Mps, se per salvare le banche i decreti legge si fanno in una notte…

di Daniele Dell'Orco
23 Dicembre 2016

Con 221 sì del Senato e 389 voti favorevoli della Camera il Parlamento ha autorizzato l’aumento fino a 20 miliardi del debito pubblico per mettere in sicurezza il sistema bancario nazionale, a partire da Mps.

Intervenendo a Montecitorio, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ribadito l’impegno del governo a tutelare gli investitori retail qualora dovesse rendersi necessario il salvataggio pubblico delle banche in crisi, specificando che gli impatti sui risparmiatori sarebbero “assolutamente minimizzati o resi inesistenti”, tenendo conto dei margini consentiti dalla normativa europea. Ricevuta la richiesta di aiuto da parte del cda dell’istituto senese, il governo Gentiloni dovrà ha sostanzialmente varato il Fondo per il quale il Parlamento ha legiferato praticamente in una notte.

Il decreto consentirà al Tesoro di sostituirsi al consorzio di garanzia dell’aumento di capitale del Monte, finora guidato da Jp Morgan e Mediobanca. Restano, però, alcuni punti interrogativi rappresentati dal fatto che si tratta del primo salvataggio pubblico in ambito europeo sotto la direttiva Brrd che impone la condivisione dei rischi ad azionisti e obbligazionisti subordinati. La prima cosa da ricordare è che, trattandosi di una «ricapitalizzazione precauzionale» (la banca ha liquidità per altri 4 mesi), si eviterà il famigerato bail in, dunque obbligazionisti ordinari e correntisti sopra i 100mila euro saranno risparmiati dal taglio.

Grazie al decreto ora le opzioni a disposizione per non devastare una platea di 40mila risparmiatori sono tre. La prima è la conversione obbligatoria dei 2 miliardi di bond subordinati detenuti dal pubblico in azioni: la minusvalenza sarebbe forte, ma i titoli, che possono rivalutarsi, si configurerebbero come un piccolo ristoro. Poi vi è la strada delle quattro banche risolte (Etruria, Marche, CariChieti e CariFerrara), cioè l’azzeramento dei subordinati e il rimborso forfettario in caso di frode nel collocamento e di patrimonio dell’investitore concentrato su quei bond. La terza via è quella su cui si tratta da mesi: il Tesoro, ricapitalizzerebbe la banca tramite l’acquisto delle obbligazioni subordinate rimborsando parzialmente i sottoscrittori retail in modo diretto.

I risparmiatori, che a dire il vero avevano creduto più degli investitori istituzionali nella soluzione di mercato, ora si ritrovano con circa due miliardi di obbligazioni subordinate che saranno convertite in azioni, con una perdita imposta dalla direttiva Ue sul burden sharing che permette sì l’intervento dello Stato ma applicando perdite alla conversione e la diluizione degli azionisti. Per salvaguardarne il valore quindi, si è scelto uno schema di compensazione che vede la banca scambiare le azioni con obbligazioni ordinarie di valore pari a quello delle subordinate. Il Tesoro acquisterà le azioni oggetto dello scambio. Il riacquisto delle azioni frutto della conversione dalle obbligazioni subordinate, è la spiegazione dell’esecutivo, “ha lo scopo di prevenire liti giudiziarie connesse alla commercializzazione delle obbligazioni stesse” da parte degli oltre 40mila risparmiatori. Gli investitori istituzionali invece avranno una conversione che riconoscerà loro il 75% del valore nominale.

Solo nei prossimi mesi si vedrà in che modo il Tesoro gestirà la sua partecipazione in Mps e se ci sarà un accordo con Bruxelles per la progressiva dismissione della quota, magari dopo che la banca avrà ritrovato il cammino della redditività e della crescita. È una nazionalizzazione di una banca, la Mps, di cui il Tesoro ora diventa socio di maggioranza. Una pratica che, c’è da scommettere, non sarà inusuale specie dopo la regolamentazione di un salvataggio con soldi pubblici che a dire il vero veniva già operato prima, ma con metodi diversi per non incorrere in sanzioni europee. Il tutto grazie a un decreto-legge lampo, approvato in una serata a larghissima maggioranza. La prova che per alleggerire l’iter legislativo non serve cambiare la Costituzione, basta avere interessi forti e comuni. Salvare le banche, a quanto pare, rientra tra questi.