Il pensiero cattolico e il neo-gnosticismo: caratteristiche e genealogia dello gnosticismo

di Francesco Maria Civili
25 Giugno 2021

Un paio di settimane fa, mi capitò sott’occhio un articolo pubblicato su Il Foglio dal titolo Da QAnon ai woke, la matrice gnostica delle guerre culturali americane; l’autore di questo pezzo si proponeva di evidenziare la presenza del pensiero gnostico nelle attuali correnti estreme della Destra e della Sinistra americana, riuscendoci molto efficacemente. Questa riflessione nasce, dunque, dall’esigenza di approfondire ulteriormente il tema, cercando prima di portare alla luce le caratteristiche e le origini del neo-gnosticismo contemporaneo e in seconda battuta cercare di analizzarlo criticamente attraverso le categorie del pensiero cattolico.

Nell’articolo sopra citato, l’autore ci fornisce una definizione generale di gnosticismo: «l’idea che il mondo sia un grande inganno allestito da un funesto demiurgo, e che l’iniziato possa smascherarlo attraverso una conoscenza liberatrice, che lo illumina sulla vera natura della realtà». Lo gnosticismo ritiene che il mondo in cui noi viviamo sia di per sé maligno perché il suo stesso architetto è un dio malvagio, che ha generato questa realtà al fine di avere dei sudditi sotto il suo comando, da controllare a proprio piacere; i membri delle sette gnostiche si consideravano tra le poche persone consapevoli di questo inganno e dunque cercavano di trovare la via della liberazione, alla ricerca di quella Verità che sta al di là del mondo che conosciamo e al di sopra di quello stesso dio ingannatore.

Queste premesse teologico-metafisiche portano a delle conseguenze sul piano pratico: a livello morale, il limite umano è considerato come sinonimo di privazione perché la natura umana stessa è da considerare come una prigione, essendo stata fatta da una divinità malvagia e ingannatrice; pertanto, lo spirito è più importante del corpo, il quale è solo un vincolo da cui liberarsi. A livello politico, invece, ci sono due implicazioni tra loro antitetiche: l’atteggiamento apolitico, quindi il totale disinteresse per le questioni umane, in quanto ritenute inutili, e l’approdo all’ascetismo, oppure la spinta rivoluzionaria, il regno di questo dio malvagio è giunto al termine e dunque è arrivato il momento di ribellarsi al suo dominio per aprire a una nuova era.

Sin dai primi secoli della sua diffusione nell’Impero romano, la religione cristiana assimilò gli elementi dello gnosticismo: non a caso molti vangeli apocrifi sono impregnati di questa dottrina, un esempio fra tutti è L’Apocrifo di Giovanni, che racchiude anche un’intera mitologia di stampo gnostico. Quando poi il cristianesimo diventò religione di Stato, i Padri della Chiesa cercarono di ripulirlo dalle influenze gnostiche, le quali però si ripresentarono nel corso dei secoli.

Il motivo per cui durante i secoli del cristianesimo le tendenze gnostiche riemersero è molto semplice: la religione cristiana racchiude in sé degli elementi che possono essere erroneamente interpretati in chiave gnostica. Uno dei principi cardini del cristianesimo è infatti l’immagine del Dio Incarnato: Dio si fa uomo e, dopo la crocifissione e la Resurrezione, Egli lascia il mondo degli uomini, mandando sui discepoli lo Spirito Santo, nell’attesa della sua Seconda Venuta, che segnerà la Fine dei tempi e l’inizio di un nuovo Regno. La figura di Cristo che lascia il mondo può essere letta nella visione gnostica: Dio abbandona il mondo, lasciandolo in balia del male, per poi tornare e aprire a una nuova era.

Si possono citare due fenomeni storici dove è emersa la tentazione gnostica. Il primo è il catarismo che si diffuse nell’Europa occidentale tra il XII e XIII secolo e fu condannato da papa Innocenzo III.

Il catarismo si fondava su una visione dualistica di bene e male (eredità manichea) e su una lettura gnostica della realtà: il mondo è stato creato da Satana, che il popolo ebraico venerò come il suo Dio (non è un caso se molte di queste matrici gnostiche sono state alla base dell’antisemitismo occidentale), gli uomini sono angeli caduti, imprigionati in corpi, e Cristo è il salvatore mandato dal Vero Dio per illuminare gli uomini sulla vera natura della realtà e liberarli dalla loro prigionia. Il secondo fenomeno è quello che gli storici chiamano Great Awakenings (Grandi Risvegli), che sono, come scrive lo storico e politologo americano Mark Lilla, «periodi di fervore religioso in cui le schiere di nuovi convertiti si trasformano in una massa di invasati monomaniaci» (Prefazione all’edizione italiana, L’identità non è di sinistra. Oltre l’antipolitica).

Si pensi ad esempio al Secondo Grande Risveglio (1790-1840), dove molti convertiti protestanti pensavano che tale risveglio avrebbe aperto a una nuova era (una visione escatologica molto vicina a quella di stampo gnostico), alimentando così uno spirito rivoluzionario. Non è un caso se ancora oggi nell’attivismo progressista americano ritornano molto parole come awake o woke.

Anche molti intellettuali cristiani caddero nella tentazione gnostica, si pensi per esempio a Blaise Pascal. Nella Apologia della religione cristiana, che fu pubblicata postuma dal titolo Pensieri, quando Pascal affronta una delle contrarietà centrali della sua opera, ovvero misera e grandezza dell’uomo, in certi frammenti il filosofo di Clermont-Ferrand sembra intendere la miseria, dunque il limite dell’uomo, come sinonimo di privazione.

Questo dettaglio fu infatti evidenziato da Antonio Rosmini nel Saggio sulla felicità, dove il filosofo di Rovereto rimprovera a Pascal questa ambiguità. C’è da dire che i Pensieri sono un’opera postuma e frammentata, che Pascal non riuscì a portare a termine, quindi gli si può perdonare questa ambiguità. Ma anche la stessa Simone Weil assimilò esplicitamente influenze gnostiche, come la centralità dello spirito e il disprezzo per il corpo.

Non è dunque facile sottrarsi all’influenza gnostica e anche nel processo di secolarizzazione questa impronta è rimasta. Il neo-gnosticismo contemporaneo, infatti, è uno gnosticismo privo delle premesse teologico-metafisiche, ma ne preserva le conseguenze in ambito pratico. Alcune correnti del progressismo contemporaneo tendono a vedere il limite in sé della natura umana come un male: si pensi al transumanesimo, ma anche ai movimenti per un’autodeterminazione dell’identità sessuale – per maggiori approfondimenti sul tema, si faccia riferimento al saggio di Eugenio Capozzi, ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Napoli «Suor Orsola Benincasa», Politicamente corretto. Storia di un’ideologia.

Dopo aver portato alla luce le caratteristiche dello gnosticismo e aver illustrato brevemente la sua evoluzione, occorre farsi una domanda: come affrontare questo neo-gnosticismo? Ce ne occuperemo nella seconda parte.