I rapporti tra Ong e scafisti: tutti gli aspetti dell’immigrazione incontrollata

di Redazione
4 Maggio 2017

È degli ultimi giorni la questione sollevata da media e apparati di potere riguardo le dichiarazioni del Procuratore di Catania Zuccaro sulle collusioni tra Ong e scafisti. Sono di vario tipo le vicende e gli aspetti di tutta la faccenda, alcuni di tipo particolare altri che chiamano in causa meccanismi storici di ampia dimensione.

Innanzitutto dal punto di vista giudiziario, quelle di Zuccaro, in quanto semplici dichiarazioni non legate ad atti giudiziari, non sono state esenti da critiche come per esempio dal presidente del Senato Grasso. In realtà un’inchiesta del genere meriterebbe tribunali di competenza sovranazionale, pensiamo solo agli interessi in gioco e alla pressione alla quale può essere sottoposta una procura della repubblica.

Senza scomodare tesi che rientrerebbero all’interno di teorie del complotto, è semplicemente un dato di fatto messo in luce da Agenzie come Frontex oppure da inchieste precedenti come Mafia Capitale, oltre che dal semplice buonsenso, che i migranti costituiscono una vera e propria miniera di soldi per i negrieri del XXI° secolo. Pensiamo solo alla provata vicenda dei coniugi Catrambone. Altro dato incontrovertibile, risultato da numerose inchieste giornalistiche, è quello relativo alla ripartizione finale dei soldi destinati ad ogni migrante. A questi va, come sappiamo, solo una minima parte dei soldi stanziati, il resto vanno tutti nelle tasche dei circuiti di “associazioni” di vario tipo del terzo settore (vedi sempre inchieste Mafia Capitale).

Altri livelli di vario tipo sono presenti nella questione, tutti da affrontare senza pregiudizi e luoghi comuni di alcun genere. Innanzitutto è innegabile che l’immissione di nuova manovalanza nel tessuto economico europeo già debole, per le questioni strutturali, porterebbe ad un ulteriore deprezzamento del costo del lavoro. Allo stesso modo è ovvio che sommando al piano economico anche quello di tipo etnico-culturale, sì andrebbero a creare nuove contraddizioni. Così si viene a creare la logica dei due fronti da contrapporre -xenofobi e umanitaristi – tanto cara a circuiti politici demagogici e socialdemocratici, oltre che agli stessi creatori del fenomeno migratorio.

Ricordiamo anche un altro piano del discorso, che è quello oramai evidente ad un occhio attento a determinati processi storici “non lineari”. Per cui per tutta una serie di ragioni – da quella economico-sociale a quella identitario-tradizionale – forze “nascoste” muovono per un vero e proprio piano di sostituzione etnica dei popoli d’Europa con quelli provenienti da Africa e Paesi Arabi. Al di là di quanto possano pensare i professionisti del pensiero unico e del politicamente corretto, la storia è piena di complotti riusciti e non riusciti, e questa variante è sempre da tenere in conto nella corretta lettura dei processi storici.

Altre osservazioni possono essere fatte riguardo la questione migrante, un termine che ha scalzato la dicitura più corretta di immigrato, ovvero del soggetto che si inserisce in un altro contesto geopolitico che non è il suo proprio. Il migrante evoca, invece, un’accezione da cosmopolita, nel senso negativo del termine. Un cittadino del mondo strumento di comodo nelle mani del capitalismo finanziario apolide. Questo mira ad avere soggetti “senza patria”, senza comunità di riferimento, senza storia, senza identità e che in quanto tali sono sempre più ricattabili. Per rendere chiaro il ragionamento, bisogna partire da determinate premesse. Innanzitutto sarebbe opportuno abbandonare la manomissione da parte delle potenze occidentali di territori dell’Africa e del Medio Oriente. E in questo caso anche la parola d’ordine, di certe forze sovraniste nostrane, “aiutiamoli a casa loro” fa presupporre una grossolaneria pietistica, verso popoli che nella storia hanno già dimostrato di battersi per l’autodeterminazione. In questo quadro va smitizzata la figura del profugo che fugge dalle guerre. Certo il diritto naturale e la dignità della persona viene prima di tutto, e quindi un ragionamento di assistenza in questa chiave va giustamente fatto. Ma non tutti “scappano” dalla propria terra, vedi il popolo curdo. E pensiamo poi se in altri periodi storici i popoli fossero scappati con un’aggressione in corso ad opera di potenze straniere, non avremmo avuto le vicende del Vietnam o di Cuba.

L’importante è, nell’analisi di questa questione, affrontare i fatti senza schematismi ideologico-culturali che costituiscono inevitabilmente la tomba di ogni eventuale ipotesi di ricerca. A riguardo un’altra legge della storia vuole che laddove è presente un tabù, vi è sempre una forza in azione che trae benefici da questo tabù. Benefici di ogni tipo, anche dei più impensabili.

Roberto Siconolfi