Se sono le minoranze a decidere su Global Compact e mafia nigeriana

di Daniele Dell'Orco
28 Febbraio 2019

Per quanto possa trattarsi di un’occasione gradita, nello specifico, è chiaro che la votazione alla Camera sulla mozione targata Fratelli d’Italia sul contrasto all’immigrazione clandestina e alla mafia nigeriana, in cui è scritto nero su bianco che si impegna il governo “a non sottoscrivere il Global Compact for safe, orderly and regular migration e a non contribuire in alcun modo al finanziamento del relativo trust fund“, fa giurisprudenza. Perché è vero che una forza d’opposizione riesce ad entrare, con merito, a gamba tesa nell’azione di governo, ma è altresì vero che il fatto che su un tema del genere a “decidere” siano di fatto due forze di minoranza, FdI e Forza Italia (con soli 112 voti totali) la dice lunga sulla capacità di prendere di petto tematiche “nuove” da parte del governo giallo-verde.

Non tutto può essere definito in un contratto, si sa. Ma proprio perché la questione Global Compact è esplosa dopo la formazione del governo rende vulnerabile l’alleanza Lega-5 Stelle, e lascia praterie alle opposizioni. Nella mattinata di ieri non è un caso che la maggioranza abbia chiesto tempo in Aula e incassato un rinvio. Un palliativo per provare a riscrivere la mozione in versione più addolcita, per mettere d’accordo tutti.

Per la verità, la Lega sarebbe stata anche pronta a sostenere il testo di FdI fin da subito, e l’ha detto chiaramente in Aula Gianni Tonelli, esprimendo perplessità solo sul punto relativo al blocco navale (“lo abbiamo di fatto già realizzato”, ha rivendicato il leghista), ma ai pentastellati una misura del genere non sarebbe stata gradita, e così hanno preferito rimanere nel vago.

Il grimaldello decisivo è stato il voto per parti separate della mozione di FdI, con la maggioranza costretta a dividersi: la Lega ha scelto l’astensione, mentre i 5 stelle hanno votato in alcuni punti contro per poi riallinearsi agli alleati sul Global compact. Solo in tre, tra i grillini, hanno bocciano il “no” contenuto nella mozione: Giuseppe Brescia, Valentina Corneli e Doriana Sarli, deputati vicini alle posizioni del presidente della Camera Roberto Fico. In molti altri, però, hanno preferito abbandonare i lavori e darsi alla macchia per non prendere posizione.

Giorgia Meloni non può che esultare, ovviamente. Mentre Pd e Leu restano con l’amaro in bocca. Ma, pur se accecati dalla cocente sconfitta, comunque hanno centrato un punto: “È grave che non sia la maggioranza a decidere su una questione così rilevante per la politica estera del Paese come la sottoscrizione del Global Compact”, tuona Erasmo Palazzotto di Leu. E il capogruppo dem Graziano Delrio osserva: “Un governo che delega la propria politica estera facendo stabilire a Fratelli d’Italia e Forza Italia la strategia sul Global Compact mentre la maggioranza scappa dalle decisioni è l’ennesima prova di una situazione di sbandamento che non può non allarmare chi ha a cuore il presente ed il futuro del Paese”.

Il precedente, insomma, è di quelli pericolosi. Nello specifico, tuttavia, l’iniziativa della Meloni è lodevole, visto che oltre al blocco del Global Compact viene approvato anche l’invio dell’Esercito a Castelvolturno per smantellare la mafia nigeriana e ripristinare la sicurezza e la legalità sul territorio. Stavolta è andata bene, in futuro chissà.