Si parla solo del Pd e delle lotte politiche: ma il debito pubblico vola…

di Redazione
21 Febbraio 2017

Una delle cose che mi stupisce di più nel confronto politico italiano, in questa fase più che mai, è che prescinde quasi totalmente dai veri problemi del Paese. Nel PD si scannano, con il rischio di una progressiva balcanizzazione (e di scissione) su date del Congresso, primarie, formazione delle liste elettorali, data delle elezioni. Nel centrodestra, anche lì, su primarie, leadership, alleanze e quant’altro. In seno ai cinquestelle il confronto è su “non statuto”, regole per scegliere i nuovi leaderini o i “badanti” per la Sindaca romana beneficiaria di polizze o sui metodi per mettere all’indice i giornalisti sgraditi. Dei veri problemi del Paese, di come ridurre il debito pubblico che viaggia ben oltre il centotrenta per cento del PIL, di come combattere la disoccupazione giovanile che supera il quaranta per cento, di come affrontare la questione del Mezzogiorno, o la questione della nuova povertà, di ciò che dovrebbe essere oggetto della vera politica, sembra non interessare niente a nessuno.

La vera politica, infatti, nei paesi seri e civili, si nutre di una serie di policies, di specifiche politiche pubbliche tese ad aggredire i problemi di un Paese. Da noi, invece, si fa solo politics, soprattutto nella versione di “politica politicante”, fatta spesso di un cicaleccio di dichiarazioni e contro dichiarazioni che durano lo spazio di un tek di agenzia, salvo qualche rara incursione su temi di policies quando qualcuno teme che l’avvio finalmente di qualche tentativo un po’ più serio di nuove politiche pubbliche possa intaccare qualche piccola clientela elettorale. Questo è quanto è avvenuto nei giorni scorsi alla Direzione del PD. Quando l’illustre Ministro Delrio, sempre attento al sistema dei consensi, e il Sottosegretario Giacomelli, che ritiene di dover difendere Poste italiane come soggetto pubblico, hanno sentito il Ministro dell’economia Padoan riprendere finalmente a pronunciare la parola “privatizzazioni” (era ora, dopo molti ritardi!), si sono inalberati in difesa della presenza dello Stato nell’economia. Ora, come abbiamo scritto nel libro di autori vari Meno Stato più società (a cura di Lamberto Dini e Antonio Marzano, Il Periscopio delle idee Ed., 2016) e come Padoan, che è un ottimo economista, sa bene, senza adeguate e progressive privatizzazioni non si può ridurre il debito pubblico che sta raggiungendo la soglia dell’insostenibilità, salvo che Delrio e Giacomelli siano in grado di convincere i mercati finanziari internazionali…

Luigi Tivelli