Quant’è ipocrita non voler intitolare una strada a Giorgio Almirante

di Daniele Dell'Orco
27 Ottobre 2016

Premessa d’obbligo: l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante a Roma o Milano è un finto problema. Anzi, in un certo qual modo stupisce tanto accanimento da parte di consiglieri comunali, sindaci ed ex sindaci per una mera azione politica che possa servire solo come medaglia da mettersi sul petto di fronte a un elettorato un po’ miope. Non serve certo un punto di riferimento sui Tom Tom, magari relegato a 150 metri di stradina che collega chissà cosa a chissà cos’altro, per consacrare la memoria di Almirante.

Tuttavia, ciò che dà particolarmente fastidio è il modus operandi dialettico. La neo-responsabile milanese di Fdi, Viviana Beccalossi, ha proposto l’idea a Sala, sentendosi rispondere: «Personalmente non sono molto d’accordo per due motivi: il primo è perché non c’è stato un grande legame tra Almirante e la nostra città; il secondo è che Almirante è stato un politico anche capace, però la sua storia e il suo ruolo politico nella Repubblica di Salò c’è stato. E non so se l’oblio sia già ammissibile».

Almirante fu capo di gabinetto del ministero della Cultura popolare della Rsi, questo lo sanno anche i sassi. Eppure al defunto ex parà Dario Fo gli onori non sono mancati. L’illuminazione sulla via di Damasco del premio Nobel, evidentemente, cancella la storia. La coerenza, invece, fa meritare l’oblio. Che non ci sia un legame storico con Milano, poi, è argomentazione parecchio brillante: è noto a tutti infatti il legame con la città meneghina di Alexander Fleming, ad esempio, vero?

Il consigliere Paolo Limonta, vicino a Giuliano Pisapia, la proposta la vede così: «A mio parere, non deve essere neppure lontanamente presa in considerazione». E citando lo storico dirigente pci Giancarlo Pajetta taglia corto: «Noi con i fascisti abbiamo smesso di confrontarci il 25 aprile 1945». Dichiarazioni che puzzano così di vecchio da fare impressione. Filippo Barberis, capogruppo Pd in Comune, non è da meno: «Sono personalmente contrario a intitolare a Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, una via a un leader storico di un partito che per anni si è richiamato esplicitamente alla tradizione fascista. L’innovazione non c’entra nulla, è una questione di coerenza ai valori della Città».

La verità è che la memoria di Almirante non merita di essere richiamata su questo becero terreno di scontro. Anche perché già nel recente passato l’annosa questione aveva creato delle situazioni ben più paradossali, quasi comiche. Come la sostituzione di via Almirante a Civitanova Marche con via Nelson Mandela, o come la promessa in campagna elettorale mai mantenuta dal fu sindaco di Roma Gianni Alemanno, uno che per essere l’Msi l’ha anche vissuto “abbastanza” dall’interno. Le grandi città italiane non meritano una via Almirante, e la classe politica non può permettersi di svilirne la memoria storica in questo modo, creando un teatrino di marionette.