Rubicone Gran Trail: tra natura, storia e cultura tutta la bellezza dell’escursione

di Redazione Romagna Futura
19 Aprile 2018

L’associazione Rubicone Gran Trail porta avanti un progetto di valorizzazione e scoperta del territorio romagnolo, in particolare della valle del Rubicone e della valle del Savio. Una giovane associazione che conta già più di 100 iscritti, con molteplici attività legate alla nostra Comunità con quel connubio che lega l’uomo alla natura. Grazie a Marco Ceccaroni, presidente di Rubicone Gran Trail, andiamo a scoprire più da vicino questa realtà in crescita.

Grazie Marco per la sua disponibilità. Rubicone Gran Trail fa molto parlare di sé, con un progetto ambizioso per la valorizzazione e la salvaguardia degli ambienti autoctoni e del territorio in cui viviamo. Di che cosa si tratta realmente?

“Rubicone Gran Trail è un’associazione di promozione sociale che è nata nel 2015. Nasce dall’intento di un insieme di giovani. Un gruppo che aveva voglia di dare un impulso al territorio delle Valli del Rubicone, ben sapendo delle enormi potenzialità di queste zone. Spesso abbandonate a se stesse, dimenticate delle loro bellezze storico-naturalistiche e scollegate dal turismo della riviera. Gli obiettivi principali su cui è nata l’associazione e che ancora oggi portiamo avanti sono due: creare una rete sentieristica territoriale del Rubicone e accompagnare le persone sul territorio tramite escursioni”.

Come è possibile realizzare tutto questo?

“Noi crediamo che sia essenziale dare vita ad una rete di sentieri che possa unire tutti i comuni coinvolti: Montiano, Roncofreddo, Sogliano al Rubicone, Borghi, Savignano sul Rubicone e Longiano. In modo tale da permettere la scoperta delle eccellenze storico-culturali, enogastronomiche e le peculiarità naturalistiche attraverso una mobilità sostenibile. Dagli escursionisti a piedi, a cavallo e mtb. Questo permetterà alle persone di poter fare attività in natura e in sicurezza lontano dalle strade. Di scoprire un territorio con diversi livelli di difficoltà escursionistica ed infine dare un impulso alle attività ricettive del territorio come aziende agricole, agriturismi, ristoranti”.

Come procede il progetto?

“Abbiamo già iniziato a costruire questa rete di sentieri e a dialogare con i diversi comuni. Lo scorso anno, attraverso un progetto con la collaborazione di A-Team Bike e il Comune di Sogliano, sono stati inaugurati 150 km di sentieri. Questi sentieri sono stati tutti numerati e segnalati secondo le regole del CAI, grazie al quale sono stati resi ufficiali ed ora accatastati a livello regionale. Ad oggi stiamo dialogando con i comuni di Longiano e Montiano ai quali abbiamo presentato i nostri progetti dettagliati con la rete di sentieri. Siamo fiduciosi della loro realizzazione, aspettiamo con ansia i tempi burocratici. Da maggio inizierà il nuovo calendario escursionistico dove proporremo escursioni di media e lunga distanza dalle terre del Rubicone all’alto Appennino romagnolo”.

Qual è il vostro rapporto, come associazione, con le varie realtà territoriali?

“Crediamo che un’associazione non si possa mai muovere da sola nel territorio. Da soli non si va mai da nessuna parte. Inoltre quando esistono altre realtà come la nostra, dove alla base di tutto c’è il cammino e la conoscenza dell’ambiente, è importante instaurare delle collaborazioni. Infatti è già da due anni che collaboriamo con la Pro Loco di Montiano dove organizziamo per gli eventi della Festa del Maiale e della Focarina di S.Giuseppe delle camminate insieme intorno al Comune. Il nostro non è un lavoro, ma è tutto volontariato dove mettiamo la nostra passione a disposizione di tutti”.

A quali prossimi eventi collaborerete?

Quest’anno con Strada dei Vini e Sapori: abbiamo già in mente tre eventi con camminate dove andremo a degustare prodotti locali. Una nuova collaborazione è pronta a nascere anche con un grande negozio di articoli sportivi: il Decathlon di Savignano sul Rubicone. Organizzeremo due eventi annuali, per chiunque voglia avvicinarsi all’escursionismo, ma anche per chi lo pratica già da tempo. Infine stiamo intraprendendo una collaborazione anche con l’associazione di San Vicinio per far scoprire quei tratti dell’anello del sentiero spirituale attraversa le nostre zone”.

Come vede Rubicone Gran Trail nel futuro?

“Continueremo a perseverare i due scopi già citati perché teniamo a cuore questo territorio che presenta singolarità eccezionali e spesso coperta dalle lobby politico-turistiche balneari. Mi piacerebbe diffondere questa curiosità della natura e del territorio ai giovani, che sono il nostro futuro. E potrebbero diventare sentinelle del territorio perché quando cammini, tu stesso diventi custode della realtà circostante. Siamo sempre in continua ricerca di persone che hanno voglia di mettersi in gioco, di proporre. Quindi di nuove leve: non sono mai abbastanza per portare avanti questa associazione. Spero che in un futuro più o meno lontano questa associazione possa diventare punto di riferimento delle valli del Rubicone, il fulcro delle camminate nella natura del Rubicone ed esempio per lo sviluppo di altri sentieri in zone da potenziare”.

Fin da giovane è stato socio del Club Alpino Italiano (CAI), giovane scrittore di “Un amore sospeso nel vuoto”, laureato in scienze e tecnologie forestali ed ambientali. Ambiente e montagna sembrano essere fortemente legati alla sua personalità, è cosi?

“Esatto, un connubio indissolubile che è nato fin da quando ero piccolo. Ovvero da quando i miei genitori mi portavano sempre per le ferie estive in Val di Fassa e Fiemme. Mi innamorai a prima vista di quelle ardite pareti rocciose. La montagna è stata la mia prima vera scuola di vita, il mio rifugio dove scappavo dal caos della città e dai problemi quotidiani. Dapprima ho imparato a conoscere la solitudine che mi ha permesso di capire chi sono e cosa volevo dalla vita, in seguito l’andar per montagne è stato un filo conduttore di amicizie e la curiosità di scoprire cosa c’era attorno: l’ambiente montano. Il camminare non era solo un fine per arrivare in cima ma con il tempo era diventato un mezzo per scoprire la natura. Una natura che mi incuriosiva sempre di più, la vedevo come mezzo per ritrovare la pace interiore ma anche come luogo di scienza. Per quanto maestosa e stupefacente, sapeva anche essere pericolosa. Un minimo passo poteva costare la sopravvivenza all’uomo. E così iniziai gli studi per approfondire la mia conoscenza e metterla a disposizione per la tutela dell’ambiente montano e cercare nel mio piccolo di diffondere la scoperta della natura”.

Simone Pascuzzi