Come il riscaldamento globale manda in tilt l’informazione

di Redazione
13 Marzo 2017

A Dicembre dell’anno scorso mi sono ritrovato a scrivere una piccola rubrica, di tre articoli, dove cercavo di affrontare e di spiegare razionalmente la problematica del riscaldamento globale causato dall’uomo; negli scritti appena citati illustravo la ragionevolezza di quella teoria che esclude una responsabilità umana nell’attuale aumento della temperatura terrestre. Bisogna quindi porre l’accento su come non si stia negando in alcun modo un riscaldamento globale, ma di come invece si discuta se quest’aumento di temperature sia dovuto o meno all’operare umano.

Scrivo ciò non perché abbia una particolare affezione alla problematica ma, semplicemente, per il fatto di aver letto un articolo inerente all’argomento su Repubblica.it, dove si trattava delle dichiarazioni di Scott Pruitt, il nuovo capo dell’Environmental Protection Agency (Epa, l’agenzia federale per l’ambiente). Egli ha affermato quanto segue: “Credo che misurare con precisione l’impatto dell’attività degli uomini sul clima sia qualcosa di molto difficile. Sul livello di questo impatto mi sembra che esista un immenso disaccordo, io direi che le emissioni di CO2 non incidono, non sono d’accordo che si tratti di un fattore primario nel riscaldamento globale”.

Partendo dalla presentazione che la testata giornalistica fa di Scott Pruitt, dove si evidenziano le battaglie ideologiche che ha portato avanti nel corso della sua vita, come l’esser contrario all’aborto ed ai matrimoni fra due persone dello stesso sesso, lotte in cui Repubblica si è sempre trovata nello schieramento opposto rispetto al nuovo capo dell’Epa, si può capire come il giornalista miri a dare al “suo” lettore, sin dall’inizio del pezzo, un ritratto negativo di Pruitt attraverso argomenti che nulla centrano con la tematica centrale dell’articolo, ovvero il cambiamento climatico.

Alberto Flores D’Arcais, l’autore dello scritto che sto analizzando, evidenzia come il nuovo capo dell’Epa voluto dal Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, non sia uno scienziato ma bensì un avvocato che, nonostante non abbia competenze elevate in ambito scientifico, vada contro, cito testualmente, ad “una posizione molto chiara nella comunità scientifica internazionale”. In realtà nelle dichiarazioni Scott Pruitt non teorizza nulla di nuovo ma si rifà alle teoria di una parte consistente della stessa comunità scientifica internazionale, che va contro quell’organismo – i cui membri sono scelti attraverso nomine politiche/governative – che sostiene la responsabilità diretta delle attività umane nel Global Warming.

L’organismo in questione, sponsorizzato dall’Onu, si chiama Ipcc che altro non è che l’acronimo di International Panel on Climate Change. Essendo quest’organo costituito tramite nomine politiche è evidente che esso verrà composto da quegli uomini di scienza che attribuiscono alle attività umane la responsabilità dei cambiamenti climatici. La parte della comunità scientifica che non crede a tutto ciò si è riunita in un altro organismo, l’N-Ipcc, che formatosi spontaneamente senza alcuna nomina politica, si è dato lo stesso compito dell’Ipcc, e cioè valutare criticamente la letteratura esistente sulle responsabilità umane sul clima, giungendo però a conclusioni opposte: la natura, e non l’attività umana governa il clima (Il rapporto prodotto da tale organismo conta oltre 700 pagine). Quella dichiarazione è stata sottoscritta da oltre 3800 fisici dell’atmosfera e geologi, 1000 matematici, oltre 5800 fisici, oltre 4800 chimici, circa 3000 biologi, oltre 3000 medici e oltre 10000 ingegneri. Il primo firmatario della petizione è Frederick Seitz che fu presidente sia dell’American Physical Society che dell’Academy of Sciences americana.

Non bisogna poi far passare inosservate le dichiarazioni di alcuni premi Nobel per la fisica, come Carlo Rubbia o Ivar Giaever, dove anch’essi affermano l’erroneità dell’ipotesi antropica riguardante il riscaldamento globale. In poche parole l’argomento del consenso scientifico su cui fa leva il giornalista di Repubblica non è poi così fondato come ci vuole far credere; consenso scientifico che, alla fin fine, non ha poi così tanto spazio nel mondo scientifico dato che in esso contano esclusivamente i fatti. Fatti che, come già trattato nella rubrica sovra citata, dimostrano come l’operare umano non abbia nessuna rilevanza nei vari cambiamenti climatici.

Federico Cavalli per motoretrogrado.it