Siria, il cieco istinto anti-Assad che nega dignità alle vittime innocenti
6 Aprile 2017
Le questioni di politica internazionale ritornano sullo scenario siriano e più in generale sul rapporto Russia-Occidente. Su queste, il mainstream mediatico suggerisce, fabbrica e strumentalizza la notizia. Abbiamo due fatti: uno che c’è stata l’esplosione di un deposito di armi chimiche a Idlib, in Siria, che ha causato la morte di 74 vittime (bilancio destinato a salire) e l’altro l’uso strumentale che i media, tra cui giornalisti di prim’ordine, hanno fatto di questa notizia in chiave anti-Assad e anti-Putin. Poi si è saputo, che i gas sprigionati venivano dall’esplosione di un deposito nelle mani dei cosiddetti “ribelli” dovuta al bombardamento dell’esercito siriano. Ancora, sui gas sprigionati si è scoperto che non si trattava del Sarin, tanto evocato dai media, ma non per questo meno velenoso.
Innanzitutto veniamo alla notizia tragica delle morti alle quali bisognerebbe restituire il vero valore. C’è stata una strage – tra gli altri – di 24 minori, le cui immagini fanno il giro del mondo smuovendo le coscienze delle persone. Sulle notizie fornite dagli “elmetti bianchi” vicini ad Al Qaeda, che controllano la zona, l’Osservatorio per i Diritti Umani in Siria con sede a Londra, “fabbrica” la notizia rivolgendo tutto lo sgomento e la rabbia per i corpi inermi contro Assad il “tiranno”. Secondo questa informazione l’esercito regolare siriano sarebbe stato responsabile di un bombardamento al gas Sarin contro la popolazione. La diffusione di questa “notizia” rimanda inevitabilmente al 2013, quando la presidenza Obama, avendo saputo dell’uso di armi chimiche da parte dei governativi, si preparava per un’operazione di guerra contro il “regime”. L’operazione fu sventata dalla proposta formulata da Assad e Putin di mettere sotto il controllo dell’ONU i depositi di gas che servivano come deterrente contro la vicina potenza atomica di Israele. Tuttavia inchieste successive portate avanti e relazionate da organi non schierati geo-politicamente al fianco della Siria (Commissione ONU, Huffington Post, MIT), riportarono esattamente dell’inverso, e cioè che erano stati i “ribelli” ad usare le armi chimiche. Ovviamente – come sappiamo da documentazioni – fondi, equipaggiamenti e armi ai settori dell’opposizione anti-Assad sono stati forniti dagli USA di Obama e dell’allora segretario di stato Clinton, oltre che dalla Turchia di Erdogan, all’epoca schierata in funzione anti-siriana.
Il problema fondamentale è – senza eludere le questioni tragiche della guerra – chi specula su queste notizie e a che fine? Avranno forse un collegamento le ingenti campagne mediatiche ed ideologiche – che hanno presentato sin dal 2011, diversi paesi arabi come “dittature” da sovvertire – con le centrali di potere economico-politico e militare che poi sono andati ad invadere i suddetti paesi? Qual è la logica che sta dietro la fabbricazione di notizie “certe” che ad esempio, nel giro di poche ore dopo la strage hanno parlato di una telefonata tra Erdogan e Putin, a conferma del coinvolgimento di quest’ultimo nell’accaduto? Ancora, ci sono dei collegamenti, invece, che possono far pensare che un fil rouge leghi l’addossamento delle responsabilità degli attentati a San Pietroburgo allo stesso governo russo – ai fini di una stabilizzazione interna o a causa degli “stermini” in Siria – al fatto che ora sia stato il governo siriano, sostenuto dalla Russia, a bombardare bambini inermi col gas?
Innanzitutto si evince da quest’ultimo punto, cioè dell’attentato voluto dal governo russo, come alcuni guru della stampa nostrana siano diventati più complottisti dei complottisti che loro stessi attaccano. Stessa supposizione era stata fatta per il golpe in Turchia. Nei tg nostrani passò la notizia per cui era stato stesso Erdogan a provocare il colpo di stato per giustificare le epurazioni successive. Queste visioni dei fatti possono però essere ribaltate. Perché mai Assad avrebbe dovuto bombardare la sua stessa popolazione col gas? Possono davvero essere così “cattivi” Erdogan e Assad – e non escludiamo questa possibilità soprattutto nel primo caso – al punto di essere “stupidi”? E sapendo, cioè, fino a che punto i media possono mettere al loro servizio questi fatti e giustificare eventuali azioni politico-militari.
La questione centrale è riprendere il bandolo della matassa, e ricercare il percorso delle notizie. L’Osservatorio per i Diritti Internazionali in Siria, ha immediatamente fatto suo l’accaduto della strage, dando per certe le colpe dell’esercito siriano. Poi la notizia viene ulteriormente gonfiata dai media nostrani, i quali indirettamente creano un ponte con le responsabilità del governo russo per gli attentati di San Pietroburgo. Infine si prepara un’offensiva mediatica, se non militare, contro Siria e Russia.
Che dire poi della definizione di “ribelli” o “ribelli moderati” affibbiata in Siria ai tagliagole vicini ad Al Qaeda e all’ISIS. Così come per la scarsa rilevanza data alle vittime di San Pietroburgo rispetto ai numerosi “Je Suis” all’epoca di Charlie Hebdo, ai fatti e ai morti viene dato peso a seconda delle convenienze.