cassazione, cassando il diritto del sikh di andarsene a zonzo con il pugnale ultrasacro – si chiama kirpan – nella cinta. La vera notizia è che la Corte suppone che l’Occidente abbia dei “propri valori”. Partiamo da un paio di cose facili facili. Primo: se i ‘valori dell’Occidente’ sono riassunti nella trinità “Liberté, Égalité, Fraternité”, beh, occorre ricordarsi che quei fausti valori sono stati imposti con la ghigliottina. La fratellanza è lecita se la pensi come me, altrimenti ti mozzo la zucca, che svolazza come una stella cometa. Secondo: se i ‘valori dell’Occidente’ sono quelli propagati dal Cristianesimo, sappiamo com’è andata. Ammazzamenti a go-go.
Prima che il buonismo venisse spezzato sull’altare come il pane, prima di passare da Mozart alle schitarrate in sacrestia, dalla Messa in latino alle scampagnate, dalle chiese affrescate da Michelangelo alle basiliche di cemento che sono un pugno allo stomaco estetico, funzionava che se credi in quello che credo io bene, altrimenti ti passo a fil di spada, vai a giustificarti direttamente di fronte al Padre Eterno. Più che brindare con il sangue di Cristo nel calice, i bravi cristi hanno dissanguato la Storia. D’altronde, un rosario stretto al collo è più letale della lama spuntata di un coltello manovrato dai sikh, che serve, peraltro, a proteggere i deboli mica per sacrificarli al dio degli eserciti. Eurocentricamente parlando, l’Occidente, idra scatenata, con una gola proclama la fiera degli ideali e con l’altra li sputtana. “Tutta l’Europa, o per lo meno i suoi rappresentanti più eminenti, quegli stessi uomini e quelle stesse nazioni che hanno gridato contro la schiavitù, hanno distrutto il commercio dei negrieri, proclamato i diritti dell’uomo, creata la scienza e sbalordito il mondo con la sua forza, che hanno animato e celebrato l’anima umana con l’arte e i suoi santi ideali, acceso l’entusiasmo e la fede nel cuore degli uomini promettendo loro in un prossimo futuro giustizia e verità; questi stessi popoli e nazioni hanno voltato le spalle a milioni di esseri infelici, cristiani, uomini, loro fratelli, morenti, insultati, e aspettano con impazienza e speranza l’istante in cui saranno schiacciati come cimici e ammutoliranno finalmente le loro disperate grida di aiuto, che ora irritano l’Europa”.
Questo non è il Papa sull’ennesima strage dei cristiani ignorata da troppi, ma Fëdor Dostoevskij, nell’agosto del 1876. Eccoli, i valori dell’Occidente smutandati a dovere, è l’eterno ritorno dell’uguale, direbbe Friedrich Nietzsche, il quale si è prodotto nella più possente devastazione dei valori occidentali mai prodotta dalla filosofia – creatura occidentale che non ha prodotto altro che questo: non sappiamo chi siamo, cosa vogliamo, e che ci stiamo a fare al mondo. L’unico valore propugnato dall’Occidente è il ‘valore aggiunto’, che è quello che fa guadagnare un’impresa. E il suo contrario, l’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, con cui ingrassa lo Stato. Eccoli, i fatidici valori dell’Occidente. Guadagnare tanto fottendo il prossimo. L’impresa cerca di fottere il compratore. Lo Stato tenta di fottere l’impresa. “Cibo e divoratori di cibo, così considera il mondo”. Questo non è il Vangelo, ma è vangelo per gli induisti. Ecumenicamente, in fondo, condividiamo tutti gli stessi valori.