Dove sono la riforma del processo penale e la legge sulle liberalizzazioni?
22 Febbraio 2017
Un mondo dell’informazione ben poco attento al lavoro parlamentare e legislativo e aduso invece a rincorrere, nel gioco del presentismo italiano, le dichiarazioni e le battute di una classe politica fatta in buona parte di tanti nuovi dilettanti, non si è accordo che nell’ultimo anno il Parlamento non ha prodotto quasi niente. In un quadro in cui ormai da tempo larghissima parte dell’agenda del Parlamento viene dettata dal Governo e dalla maggioranza, tutta la macchina del Governo a guida Renzi era concentrata sul referendum, e il trend della produzione legislativa parlamentare si è fermato, a parte la conversione in legge di qualche decreto urgente.
Eppure, non è che ci fosse tanta carne al fuoco, ma c’erano, tra gli altri, due importanti piatti riformatori da servire, da lungo tempo in preparazione o già precotti nelle cucine di Camera e Senato: la riforma del processo penale e la legge annuale sulle liberalizzazioni. La prima giace da lungo tempo al Senato e vede riproporsi periodicamente conflitti in seno alla maggioranza ogni volta che se ne profila la ripresa dell’esame. Il caso della legge annuale sulle liberalizzazioni è più significativo. Istituita sei anni fa, è stata adottata una sola volta, e reca limitate liberalizzazioni nei settori delle assicurazioni, delle farmacie, delle professioni e in altri campi. Grazie però al lavorio di lobby e ad emendamenti nel corso dell’esame parlamentare, l’impatto liberalizzatore si è ulteriormente ridotto. Ciò nonostante, da più di due anni è ancora incagliata, mentre OCSE, Banca d’Italia e altre istituzioni sottolineano quanto rilevante sarebbe il beneficio anche di limitate liberalizzazioni per l’economia italiana.
A questo punto, non sarebbe il caso di sbloccare finalmente almeno queste due leggi? Salvo che si ritenga che la riforma elettorale sia il nuovo Godot, e che i nostri parlamentari continuino a non produrre sostanzialmente alcunché aspettando il nuovo Godot, così come per un anno non hanno prodotto niente aspettando il referendum-Godot. Sarebbe poi il caso, ora che sembra essere venuto meno il rischio di elezioni a giugno, che il Governo detti al Parlamento un’agenda legislativa e riformatrice, che rifletta le vere emergenze del Paese. È stato lo stesso Premier Gentiloni ad indicare, nelle dichiarazioni programmatiche, le due priorità del Mezzogiorno e dell’occupazione giovanile: a questo dovrebbero seguire iniziative legislative conseguenti. Finita la parentesi del referendum e degli appelli al popolo è il caso di riprendere il cammino proprio delle forme di governo parlamentari in cui il Governo propone l’agenda legislativa e riformatrice e impegna il Parlamento a esaminarla ed approvarla.