Aprono McDonald’s e Hard Rock Cafe: il Vaticano si fa global tra le proteste

di Daniele Dell'Orco
18 Ottobre 2016

I simboli del mondo tradizionale cadono uno a uno sotto i colpi della globalizzazione che, lenta ma inesorabile, sostituisce le vecchie insegne con le nuove. Le istituzioni provano a difendersi come possono. A resistere, entro una certa misura. Ma quando il terreno dello scontro si sposta dall’idealismo al materialismo non c’è strategia che tenga. Non c’è fede, non c’è il sacro né l’intoccabile. Un tempio culturale, come una libreria, viene scalzato da un locale alla moda e quelle che già prima erano delle cattedrali nel deserto finiscono per sgretolarsi e scomparire tra i granelli di sabbia circostanti. È il caso della Elledici (l’editrice di Don Bosco) che in Via della Conciliazione, a tre passi da Piazza San Pietro, rappresentava un avamposto “sacro”. Al suo posto aprirà battenti un Hard rock Cafe. Già in estate Hamish Dodds, Ceo di Hard Rock International, aveva snocciolato gli incredibili dati di crescita del suo brand, presente in 69 paesi del mondo con un fatturato complessivo di 4,5 miliardi di dollari, manifestando la volontà di allargarsi ancora (con gli store che sono complessivamente 165 in tutte le principali città). L’occasione di inaugurare un Hard Rock Cafe Vatican non vuole certo lasciarsela sfuggire e, dacché la metratura dello stato Vaticano non è che sia esattamente quella di Shanghai, lo store sarà gioco-forza la porta accanto della basilica di San Pietro.

Se gli appassionati esultano, i prelati non sembrano essere altrettanto felici, ma i locali in questione, un tempo dei salesiani, sono di proprietà dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, e sono già in fase di ristrutturazione per conto di Hard Rock Cafe Italia. Nonostante Dodds abbia assicurato che, “per il momento”, il locale di prossima apertura sarà essenzialmente “un negozio di magliette e memorabilia musicali”, la precisazione non consola chi è rimasto deluso dall’annuncio.

Del resto, in Via della Conciliazione e nelle strade limitrofe di locali sfitti ce ne sono parecchi. Al loro posto aprono sempre più bar e ristoranti, e l’Hard Rock Cafe paga bene. Il tutto, spesso, nonostante la protesta dei residenti e dei parroci: “Lo sa lei che il rock è satanico, quando passerò lì davanti lancerò una benedizione – dice scherzando padre Vincenzo Taraborelli, sacerdote esorcista di Santa Maria in Transpontina -. “Scherzi a parte, è triste perché questi locali dovrebbero essere dati ad attività legate alla Chiesa”. È la stessa logica che ha portato alla decisione dell’Apsa, tanto osteggiata dei vertici della Chiesa, di avallare l’apertura del McDonald’s a piazza della Città Leonina.

Il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, ha definito “a dir poco discutibile, aberrante, per niente rispettosa delle tradizioni architettoniche ed urbanistiche” la decisione dell’Apsa. Per aggiudicarsi i 530 metri quadri del locale in questione, però, il colosso Made in Usa pagherà un canone mensile di decine di migliaia di euro, almeno il triplo di qualsiasi altra offerta ricevuta per rilevare lo stabile. Si dà il caso, poi, che nell’adiacente ala dello stesso edificio risiedano diversi cardinali, che si sono visti recapitare in estate una lettera in cui venivano avvisati che gli sarebbe stato decurtato dall’indennità il costo dei lavori in corso nello stabile, necessari proprio per rendere l’edificio adatto all’apertura di un fast food.

Insomma, l’Apsa incassa (l’affitto) e i cardinali pagano. Intanto è bufera anche a Firenze per l’apertura di un McDonald’s nella storica piazza del Duomo. La multinazionale ha fatto ricorso al Tar con la richiesta di sospendere e annullare il Regolamento Unesco approvato dal consiglio comunale il 18 gennaio scorso che, di fatto, le ha impedito di aprire il suo punto vendita. La catena chiede inoltre 18 milioni di risarcimento per il mancato incasso, più i danni di immagine, ancora da quantificare.