I populismi di tutta Europa “pensionano” il bipolarismo
18 Marzo 2017
Dopo la vittoria della Brexit e di Trump alcuni analisti si aspettavano l’effetto domino in tutte le elezioni europee. Lo tsunami populista avrebbe sommerso la politica europea cambiandone completamente lo spettro politico.
Il primo appuntamento in Europa per scoprire l’effetto populista dopo Trump erano le elezioni olandesi, dove il populista Geert Wilders sfidava il premier uscente Mark Rutte. I catastrofisti che avevano previsto l’ondata populista sono stati tutti smentiti e Wilders non è riuscito ad imporsi. Rutte ha vinto le elezioni e dovrà formare ora un governo di coalizione per governare.
È molto probabile che si osservi il medesimo risultato sia nelle prossime elezioni francesi sia in quelle tedesche con il Front National di Marine Le Pen e il partito di alternative für deutschland che non saranno in grado di andare al potere. Gli europeisti possono dunque tirare un sospiro di sollievo? Non proprio. Esultare perché i populisti non hanno vinto, considerandoli come un esperimento politico fallito, non può che essere un gravissimo errore.
Per prima cosa si deve notare che il consenso di questi partiti è in continuo aumento e questo mostra tutta l’incapacità dei partiti tradizionali nel rappresentare gli strati di popolazione che si trovano in condizioni di maggior difficoltà economiche e sociali.
Ancor più importante è osservare il modo in cui i partiti tradizionali riescono ad arginare il populismo. Il populismo viene e verrà probabilmente sconfitto nel medesimo modo: una grande coalizione tra i partiti tradizionali. Nei paesi con un sistema elettorale proporzionale i partiti tradizionali creano una larga di coalizione di governo ponendo fine così al bipolarismo degli anni passati, in un sistema elettorale come quello Francese, a doppio turno, la grande coalizione è invece quella degli elettori che si coalizzano al secondo turno votando per il candidato non populista.
Gli effetti del populismo sono quindi abbastanza chiari: lo scardinamento del bipolarismo fondato sul binomio destra-sinistra. Non molto tempo fa, opposizione e governo erano determinati dal binomio destra-sinistra il quale poggiava le sue basi su due differenti ideologie politiche che contraddistinguevano i due schieramenti in campo. Ora, con i populisti, questo binomio sembra essere stato completamente scardinato in favore di un binomio diverso: quello dei populisti contro i partiti dell’establishment. Certamente la banale ed erronea rappresentazione populista del popolo in rivolta contro le èlite corrotte non è che uno slogan elettorale. Il popolo, infatti, non appartiene a nessun partito.
Non si può però non osservare che i populisti ottengono successi crescenti perché larghe fette di società non si sentono più rappresentate dai partiti tradizionali che infatti sono in grado di evitare la vittoria populista solo attraverso delle larghe intese. Sarebbe quindi un gravissimo errore pensare che, siccome i populisti non salgono al potere, allora questi non sono che un gigantesco bluff come a qualche politico e a qualche giornalista piace molto raccontare. Gli effetti politici del populismo sono ben visibili e portano con sé un grave rischio per i partititi tradizionali.
Le grandi coalizioni rappresentano il sintomo di una malattia del sistema politico, incapace attraverso i partiti tradizionali di trovare risposte adeguate alle difficili condizioni economiche e sociali. Una grande coalizione è certamente in grado di prendere delle decisioni importanti ma porta con sé il rischio di scontentare tutti gli elettori, sia quelli dei partiti tradizionali, che vorrebbero implementate le politiche del proprio partito (di destra o di sinistra), sia gli elettori che hanno votato per i partiti populisti, che vedranno così confermata l’analisi populista del popolo in rivolta contro l’establishment politico, costretto a coalizzarsi innaturalmente per evitare la vittoria dei populisti. In Grecia i partiti tradizionali sono scomparsi e in Italia, dopo due governi di grande coalizione e un terzo che si reggeva su frammenti della destra, i populisti sembrano godere di ottima salute. Prima di tirare un sospiro di sollievo per la non vittoria dei populisti sarebbe molto più indicato comprendere l’enorme impatto politico che questi stanno avendo e magari incominciare a pensare a come risolvere i problemi dei cittadini, perché, se per ora il problema sono i populisti (che non vincono), in futuro il rischio è che il potere vada ad un “uomo forte” ed in quel caso la stessa democrazia sarebbe a rischio.