Il taglio degli stipendi dei politici non è un tema, ma scontro tra demagogie

di Daniele Dell'Orco
26 Ottobre 2016

Torna in commissione alla Camera il ddl sul trattamento economico e previdenziale dei membri del Parlamento. Lo ha stabilito l’Assemblea di Montecitorio con 109 voti di differenza. A favore del rinvio in commissione ha votato la maggioranza. Contro, tutte le altre forze politiche tranne i deputati di Conservatori e riformisti che si sono astenuti. L’annosa questione del taglio delle indennità parlamentari torna dunque al centro della scena politica, specie per le pressioni dei grillini, autori del disegno di legge, ma essendo un tema che lo stesso Renzi cavalcò durante la sua campagna per le primarie del Pd, anche il governo spinge il messaggio del “dare l’esempio” a modo suo, cioè puntando sul quesito referendario: “Il 4 dicembre vota Sì e saranno tagliati i costi della politica”. Un ricatto, in pratica, dacché come giustamente sostenuto dalle opposizioni, per ridurre gli stipendi dei politici non serve cambiare la Costituzione, basta fare una legge, che però, proprio per il giochetto della costruzione del consenso, viene boicottata. Andrebbe poi aperta una parentesi sulla “giusta” indennità parlamentare. I 5mila euro lordi proposti dai grillini sembrano francamente pochi, ma è indubbio che un segnale vada mandato, e che la classe politica più costosa d’Occidente debba fare un passo indietro.

Di seguito un prospetto degli stipendi, benefit, vitalizi e assegni di fine mandato, percepiti dai politici in Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania. Noi, ovviamente, guidiamo la classifica:

ITALIA
La Camera ha 630 deputati. L’indennità parlamentare è di 10.435 euro lordi, che diventano 5.000 al netto di ritenute fiscali e previdenziali. Il rimborso spese per il soggiorno è di 3.503,11 euro. A questa somma vengono detratte 206 euro per ogni giorno di assenza quando si svolgono votazioni elettroniche. I deputati viaggiano gratis in autostrada, treno (prima classe), nave e aereo sul territorio nazionale. Per i trasferimenti in aeroporto c’è un rimborso: da 1.107 a 1.331 euro al mese a seconda della distanza dall’aeroporto. In più, 3.690 euro per il rapporto eletto-elettore, utilizzabile per lo stipendio dei collaboratori. 258 per le telefonate. 2.500 (per legislatura) di spese informatiche. Assegno di fine mandato: 46.814 euro per una legislatura, 140.443 per tre. Il vitalizio: 2.486 euro al mese dai 65 anni con un mandato, 4.973 euro dai 60 anni con due, 7.460 euro con tre.

Il Senato ha 315 senatori, che ricevono importi simili a quelli dei deputati. Un senatore ogni mese riceve 11.555 euro di indennità, 3.500 di diaria, 1.650 euro per i trasporti e 4.180 euro per le spese di rappresentanza.

FRANCIA
L’Assemblée nationale ha 577 deputati. L’indennità lorda è di 7.100 euro, 5.677 tolte le ritenute previdenziali, ma il netto varia in base all’imposta sul reddito. Possono avere un prestito di 76mila euro al 2 per cento per comprare un appartamento. Libera circolazione ferroviaria, ma solo 40 viaggi aerei pagati fra il collegio e Parigi, e 6 fuori collegio. 6.400 euro al mese per spese relative al mandato. E 9.138 euro per la retribuzione di non più di cinque collaboratori, pagati dal deputato o direttamente dall’assemblea. Non hanno un assegno di fine mandato ma un sussidio di reinserimento, se disoccupati, per al massimo tre anni. Vitalizio di 1.200 euro per un mandato a partire dai 60 anni, 2.400 per due.

GERMANIA
Il Bundestag ha 620 parlamentari. Indennità lorda di 7.668 euro, il netto varia in base all’imposta sul reddito. Non ci sono ritenute previdenziali. Contributo mensile di 3.984 euro per l’esercizio del mandato, con trattenute da 50 a 100 euro per i giorni di assenza. Libera circolazione ferroviaria, rimborso dei viaggi aerei nazionali nell’esercizio delle funzioni e con giustificativi di spesa. Ogni deputato può assumere collaboratori a carico del Parlamento per un massimo di 14.712 euro. Nessun assegno di fine mandato ma un’indennità provvisoria per 18 mesi. Vitalizio a 67 anni, 961 euro lordi per 5 anni, 1.917 per dieci.

GRAN BRETAGNA
L’House of Commons ha 650 membri. L’indennità mensile lorda è di 6.350 euro, il netto varia, così come il contributo previdenziale. Come diaria si può richiedere un rimborso massimo mensile di 1.922 euro, di cui 1.680 per rimborso locazione. Chi preferisce l’albergo può spendere fino a 150 euro a notte. Sono rimborsati gli spostamenti in taxi e metropolitana (taxi solo dopo le 23) e i viaggi per l’esercizio delle funzioni solo in classe economica. 1.232 euro di rimborso per l’ufficio nel collegio, 1.004 euro per le spese. I collaboratori li paga un’agenzia per conto del Parlamento, fino a un massimo di 10.500 euro al mese. Al termine del mandato possono chiedere un rimborso di 47mila euro per spese connesse al completamento delle funzioni. Il vitalizio, dai 65 anni, varia in base ai contributi versati: 530 euro lordi per un mandato con il minimo, 794 euro con il massimo.

Che ci siano delle disparità, dei paradossi e delle ingiustizie è dunque chiaro a tutti. Che non sia questo il tema principale del miglioramento dell’istituzione democratica però pure. Perché quando un provvedimento dettato dal “buon senso” si riduce a diventare terreno di scontro tra due demagogie contrapposte vuol dire che è la democrazia stessa a non essere in salute. Nei giorni scorsi Renzi e Di Maio si erano beccati a distanza: il presidente del Consiglio aveva avanzato una controproposta legata alle presenze in Aula e, riferendosi al vicepresidente della Camera e membro del direttorio del M5s, aveva detto: “Ha il 37% di presenze, diamogli il 37% dell’indennità. I 5 stelle giocano a fare i più puri ma sono come gli altri. Dicono di prendere 2-3mila euro, ma con i rimborsi arrivano a 12mila euro”. È chiaro quindi che queste scaramucce abbiano un chiaro intento politico, e la piazza, che pure è da sempre molto sensibile alla questione, non è più in subbuglio come una volta. La battaglia dell’onestà non interessa a nessuno primo perché si tratta di un’ipocrisia, e secondo perché, oltre al principio, il Paese non inizierà certo a funzionare meglio dal giorno dopo in cui i politici guadagneranno qualche migliaio di euro l’anno in meno.