“I poliziotti di Sesto sono fascisti, buoni solo se morti”

di Daniele Dell'Orco
28 Dicembre 2016

La notizia di giornata è che il jihadista di Berlino, Anis Amri, ucciso dopo una sparatoria con la Polizia a Sesto San Giovanni, ha aperto un filone d’indagine che in Italia non si era mai visto prima. L’intelligence italiana ha lavorato sottotraccia, certo, ha prevenuto attacchi terroristici sorvegliando soggetti pericolosi legati all’integralismo islamico. Ma Amri ha dato all’opinione pubblica una consapevolezza chiara: i tagliagole sono tra noi. Il compito delle forze dell’ordine è allora quello di capire dove.

A Milano, ad esempio, intorno al capoluogo lombardo, c’è una cellula che è stata pronta ad accogliere Amri per nasconderlo, o anche solo per consentirgli di prendere il fiato prima di proseguire. È questa la ipotesi cui lavora il pm milanese Alberto Nobili, che ha aperto una inchiesta contro ignoti per associazione terrorista. E che Amri fosse già stato a Milano lo dicono anche i numerosi riconoscimenti che vengono segnalati alle forze di polizia, da parte di cittadini convinti di averlo incrociato nei mesi passati. Era un capo. Un emiro, cioè un gerarca della brigata Abu Walaa, il più insidioso dei gruppi salafiti legati all’Isis che operano in questo momento in Germania e che, evidentemente, nel Nord Italia ha più di una base operativa da cui poi organizzare azioni terroristiche oltralpe.

A qualcuno però questo aspetto interessa meno. Il pericolo costante, la sensazione che anche in Italia ci si possa trovare sotto attacco e non essere al sicuro, non basta se di mezzo c’è uno spettro che aleggia da 70 anni sullo stivale: il fascismo. A finire nel mirino degli “antifascisti militanti” ci sono i due poliziotti che hanno ucciso il jihadista di Berlino.

Le famiglie di Cristian e Luca sono da giorni sotto scorta. Si teme che l’Isis o qualche lupo solitario possa decidere di vendicare il “fratello musulmano” freddato da un colpo di pistola nella notte del 22 dicembre. L’Italia si è stretta attorno ai suoi poliziotti, bravi nel tenere il sangue freddo durante un normale controllo di routine. Per gli italiani sono “eroi”, o qualcosa di simile. Ma non per tutti.

Gli antifascisti infatti non perdonano a Cristian e Luca le foto pubblicate su Facebook con l’effigie del Duce, il saluto romano e le frasi contro l’immigrazione. Dante Franchi, ad esempio, li vorrebbe morti. Perché fascisti. Ex consigliere comunale di Rifondazione a Marzabotto (Bologna) e almeno fino al 2015 impegnato a vario titolo nella lista “L’Altra Emilia Romagna” (con un eletto in consiglio regionale), Franchi ha espresso il suo pensiero sulla pagina Facebook pubblica “Bar Diavolo”. Tre punti, sintetici e diretti: Uno: “Un fascista resta un fascista anche se ammazza un terrorista”; due: “Una Repubblica democratica con un Costituzione Antifascista non dovrebbe affidare la propria sicurezza a fascisti, neppure se sparano bene”; Tre: “Non esistono fascisti buoni vivi”.

A Dante Franchi, Saverio Tommasi, Selvaggia Lucarelli e tutti gli altri benpensanti andrebbe chiesto: se ti salvasse la vita un uomo in divisa, davvero gli chiederesti per chi vota?