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Migranti: i pasticci del governo Renzi a cui ora Salvini deve porre rimedio

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Politica, del

Nel prendere posizione sull’analisi, più o meno razionale, degli imponenti flussi migratori degli ultimi anni, ognuno ha la sua ricetta: complottismi vari, misteriosi piani sovranazionali escogitati da misteriosi personaggi per misteriosi fini, eccessi di buonismo. Quale che sia il punto di vista di ognuno, è innegabile che le migrazioni di massa siano dei fisiologici sintomi di un mondo che cambia, che è già sovrappopolato e che trasforma le frontiere in budini. E, come sempre accade nel corso della storia, c’è chi prova a cavalcare questi cambiamenti per tornaconto personale e chi invece lotta per non esserne danneggiato. Anche le migrazioni, in sostanza, diventano politica. Siccome dal momento in cui esistono Convenzioni, accordi bilaterali, manuali di diritto, la politica è espressione di chi è chiamato ad agire, questa, finché rispetta le regole, non risponde ad un’etica indiscutibile. Pertanto il caso dell’Aquarius, la nave di soccorso battente bandiera di Gibilterra con oltre 600 persone a bordo che è stata rifiutata da Malta e che ha spinto il Ministro dell’Interno Salvini a chiudere i porti italiani, non c’entra con gli affari di cuore. È politica. È rispetto delle regole. Secondo un recente dossier del centro studi Idios, gli immigrati regolari in Italia sono quasi 5 milioni e 400mila, ovvero l’8,8 per cento della popolazione totale. A questi si aggiungono i circa 500mila irregolari, non provvisti di permesso di soggiorno. Dunque, chi sostiene che respingere una nave in difficoltà sia un gesto inumano e che l’Italia abbia il dovere morale di accogliere l’Aquarius, mente. L’Italia da anni sta combattendo una sua personale battaglia, sta facendo enormi sforzi economici e sociali per evitare cataclismi nei cataclismi. Ma fino a prova contraria, l’Italia è uno stato di diritto.

«Le norme internazionali in base alla Convenzione Solas (Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare) dicono – confessa a Il Giornale.it l’Ammiraglio Paolo Caffio, ufficiale in congedo della Marina Militare, esperto di Diritto Marittimo – che l’accoglienza spetta allo stato responsabile della Zona di Soccorso e Salvataggio (Zona Sar). Ma i maltesi non hanno ratificato le modifiche alla convenzione Solas e sulla base di ciò continuano a sostenere che il salvataggio spetti al Paese più vicino. A detta di La Valletta il soccorso non è dunque iniziato nella sua zona Sar, ma vicino alla Libia e quindi in una zona dove i porti più vicini sono quelli della Tunisia o di Lampedusa. Per questo dice: Non venite da me». Malta si difende anche ricordando di non aver sottoscritto le modifiche alla Convenzione Solas e quindi scarica tutto sull’Italia in quanto responsabile attraverso la centrale di Roma dell’avvio e del coordinamento di tutte le operazioni di soccorso.

Salvini ha ragione, in sostanza. Il che non rende meno valevoli le vite di chi si trova a bordo di una nave abbandonato in mezzo al Mediterraneo. Ma bisogna essere davvero ingenui per non capire che il motivo per cui gli accordi stipulati dall’ex Ministro Minniti con Tripoli non vengano rispettati (non da noi) e i trafficanti di uomini abbiano ricominciato a proiettare disperati in mare non sia solo l’arrivo della bella stagione. C’è un nuovo governo da mettere in difficoltà. C’è un Ministro accusato di xenofobia e razzismo ogni tre minuti da smascherare di fronte al mondo. C’è qualcuno che ha più interesse di qualcun altro a far sì che gli sbarchi riprendano. Tutti fanno politica, insomma. La loro politica. Ma il dito viene puntato sempre e solo contro gli unici che ne avrebbero più diritto degli altri.

Nel luglio dello scorso anno, l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino dichiarava: “Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino”. “Nel 2014-2016”, quindi durante il governo Renzi, “che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino”.Il riferimento era al fatto che l’operazione europea Triton, partita nel 2014 dopo la fine di quella italiana Mare Nostrum, prevede che le navi dei Paesi europei che pattugliano il Mediterraneo portino i migranti eventualmente soccorsi in Italia. Anche se Triton non è pensata come missione di salvataggio, bensì di controllo delle frontiere. “All’inizio”, secondo l’ex titolare della Farnesina, “non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi e un po’ francamente abbiamo sottovalutato la situazione. Disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato”.

In sostanza, la nota depositaria delle istanze filantropiche di George Soros, ammise di aver svolto male il proprio compito politico. Una “svista” che andava guarda caso nella medesima direzione politica che la Bonino ha sostenuto durante la scorsa campagna elettorale, e che sostiene tutt’ora. Lei però pare averne il diritto. Salvini no.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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